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Scopri Bagnara Calabra
 
Le notizie sulle origini di Bagnara sono, a tutt'oggi, vaghe e frammentarie e ad ogni modo non sufficientemente convalidate dai documenti. Certo è che Ruggero il normanno, Gran Conte di Calabria e Sicilia, emana, nel 1085 il diploma di fondazione dell'Abbazia di Santa Maria e dei XII Apostoli, affidandola ad alcuni uomini, di fede, suoi connazionali. L'Abbazia arricchita di beni e privilegi, venne sin dalla nascita dichiarata ABBAZIA NULLIUS, sottomessa unicamente al Romano Pontefice.

Considerata l'importanza di questo luogo anche come punto di riferimento con i centri vicini,e soprattutto come punto di difesa di questo litorale, il Conte Ruggero vi fece un castello, fortificando l'intera rupe con grosse mura di cinta e altre opere di difesa. In pochi decenni diviene centro politico, amministrativo e commerciale di un vasto feudo, che annovera il possesso di ben 33 chiese con relative pertinenze: 11 in Calabria e 22 in Sicilia. La fama ed il prestigio di questa fortificazione militare e soprattutto di religione cattolica, in territori da pochi strappati al dominio Bizantino - Arabo e quindi di religione legata al culto greco - pagano e tale che, quando Ruggero II primo Re di Sicilia, dispone la fondazione del Vescovado di Cefalù, viene personalmente a Bagnara, e affida al capitolo dell'Abbazia di Bagnara le redini di tale Vescovado: i primi due Vescovi di Cefalù, Locelmo e Arduino, e sembra anche Daniele, provenivano dall'Abbazia di Santa Maria e dei XII Apostoli di Bagnara. Il nostro priore insignito, della carica di feudatario e Castellano, rimase sempre fedele alla dinastia Normanno - Sveva, ragion per cui nelle accanite lotte tra Chiesa ed Impero scoppiata al tempo di Federico II, con la disfatta della dinastia Sveva, la chiesa di Bagnara venne, ad opera di Alessandro IV, proditoriamente sottomessa alla Chiesa di Santa Maria di Anagni intorno al 1255. Nel 1419, la Regina Giovanna D'Angiò, rinviene libero perché demaniale, il feudo di Bagnara e lo pignora a Carlo Ruffo Conte di Sino poli, per la somma di 12.000 ducati. Da qui ebbe origine la denominazione dei Ruffo a Bagnara. I Ruffo non restituiranno mai più il feudo di Bagnara, nonostante nel 1428 la stessa Regina Giovanna l'avesse reclamato. I Ruffo, sempre più potenti, compreranno nel 1570 dal Capitolo della nostra Abbazia tutti i beni della stessa, assieme alla giurisdizione temporale. Nel 1603 si fregeranno dei titoli di Baroni e Duchi di Bagnara, ed impronteranno la storia di Bagnara. Ma il 5 febbraio 1783, gran parte della Calabria, ma soprattutto Bagnara fu colpita da un terribile sisma, che provocò la distruzione della vecchia città, non risparmiando nemmeno la vecchia Abbazia che fu ridotta ad un cumulo di rovine.

Questo funesto evento segnò la nascita dell'attuale conformazione del centro abitato; si costruirà lungo la marina, inizialmente nella zona rupestre di Maturano e della Sirena. La rupe di Marturano, dov'era situato l'antico borgo, verrà abbandonato ed adibito a zone residenziali per poche facoltose famiglie. Con l'eversione della feudalità ci si scrolla di dosso la tirannia e la prepotenza dei Ruffo, ai quali, succederanno, in senso lato, dal momento che ne erediteranno la quasi totalità dei beni, la famiglia De Leo che resterà per tutto il XIX secolo E i primi del XX secolo La famiglia più ricca e potente di Bagnara. L'800 vede anche il trionfo della borghesia cittadina: infatti il commercio, l'intraprendenza industriale arricchirono non poche famiglia quali ad esempio: i Patamia, gli Spoleti e ecc…che si posero assieme ai De Leo alla guida della città.

Fino a tutto l'immediato dopo guerra,ovvero, fino a quando la ricchezza fu considerata sinonimo di prestigio, di potere politico e di governo, una ricca ed attemprata borghesia resse le sorti della città. Di contro,la miseria e la fame erano diffuse (come ovunque nella Calabria e nel Meridione in genere), e il popolino languiva nel servilismo, nell'ignoranza, nella superstizione. Va comunque precisato, che a Bagnara, a differenza di una gran parte dei paesi non di mare, la ricchezza, in denaro e beni di consumo, ebbe sempre modo e maniera di circolare, a dispetto non solo delle leggi ma pure di alcune tremende carestie e calamità che colpirono il paese, ciò grazie alla vicinanza delle due più grandi città - porto dello Stretto: Reggio Calabria e Messina; e naturalmente grazie alla intraprendenza e al coraggio della nostra gente.

Fonte: Comune di Bagnara Calabra
 
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