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Secondo i geografi, Argusto e un centro di dorsale esposto ad est a 537 metri d'altezza sul mare, su terreni sedimentari del Terziario.
Di un Abrouston ne parla Tolomeo e un etnico Aprustani è presente in Plinio, ma ciò non vuoi dire affatto che questo insediamento e questa popolazione si riferiscano all'attuale Argusto: anzi, l'indagine archeologica e la critica più recente tendono a identificare questo Aprustum sulle coste calabre del Tirreno settentrionale. Non si può invece stabilire con esattezza il reale significato del toponimo Argusto: l'italiano arbusto è derivato dal latino arbustum con significato di albero, ma non pare applicarsi al nostro caso poiché, a meno di non ipotizzare un particolare culto arcaico, non vi sono particolari segni distintivi o connotativi di questo tipo rispetto ad altri centri abitati vicini. Se il toponimo fosse derivato dal latino, si può allora supporre che nel territoriumn di Argusto, cioè nel suo antico ambito giurisdizionale, fosse compreso un folto bosco (forse quello verso sud in direzione dell'Ancinale) e che nessun altro paese sorgesse nelle vicinanze per contrastarne il possesso; ma la cosa è improbabile se si pensa che Argusto è tra i più minuscoli paesi della Calabria, ed anzi il più piccolo se si considera congiuntamente popolazione e superficie territoriale. Più suggestiva invece una derivazione bruzia, a tutt'oggi però ancora da dimostrare.
Una carta greca del 1188 parla di un Argouston ma sembra riferirsi piuttosto ad una località presso Oppido, in provincia di Reggio Calabria; invece la decima, cioè la contribuzione dovuta al Papa, della diocesi di Squillace del 1310, conservata nell'Archivio Segreto Vaticano, parla stavolta chiaramente di una ecclesia San Ylarii de Argusto, cioè di una chiesa dedicata a Sant'Ilairio in Argusto. È una indicazione importante sia perché la decima, pur piccola, non è insignificante e può rapportarsi a un centro di forse 300 abitanti circa, sia perché viene specificatamente menzionata la chiesa e il santo cui è dedicata, sia infine perché vengono indicati i due presbiteri, cioè preti, che la officiavano, e si tratta di un Costantinus Tecistu e un Peregrinus Raffitu nonché di un diacono pure nominato Tecistu.
Secondo il lessico greco Tecistu può oggi interpretarsi Sestito mentre di Raffitu non si è ancora tentata un'interpretazione accettabile. Quanto al Sant'Ilario cui era ed è dedicata la chiesa, non si doveva trattare del Santo francese dottore della chiesa, ma del monaco orientale 5. Ilarione che nel IV secolo percorse tutta la costa jonica calabrese lasciando numerose tracce del suo passaggio nella devozione popolare (e anche il nome all'attuale 5. Ilario dello Jonio presso l'antica Locri). In tal modo può restare stabilita un'origine di Argusto ben più remota di questa decima, forse come persistenza di un pagus romano attraverso la presenza di anacoreti e monaci bizantini, così come si verificava in genere per i centri medio collinari del versante jonico, e come sembrano provare tracce toponomastiche. Certo che i primi argustesl di cui si ha notizia documentaria sono i preti di rito greco Costantino Sestito e Pellegrino Raffitu. Da notare che la stessa decima fa menzione anche del monastero San Basilii de Scamardi, che pare tuttavia riferirsi ad un insediamento monastico presso Torre di Ruggiero.
La questione di Sant'Ilario non è peraltro molto facile da risolvere. L'Enciclopedia Cattolica riporta otto personaggi con questo nome: a parte tre cappuccini francesi vissuti fra Otto e Novecento, un Ilario di Arles monaco di Lerino, metropolita di Arles e semipelagiano, morto nel 444; un Ilario di Roma diacono aderente di Lucifero di Cagliari che probabilmente lo accompagnò a Milano nel 355, morto verso il 382; e un Ilarione slavo, secondo metropolita di Kiev nel 1051/54; rimangono appunto Ilario di Poitiers e il monaco Sant'Ilarione. Il primo, nato fra il 310 e il 320 da nobile famiglia pagana, nel 356 viene esiliato in Frigia, una regione nord occidentale dell'attuale Turchia, e di qui, "per illiricum et Italiam" come spiegano gli Acta Sanctorum, cioè per via di terra, passa da Milano e in Gallia per ritirarsi infine nella sua diocesi e morirvi nel 367. Il martirologio romano lo commemora al 13 gennaio, cioè la data dell'attuale festività di Argusto che a questo padre della chiesa sembra riferirsi. Diverso anche se coevo il caso di Sant'Ilarione, nato a Thrabitha presso Gaza nel 291 e istitutore della vita eremitica in Palestina. Egli viaggiò molto nella Tebaide, poi ad Alessandria d'Egitto, si recò quindi in Sicilia e da qui in Dalmazia per approdare infine a Cipro. La Patrologia Latina del Migne racconta infatti della sua permanenza in Sicilia e poi del suo spostamento ad Epidauro in Dalmazia, l'attuale Cavtat poco a sud di Dubrovnik, ma nulla menziona delle località toccate durante questo viaggio; né aggiungono molto gli Acta Sanctorum, salvo specificare che il viaggio da Sicilia a Epidauro avvenne nel 365 e la morte lo colse a Cipro il 21 ottobre del 371: e proprio il 21 ottobre viene commemorato dal martirologio romano. Ricerche più attente nell'Archivio Segreto Vaticano o negli archivi vescovili potranno forse aiutarci a stabilire quando e perché la chiesa del paese sia stata attribuita ad Ilario di Poitiers, quando invece è accertato sulla costa jonica il passaggio dell'eremita egiziano Ilarione.
Fonte: Provincia di Catanzaro | | |