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IL TERRITORIO
Il territorio comunale di Arcevia, prettamente collinare, è posizionato tra la catena montuosa degli Appennini umbro-marchigiani ad ovest, ed il mare Adriatico ad est. Confina con il Comune di San Lorenzo e Pergola (provincia di Pesaro Urbino), ed i comuni di Sassoferrato, Genga, Serra San Quirico, Mergo, Rosora, Montecarotto, Serra de'Conti, Barbara e Castelleone di Suasa. Il Comune è diviso in 18 contrade denominate: San Giovanni Battista, Prosano, Avacelli, Castiglioni, Colle Aprico, Magnadorsa, Montale, Piticchio, San Ginesio, Sant'Apollinare, Ripalta, Nidastore, Loretello, San Pietro in Musio, Palazzo, Caudino, Costa e Santo Stefano. Sul suo territorio si ergono ben nove castelli impiantati nel periodo III e IV portanti lo stesso nome della contrada su cui insistono La conformazione del paesaggio rende ogni località particolarmente adatta per passeggiate ed escursioni, anche in mountain-bike. II Monte della Croce ed il Monte Sant'Angelo sono solcati da suggestivi sentieri facilmente percorribili. Ricchi di verdi prati, sono adattissimi per allegri pic-nic. Agli amanti del cavallo consigliamo i maneggi presso i numerosi agriturist, per partire alla scoperta degli splendidi castelli medioevali.
LA STORIA
Conoscere Arcevia significa addentrarsi nelle vicende della preistoria e della storia antica visto che il centro e il comprensorio costituiscono una delle zone più ricche, dal punto di vista archeologico, dell’intera regione. La storia del territorio di Arcevia ben si comprende visitando la prestigiosa istituzione museale che ne custodisce i documenti materiali, il Museo Archeologico Statale.
Per l’età romana si riscontra un'occupazione del territorio arceviese per piccoli insediamenti rurali, senza alcun centro dotato di autonomia municipale, a sottolineare la marginalità di quest’area in questo periodo.
L’origine del centro abitato di Arcevia risale – secondo la tradizione – all’epoca dell’invasione dei Franchi guidati da Carlo Magno (VIII/IX secolo d.C.). In verità, la prima notizia di un centro fortificato sul Monte Cischiano è del 1130. Lo sviluppo di questo primitivo abitato, che sorgeva nei pressi dell’attuale Porta di Santa Lucia, ebbe inizio con la nascita del Comune (1201), che prese poi il nome di Rocca Contrada; fu un'espansione rapida, che permise il saldarsi, tra ‘200 e ‘300, con i resti dell’altra fortificazione dal nome Turris Rupta, esistente sin dal XII secolo sulla sommità opposta del crinale (l’attuale terzo piano del Giardino “Leopardi”), dove sarà poi edificato il cassero. Lacerato dalle lotte di fazione interne per la forte presenza di famiglie signorili, il comune attuò comunque una forte politica di conquista assoggettando molti castelli e ville. Dalla fine del ‘200 si schierò con la Chiesa, di cui divenne importante presidio strategico. Solo per un breve periodo ritornò possesso dei filo-imperiali: nel 1326 venne occupata dai ghibellini fabrianesi che instaurarono la signoria dei Chiavelli. Il dominio durò fino al 1338, quando Alberghetto, figlio di Tommaso, fu costretto a restituire al Comune il controllo del cassero e a rinunciare alla signoria. Questo non offuscò la rilevanza politico-militare del centro montano testimoniata dai dati della Descriptio Marchiae Anconitanae, fatta redigere dal Vicario Pontificio Cardinale Albornoz nella seconda metà del ‘300, dove Rocca Contrada compare tra le città “mediocres”, quinta per importanza tra quelle dell’attuale provincia di Ancona, con una popolazione di 1.200 fuochi.
Agli inizi del ‘400, a causa della sua posizione strategica, divenne campo di contesa fra i Malatesta e Braccio da Montone, sotto la cui signoria si pose fino al 1424. Dopo un breve periodo in cui Rocca Contrada ritornò possedimento della Chiesa, Francesco Sforza la occupò nel 1434 e vi instaurò il suo dominio fino al 1445, quando un forte esercito guidato da Sigismondo Malatesta, alleatosi con il Papa, liberò definitivamente il castello.
Nel 1449 Papa Nicola V conferisce al Comune il titolo di “Propugnaculum Ecclesiae”, per la fedeltà dimostrata nei secoli e per l’importante ruolo avuto nella lotta contro lo Sforza. Dopo questo evento l’importanza strategica e militare venne meno e il prestigio di Rocca Contrada decadde lentamente.
Gli abitanti di Arcevia presero parte attivamente ai moti risorgimentali e, più tardi, durante la Seconda Guerra Mondiale, vissero importanti e tragici eventi legati alla Resistenza, pagando spesso con la vita. L’eccidio del Monte Sant’Angelo (4 maggio 1944), emblema marchigiano della Lotta di Liberazione, in cui un’intera famiglia e alcuni partigiani furono trucidati dai nazifascisti, viene annualmente ricordato con una commemorazione pubblica. Inoltre va detto che è stato allestito in C.so Mazzini 18 un "Centro di documentazione arte per la pace” nel cui interno hanno trovato collocazione raccolte di opere grafiche specificatamente dedicate ai temi della Resistenza e della Pace, degli artisti Treccani, Schiavoni, Fazzini, Mastroianni, Caruso, Albanese, Ciarrocchi, Guidi, Borgonzoni, Bianchi, Franchi, Tamburi, Zauli.
GASTRONOMIA
La cucina si basa su cibi genuini prodotti localmente, frutto di un patrimonio gastronomico ricco di storia e tradizione. Si trovano cosi ottime carni di bovino marchigiano e di agnello, buonissimi salami, cotechini, mazzafegati e una porchetta magra e saporita. Tra i primi piatti meritano una particolare degustazione i tradizionali vincisgrassi. Legati alle ricorrenze festive sono i doici, ancora basati sulle antiche ricette contadine, come i calcioni, la pizza di formaggio, il frittellone, i biscotti di mosto, le castagnole e le ciambelle. | | |