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STORIA DI ARGENTA
Le tracce più significative della storia del Comune di Argenta - dai primitivi insediamenti al di là del Reno alle mura che la cingevano fino al '600, dal porto fluviale alla Torre di Primaro - sono state spazzate via, nel corso dei secoli, da alluvioni, allagamenti, terremoti e guerre. L'ultimo evento bellico, in particolare, l'ha letteralmente rasa al suolo: sul piano architettonico ed urbanistico, quindi, la città rappresenta oggi il risultato di un'imponente e faticosa opera di ricostruzione che ha impegnato l'Amministrazione comunale e tutta la società civile per quasi due decenni, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.
Il territorio argentano, in epoca tardo romana, si trovava al centro di un'ampia zona paludosa stretta tra le Valli di Comacchio e le Valli di Marmorta, lungo una fascia di terreno emergente rispetto le campagne circostanti. Lo percorrevano il fiume Idice ed il ramo più meridionale del Po, il Primaro, che attraverso Argenta collegava il sistema fluviale padano del nord con il porto di Ravenna. Questa caratteristica idrografica contribuì ad assegnare ad Argenta una notevole importanza strategica, costituendo la città un passaggio obbligato per chi, da sud lungo tutto l'Adriatico, doveva dirigersi a nord, e viceversa. Il primitivo insediamento urbano di Argenta (forse già in epoca romana) si trovava sulla destra del Primaro e fu anch'esso condizionato, come tutto il ferrarese, dalle caratteristiche e dalle variazioni dell'ambiente naturale e idrografico. Un itinerario etrusco, secondo alcune ipotesi storiche, collegava attraverso Argenta l'antica Spina con Felsina (Bologna), mentre un'arteria fluviale e stradale univa quasi certamente Ostiglia con Ferrara e Ravenna, passando sempre per Argenta. Lo storico ravennate Andrea Agnello scrive nel "Liber Pontificalis" della Chiesa di Ravenna che l'arcivescovo Agnello (morto nel 570) aveva acquisito queste terre dove, negli ultimi anni della sua vita, aveva fatto edificare una chiesa: la Pieve di San Giorgio. Sono queste le prime notizie "ufficiali" che parlano di Argenta.

Dopo la caduta dell'impero bizantino (metà dell'VIII secolo), l'entroterra ravennate visse un periodo di cambiamenti economici e sociali: la valorizzazione dell'agricoltura - e dunque l'avvio di attività di bonifica delle terre alluvionali - procedette di pari passo con il ridimensionamento delle attività mercantili ed artigianali. Quanto alla vocazione portuale e fluviale della comunità argentana, fin dal X secolo essa fu legata alle fortune altomedievali di Ravenna, capitale dell'Esarcato e centro del vasto dominio fondiario degli arcivescovi. Nel porto di Argenta gli stessi arcivescovi ravennati avevano fatto collocare una catena con relativi controllori, detti catenari, addetti alla riscossione dei pedaggi. Risulta che nel 1034 esistesse già, non più a destra ma lungo la riva sinistra del Primaro, un castrum dove risiedeva il funzionario arcivescovile e, più tardi, una torre ed un borgo. Nel XII secolo ebbe inizio una serie di pressioni da parte dei ferraresi per entrare in possesso delle proprietà e dei diritti che la chiesa ravennate deteneva in territorio ferrarese e specialmente ad Argenta che, per il suo porto fluviale sul Primaro e per la via di comunicazione nord-sud che rappresentava, costituiva un punto strategico insostituibile. Gli arcivescovi di Ravenna cercarono in ogni maniera di contrastare la minaccia. La lotta con i ferraresi caratterizzò fortemente i secoli dal XII alla fine del XVI quando, dopo la morte senza eredi di Alfonso II d'Este, l'amministrazione delle terre argentane, così come la stessa Ferrara, passò direttamente alla Chiesa. Furono, per Argenta, secoli di decadenza nel corso dei quali fu particolarmente dura anche la lotta contro gli eventi naturali. In seguito alla rotta del Po a Ficarolo (1152), il Primaro divenne un ramo secondario del fiume: conseguentemente alla ridotta navigabilità, il porto di Argenta decadde fino a ridursi a scalo per i traffici locali.

Il 19 marzo 1624 Argenta venne devastata da un terremoto che, con ben trentasette scosse, causò gravissimi danni ai fabbricati e alle mura, allagamenti dovuti alla rottura degli argini del Po di Primaro, ma "solo" venticinque vittime.La rotta di Ficarolo segna l'origine di un grave ed esteso dissesto idrografico. Bisogna arrivare agli inizi del Seicento per vedere i primi tentativi volti a migliorare la situazione Il Primaro, non più mantenuto scavato dal deflusso del Po, viene lentamente interrato dagli apporti solidi del Reno e di altri torrenti appenninici (Sillaro, Santerno, Quaderna, Idice). Questa situazione, che gradualmente ne precluse la navigabilità, causò pesanti conseguenze per l'economia della città. Alla fine del XVII secolo l'intera zona non era che una successione di acquitrini e di paludi desolate e malsane. Nel 1742, con la costruzione del Cavo Benedettino, le acque del Reno vennero fatte confluire nel Po di Primaro a Traghetto, consentendo il deflusso delle acque di valle. Tuttavia il Reno, fiume a regime torrentizio, interrò rapidamente il nuovo alveo, costringendo i bonificatori dell'epoca ad innalzare più volte gli argini. I gravi problemi idraulici del ferrarese e della Romagna verranno affrontati e risolti soltanto secoli dopo, con le grandi opere di bonifica iniziate nel XIX secolo.

Per ritrovare aspetti significativi nella storia argentana che durante il processo di unificazione politica della penisola visse vicende non dissimili da quelle del resto della Romagna, è necessario esaminare il periodo tra l'unità d'Italia e i primi del '900, caratterizzata da due vicende complementari: la bonifica delle terre vallive e lo sviluppo delle lotte sociali. Mentre si rafforza il potere dei proprietari terrieri, avvantaggiati dai finanziamenti pubblici per le bonifiche, viene favorita la nascita e la crescita di quel proletariato agricolo che diverrà il protagonista dei grandi conflitti sociali a cavallo del secolo. Il movimento operaio e bracciantile argentano si organizza in leghe operaie gettando le basi per la formazione del partito politico di classe: il partito socialista. Nel 1897 si registrarono notevoli scioperi, cui seguirono quelli ancora più imponenti del 1906 e 1907. Fu durante queste lotte che sorsero le prime mutue e le prime cooperative. Negli anni successivi alla prima guerra mondiale il ferrarese costituiva per il nascente fascismo un terreno particolarmente favorevole. Il 17 aprile 1921 Argenta venne "occupata" per l'intera giornata dalle squadre armate di Italo Balbo, giunte da tutta la provincia per un'azione intimidatoria nei confronti del sindaco Zardi, cui fecero seguito, il 19 aprile, le dimissioni del Consiglio comunale. Poche settimane più tardi, nel clima arroventato delle elezioni politiche, la situazione precipitò: ad Argenta la prima vittima del fascismo fu il sindacalista e consigliere comunale socialista Natale Gaiba, assassinato proprio in quei giorni. Due anni più tardi, il 23 agosto 1923, fu l'arciprete Don Giovanni Minzoni a pagare con la vita la sua irriducibile opposizione alla violenza. Con il potere fascista, fra il '24 e il '39, Argenta vide l'inaugurazione dello stabilimento idrovoro di Saiarino, momento fondamentale per il riassetto idraulico della regione, l'apertura del nuovo ospedale, la nascita della "settimana argentana" - che nel dopoguerra si trasformerà nella "Fiera di Argenta" - e la fondazione della nuova frazione di Anita sulle terre bonificate.

Nell'autunno del '43 l'antifascismo argentano trovò sbocco nei primi gruppi organizzati. Nell'inverno dell'anno successivo frequenti furono i contatti fra i nostri partigiani e la 28° Brigata Garibaldi che, al comando di Arrigo Boldrini, combatteva sul fronte dell'VIII Armata britannica, tra Alfonsine e S.Alberto. Nell'aprile del '45, per conseguire l'obiettivo di annientare le truppe tedesche a sud del Po, l'Armata alleata diresse la sua spinta principale attraverso il ponte della Bastia e Argenta, fra i terreni allagati e minati dai tedeschi, unico passaggio possibile fra le valli di Comacchio e quelle di Campotto. La sera del 12 aprile l'aviazione alleata, a ondate successive, bombardò Argenta fino a ridurla ad un cumulo di macerie. L'attacco finale fu lanciato il 17 aprile ed il giorno successivo anche l'ultima resistenza tedesca venne travolta. Argenta si ritrovò quasi totalmente distrutta, con circa 900 vittime dei bombardamenti e delle azioni di guerra nel territorio comunale. Il resto è attualità. Un'attualità, però, in cui la storia si trova - oggi più che mai - in una collocazione di primissimo piano. Se, infatti, sulla fondazione della città che oggi conosciamo con questo nome derivato, secondo gli studiosi, dai riflessi argentei che caratterizzavano le terre umide e le acque vallive che anticamente la circondavano, possiamo parlare di epoca romana (o di poco posteriore) senza possedere riferimenti affidabili, i risultati di recenti campagne archeologiche hanno riaperto la riflessione storica sull'arco di tempo che va dal VI al XVII secolo. Ciò non significa, naturalmente, che la storia che conosciamo debba essere riscritta, ma attendersi integrazioni significative sulle vicende che hanno segnato questa terra, è molto più di un semplice desiderio o di una mera ambizione.
 
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