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Amaroni è un Comune della provincia di Catanzaro, la sua superfice è di 9.70 chilometri quadrati ed è situato a 378 metri sopra il livello del mare. Il paese confina a Nord con il Comune di Borgia, a Sud con il Comune di Vallefiorita, ad Ovest con il Comune di Girifalco e ad Est con il Comune di Squillace.
Il Comune dista: 33 chilometri da Catanzaro, 45 chilometri da Lamezia Terme, 42 chilometri da Aeroporto di Lamezia, 28 chilometri da Soverato.
Il paese è graziosamente adagiato su un poggio boscato alle falde del monte Carbonara sull'ampia vallata del torrente Ghetterello, confluente del fiume Alessi ed è a 378 metri di altitudine sul livello del mare, lungo la strada statale 181. Gli abitanti sono detti AMARONESI.
Il Comune ha origine greca e monete e frammenti d'antichi edifici lo confermano.
Alcuni fanno derivare il nome della Città antica situata in parte nel fondo Maiurizzuni ed in parte nel fondo Giudice Amaro; altri sostengono aver preso il nome dal Convento si San Morone, che fu distrutto dal terremoto del 1783 insieme col monastero appellato Abbazia di San Nicola.
Le primitive notizie lo ricordano qual Casale di Squillace, di cui seguì le vicende. Perciò sottostette agli stessi dominatori, da Giovanni di Monfort alla famiglia Marzano (1314), ai d'Aragona (1464), ai Borgia cui appartenne dal 1494 alla prima metà del secolo XIIII, allorquando venne infeudato ai De Gregorio che lo tennero fino al 1806.
Altre notizie lo fanno risalire ai tempi della Gallia. Esso fu fondato dai Padri Basiliani che lo colonizzarono mediante piantagioni di numerosi uliveti. Castagneti e vigneti.
Con l'invasione dei barbari venne distrutto, parte dei Padri Brasiliani vennero uccisi ed i superstiti si rifugiarono in Spagna.
Il terremoto del 1833 provocò la morte di 4 persone e vi fece danni per il valore di 60 mila ducati.
Durante i moti del 1799 fu ostile ai repubblicani, che contrastò impedendo che venisse piantato l'albero della libertà.
In quel tempo, nella prima organizzazione amministrativa, venne compreso nel cantone di Catanzaro; con l'ordinamento francese del 1806 venne incluso nel cosiddetto Governo di Squillace e costituito Comune autonomo nel 1816; nel 1833, riportato a frazione, veniva aggregato al Comune di Squillace dal quale veniva staccato nel 1850 per riacquistare l'autonomia. Fu danneggiato dal terremoto del 1905. Il paese conserva notevolmente le sue caratteristiche di agglomerato formatosi lentamente in varie epoche, mostrando questi segni particolarmente nella Chiesa Parrocchiale di Santa Barbara.
ECONOMIA L'economia, essenzialmente agricola, è basata sulla produzione di cereali, patate, uva ed olive. La collaterale attività della pastorizia, un tempo molto praticata, basata sull'allevamento di ovini, caprini, equini e suini, fornisce buoni prodotti caseari commercializzati con i centri vicini.La silvicoltura, un tempo molto fiorente, si attivava su boschi di castagni e gelsi. Il località Serra vi è una sorgente di acqua mineralizzata dal solfato di ferro.
Notevole è l'emigrazione verso paesi della Comunità europea, la Svizzera, l'America, il Canada e l'Argentina. Lo Stemma di Amaroni è stato estratto dall'Archivio di Stato di Napoli ed autenticato dal Direttore dell'Istituto Statale stesso: è conforme all'antico sigillo che appare sul volume 6320 contenente le Rivelle per la formazione del catasto conciario del Comune di AMARONI 1755.
LE FESTE TRADIZIONALI AMARONESI Molte feste si celebrano in Amaroni, ma le più solenne e caratteristiche sono quelle di Santa Barbara, di Santa Lucia e dell'Addolorata.
Santa Barbara è la patrona del paese, perché protesse in epoca antica la gente da lampi e tuoni e da un secondo terribile temporale che minacciava in maniera distruttiva il paese
E' festeggiata con solennità il 31 luglio ed il 1° agosto di ogni anno. La ricorrenza è motivo d'incontro di tutti gli amaronesi che rientrano, dall'estero, ove lavorano. Il giorno della vigilia della festa è il più divertente: la gente veste tutta a nuova, la cucina è delle migliori qualità e tipici pranzi si consumano in ogni famiglia, tutta riunita nell'occasione. Ci sono giochi, giostre, mercanti di ogni articolo. Il paese è più popolato del solito sia da forestieri che da elementi paesani, tutti allegri in, occasione della festa e del divertimento.
Di sera le orchestre con i cantanti allietano la festa fino a tardi. Infine i fuochi d'artificio illuminano il cielo per diverso tempo con vari colori intrecciati tra di loro. La gente si diverte di fronte allo spettacolo pirotecnico in modo particolare al finale con lo sparo di diversi colpi scuri.
L'indomani mattina presto sette "Hurguluni", lanciati in aria per lo sparo, annunciano che è già giorno di festa. Lo scoppio si sente anche da lontano. Là prima Messa incomincia alle ore sette, e alle ore nove ha inizio la seconda messa solenne con il panagirico. Quando la statua varca la soglia della Chiesa per la processione, la famiglia Migliaccio, per tradizione, sistema sul parapetto della Chiesa il cannoncino di Santa Barbara e spara colpi a salve. La stessa cosa avviene al rientro della statua. Il primo cannoncino è stato portato da Migliaccio Vincenzo dall'America il 1° dicembre 1901. Questo gesto sta a significare che Santa Barbara è la protettrice delle armi e munizioni. La ricorrenza della festa è fissata il 4 dicembre nel calendario liturgico. Succedeva però che spesso in questo periodo per l'inclemenza del tempo non poteva aver luogo la processione, i festeggiamenti, serali in piazza ed i fuochi d'artificio.
Pertanto si decise, nel 1952, di spostare la data della, festa dal 4 dicembre al 31 luglio e 1° agosto di ogni anno, tenuto conto della stagione estiva, che consentiva anche un numeroso afflusso di fedeli forestieri. Si rinnova così la festa con fiera, che si svolgeva in "San Fantino" nei tempi antichi della leggenda.
Solenne è anche la festa di Santa Lucia, che si celebra il 13 dicembre di ogni anno. Dopo i festeggiamenti del giorno con le funzioni in Chiesa, la processione ed i giri della banda per il paese per la "questua" a tarda sera si svolgono in piazza due caratteristici balli folkloristici che risalgono ad una epoca antica e sono denominati "U Bagagghieddhu" e "A zzia Rachela". 1 più provetti ballerini del paese si contendono i due balli, che in zona "Sicilo" vengono assegnati da una apposita commissione a coloro che offrono la maggiore somma di denaro. Si precisa che prima degli anni cinquanta si suoleva pagare l'incanto in natura. Si stabilisce così una graduatoria e risultano vincitori i primi due. Il primo che ha sborsato la somma più alta, si carica sulle spalle "U Bagagghieddhu". Esso è un asinello costruito in cartapesta da mani esperte su uno scheletro di canne con una sigaretta in bocca ed una grossa testa contenente una piccola bomba. Un contadino, pure in cartapesta, tiene le redini dell'asino. li ballerino lo gira, saltellando ed a suon di musica. Una numerosa folla festante applaude e schiamazza. Un fumo di diverso colore si sprigiona dalla sigaretta che tiene in bocca e dai fianchi al momento dell'accensione. Il ballo dura circa 20 minuti e si chiude con lo scoppio prima della testa dell'asinello e poi di quella del contadino tra gli scroscianti applausi e grida della folla.
Il secondo ballerino si pone sulle spalle "zzia Rachela". Essa è una bambola di cartapesta, a metà busto, anch'essa con una sigaretta in bocca che sprigiona fumo di diverso colore al momento dell'accensione. Il ballerino, saltellando a suon di musica, la gira nel centro della piazza tra una numerosa folla, che grida e batte le mani.
Dopo il ballo, che dura circa 15 minuti, anche la sua testa scoppia per una bombetta e a questo punto le grida raggiungono il massimo ed il ballo ha fine.
Precisiamo che l'ideatore e costruttore dei primo "U Bagagghieddhu" fu Peppino Muzzi. Mentre l'ideatore e il costruttore della "zzia Rachela" fu Luigi Muzzì, figlio di Peppino.
Occorre evidenziare che questi caratteristici balli folkloristici forse sono gli unici che ancora si svolgono in tutto il territorio della provincia di Catanzaro e costituiscono una nota singolare per Amaroni.
La festa dell'Addolorata invece si celebra nella terza domenica di settembre. Era, nei tempi antichi, la festa più importante, perché era l'unica che si celebrava in estate, permettendo così di avere l'orchèstra con i cantanti e festeggiare con allegrezza la ricorrenza.
Fonte: Provincia di Catanzaro | | |