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Il castello di Belvedere (castrum Belvideris) fu edificato nella prima metà del secolo XII e deve la sua pittoresca denominazione alla posizione dominante del colle su cui sorge e dal quale si gode un ampio panorama fra Misa ed Esino, dalla costa alla catena appenninica. Alla metà del secolo XII era un feudo pubblico e il suo governo era affidato ad un conte imperiale di nome Sforza dipendente dal marchese della Marca di Ancona. Al conte Sforza successe il conte Simone, che nel 1177 rinunciò alle sue terre e ai suoi diritti a favore del vescovo di Senigallia. Ma il vero erede dei diritti signorili del conte Sforza fu un ramo collaterale della famiglia comitale, che più tardi prenderà il titolo di conti di Buscareto. Agli inizi del secolo XIII il comune di Jesi acquisì il dominio e la giurisdizione di tutta l'area collinare fra l'Esino e il Misa, comprendendovi anche quella di Belvedere, i cui abitanti fra il 1225 e il 1235 fecero atto di soggezione alla città. Il castello era allora di modeste dimensioni, poco più che un villaggio rurale; la maggior parte degli abitanti risiedevano nelle campagne in vicinanza delle numerose chiese rurali, soprattutto nei pressi della pieve di Santa Maria di Casartino e di San Giovanni di Arcignano. A partire dal 1320 circa, in concomitanza con il dilagare in tutta la regione delle guerre e delle lotte di fazione, si affermò nel castello il ruolo dominante dei conti di Buscareto, grazie anche alle numerose proprietà che possedevano nel territorio. I conti furono per tutto il '300 fra i maggiori protagonisti delle vicende politiche della valle del Misa, tennero per vari periodi la signoria di fatto di Belvedere e alla fine del secolo se ne videro riconosciuto il vicariato a nome della Chiesa. Grazie al protagonismo politico di questa famiglia, soprattutto del conte Nicolò che fra il 1340 e il 1355 riuscì ad imporre la sua influenza politica su quasi tutta la valle del Misa, Belvedere uscì dall'anonimato e iniziò a svolgere un ruolo territoriale di qualche rilievo; contemporaneamente fu circondato di un sistema di mura e munito di una rocca edificata sulla parte più elevata del piccolo poggio. Il vicariato dei Buscareto durò fino al 1404, quando, profittando della minore età degli eredi, il comune di Jesi riuscì ad ottenere dal pontefice la sua revoca e la restituzione del castello. Seguirono però di lì a poco i domini dei Malatesta, di Braccio da Montone, dei Montefeltro e di Francesco Sforza, sicchè Belvedere tornò effettivamente a Jesi solo nel 1451, quando in segno di soggezione dovette subire la distruzione della rocca. La fine delle guerre e delle signorie segnò l'inizio del periodo più florido della storia del castello. Posto in posizione dominante al centro di un territorio agricolo favorevole alla cerealicoltura, vide aumentare la sua popolazione e divenne residenza di molte famiglie possidenti, che via via acquisirono uno status nobiliare e dettero lustro al castello con personaggi di rilievo e opere pubbliche. Grazie alle loro risorse il castello si arricchì di palazzi gentilizi, di chiese monumentali, di opere di beneficenza e di un pubblico teatro. Con la soppressione del contado di Jesi nel 1808 Belvedere divenne comune autonomo. Dopo l'unità mutò la sua denominazione in quella di Belvedere Ostrense in omaggio all'antico municipio di Ostra, che sorgeva nella valle del Misa ai confini del suo territorio.
Della sua storia medievale Belvedere conserva la più visibile testimonianza nell'impianto del centro storico e nelle mura castellane, che cingono ancora il castello su tre lati: la struttura attuale a scarpa risale alla seconda metà del '400, quando il nucleo medievale fu ampliato verso oriente e munito di due porte in corrispondenza del corso.
A partire dal '600 le cortine merlate e il cammino di ronda furono chiusi da un porticato sopra il quale vennero edificate delle abitazioni private, secondo un modulo costruttivo molto diffuso nelle Marche (si veda il vicino castello di Morro d'Alba); di queste costruzioni, demolite nel corso dell'Ottocento, restano solo due tratti sul lato meridionale.
Il centro urbano ha mantenuto comunque quasi inalterato il suo impianto originario, con le file di edifici a schiera, le viuzze, le piccole piazze e i vicoli lungo le mura, da cui ogni tanto si apre uno scorcio o una veduta panoramica sulla fuga di colline che caratterizza la campagna marchigiana.
IL PALAZZO MUNICIPALE
Palazzo Municipale edificato dai conti Balleani nei primi anni dell'Ottocento e acquistato dal Comune nel 1872. Al suo interno si conserva un importante cimelio storico: uno stendardo con l'immagine di San Floriano patrono di Jesi, l'unico esemplare del pallio che i castelli soggetti erano obbligati a portare alla città il 4 maggio in occasione della festa del santo.
Degni di attenzione sono anche i palazzi Bernabucci, Benvenuti, Santini, Mei e soprattutto fuori del castello quello della famiglia Buccolini, oggi Rocchi Carotti: alcuni di essi conservano all'interno soffitti decorati ad affresco o a cassettoni. Gli edifici più significativi sono però quelli religiosi.
CHIESA PARROCCHIALE DI SAN PIETRO
Di origini medievali, situata nella piazza antica del castello è stata ricostruita sul finire del '400 e ristrutturata in forme più ampie nel tarMuseo Internazionale dell'Immagine Postaledo '700 dall'architetto fanese Ciaffaroni. Ad una facciata maestosa dalle sobrie linee neoclassiche fa riscontro un interno ad una navata con quattro cappelle laterali ed un'elegante abside ricca di decorazioni. Di particolare pregio le tele seicentesche di Giovanni Morandi (Conversione di San Pietro) e di Natale Ricci (Madonna del Rosario) e una attribuibile al belvederese Nicolò Amatori (Circoncisione di Gesù). La chiesa inoltre ospita le riliquie di San Rufo, portate a Belvedere da Roma agli inizi dell'Ottocento.
Santa Maria della Misericordia La chiesa collegiata si trova fuori della cinta murata, edificata alla fine del '400 e ricostruita anch'essa in eleganti forme neo-classiche a più riprese fra il 1796 e il 1849 su progetto dello jesino Raffaele Grilli, mentre il portico venne completato nel 1895. Particolarmente armonioso l'interno con volta a botte, presbiterio sopraelevato e sei altari laterali scanditi da una fuga di colonne. Vi si conserva un bell'affresco della Madonna della Misericordia dipinto da Andrea da Jesi nel 1473 e alcune tele pregevoli del Ridolfi (Madonna con San Francesco e altri santi, primo '600), di Luigi Mancini di Jesi (Battesimo di Gesù, fine '800) e di Silvio Galimberti (San Giuseppe morente, 1921-22).
SANTUARIO MADONNA DEL SOLE
Situato fuori dalle mura in direzione di San Marcello, deve il suo nome e la sua fama ad un affresco del 1471, anch'esso di Bartolo di Andrea di Jesi, proveniente da una più antica e vicina chiesa rurale.
Essendo questa pericolante, nel 1666 l'affresco, divenuto nel frattempo oggetto di grande devozione, fu distaccato e trasportato in un nuovo edificio lungo la strada per Jesi. In seguito ad un evento miracoloso nel 1736 venne eretto l'attuale ampio santuario a pianta ottagonale sormontato da una cupola.
Agli edifici e alle opere d'arte dei tempi passati si aggiungono anche realizzazioni recenti: Gli impianti sportivi Nella immediata periferia del paese si trova il "Centro sportivo" che raggruppa una pista di pattinaggio, un campo da tennis, due campi da bocce e un campo polivalente. Poco più in basso sono situati il Bocciodromo e il Palazzetto dello Sport dove si possono praticare diverse discipline al coperto tra le quali: tennis, pallavolo e calcetto. Nel lato opposto del paese, in località Gavigliano, si trova il nuovo campo sportivo comunale.
LA BANDA MUSICALE CITTADINA
Istituzione di tutto rispetto è senza dubbio la Banda musicale, istituita nel secolo XVII e tutt'ora operante Dal libro "Belvedere Ostrense ricerche storiche" di G.M. Feltrini, 1932 § VII, – Banda musicale. "Quando l'11 novembre 1602 il nostro Vescovo venne a porre la prima pietra della seconda Chiesa della Madonna della Valle, l'estensore delI'Istromento di fondazione ci fa sapere che era presente e rallegrava la festa colle sue armonie la Banda musicale del luogo: adstante populo et musicali harmonia, sicché l'istituzione di un corpo filarmonico in Belvedere risale certamente ai primi del secolo XVII. Di ciò poi abbiamo anche una conferma nell'Atto Consigliare del 16 febbraio 1614, dove agli Eletionari si dava autorità di proponere un maestro di scuola che sia forastiero … et anco havesse la vertù della musica). Dopo tale epoca, quantunque si sia certi che l'arte musicale si sia continuata a coltivare in Belvedere, poiché anche nella Istituzione di Borse di Studio, che risale al 1753, il fondatore stabiliva che fossero coltivate in Patria le virtù della musica suono e canto, pure non abbiamo trovate memorie di tale lodevole istituzione fino alla metà dello scorso secolo. In tale epoca il Municipio già eleggeva e stipendiava il Maestro di musica, che era anche Maestro di Cappella e nel maggio 1874 ne compilava il Regolamento. Coll'incoraggiamento del Municipio, la nostra Banda Comunale fece poi notevoli progressi, e si fece anche onore da essere chiamata a prestar servizio in Jesi ed altre Città e Paesi vicini, tra i Maestri elogiati sono da ricordare il Pantanelli e l'Ubertini".
MUSEO INTERNAZIONALE DELL'IMMAGINE POSTALE
Il Museo Internazionale dell'Immagine Postale è nato come struttura dinamica nel 1989, prevalentemente rivolto a promuovere la ricerca, la produzione e l'informazione nell'ambito delle comunicazioni. A questo proposito organizza periodicamente mostre con finalità didattiche, rassegne internazionali, convegni allo scopo di stimolare un rapporto vivo tra l'Istituto museale e la collettività. La sua localizzazione a Belvedere è legata al culto di San Rufo, eletto a protettore della cittadina da quando le sue spoglie furono qui trasferite da Roma nel 1808. San Rufo era un tabellarius romano martirizzato nel 303 durante la persecuzione di Diocleziano e per questo eletto dalla Chiesa a patrono dei portalettere. Questa peculiarità di Belvedere ha fornito lo spunto per la creazione di un'istituzione che si prefigge di raccontare la storia dei sistemi postali, così come si sono sviluppati nei vari paesi del mondo attraverso un'apposita documentazione, che spazia dalle divise dei portalettere ai logo, dai sacchi postali ai sistemi di trasporto e quant'altro attinente all'argomento specifico. La struttura presenta una sezione principale che raccoglie le testimonianze di 40 nazioni dei cinque continenti. La relativa documentazione è stata fornita dai Ministeri delle Poste e Telecomunicazioni dei paesi accreditati presso il Governo Italiano. Ovviamente un particolare contributo si è avuto dal Ministero delle Poste italiano e specificatamente dalla Direzione Centrale dei Servizi Postali, nonché dal Museo Storico del Ministero stesso. Di particolare rilievo in questa sezione sono le seguenti collezioni: documentazione relativa al sistema postale italiano del passato composta da pubblicazioni, immagini fotografiche e oggetti; emissioni filateliche della Repubblica di Malta; emissioni filateliche della Repubblica Popolare Cinese; documentazione storica relativa a pubblicazioni postali della Repubblica Argentina; documentazione relativa al sistema postale dello Stato del Vaticano; documentazione relativa al sistema postale della Repubblica di Lituania dall'indipendenza ad oggi. documentazione relativa al sistema postale della Repubblica di Lettonia dall'indipendenza ad oggi. Parallelamente a questo materiale documentario il Museo propone una sezione artistica con l'esposizione permanente di circa 500 bozzetti sul tema postale realizzati da pittori e grafici italiani e stranieri di chiara fama. Ciascun bozzetto rappresenta un francobollo ideale. In questa sezione spiccano alcune importanti collezioni: u raccolta di 10 liriche d'amore dello scrittore e poeta futurista Armando Mazza (1884-1964) edita nel 1918 a Milano e donata al Museo dalla figlia dello scrittore; u raccolta di 300 cartoline d'artista, oggetto per eccellenza quale mezzo per corrispondere e comunicare, costituente la collezione Mail Art Italia; u raccolta di tavole illustrative del sistema di comunicazione dalla preistoria all'epoca romana dell'artista marchigiana Maria Cristiana Fioretti, che ricopre l'incarico di direttrice del Museo stesso. Ricca e prestigiosa è pertanto l'attività promossa in questi anni dal Museo, che è stato premiato nel 1996 con l'emissione di un francobollo celebrativo da parte delle Poste Italiane per la serie "Il patrimonio artistico e culturale italiano".
IL PERSONAGGIO: ENRICO MEDI
Esemplare figura di laico che con gioioso ardore ha testimoniato Cristo nella vita e nell'attività scientifica. Enrico Medi, nacque il 26 aprile 1911 a Porto Recanati da Arturo e Maria Luisa Mei, originari di Belvedere Ostrense. Con la famiglia e con i nonni visse la sua infanzia a Belvedere, dove frequentò la locale scuola elementare. Negli anni seguenti visse e studiò a Roma nel 1932 conseguì la laurea in fisica pura con Enrico Fermi. Nel 1938 sposò Enrica Zanini laureata in chimica e farmacia. Dalla loro unione nacquero sei figlie. Nel 1942 vinse la cattedra di fisica sperimentale all'Università di Palermo. Negli anni della guerra fu a Belvedere e si adoperò per alleviare le sofferenze delle popolazioni. Venne eletto all'Assemblea Costituente, divenne Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica. Chiamato nel 1952 alla Cattedra di Fisica Terrestre all'Università di Roma, rinunziò l'anno dopo alla carriera politica per dedicarsi interamente alla scienza e all'apostolato. Nel 1958 fu nominato Vice Presidente dell'Euratom. Sotto la sua direzione fu varata e applicata nella Comunità la legge per la protezione dalle radiazioni nucleari. Nel 1965 si dimise per gravi motivi di coscienza. Venne nominato dalla Santa Sede membro della Consulta dei Laici per lo Stato della Città del Vaticano. Nel 1971 ritornò all'attività politica con l'elezione a Consigliere al Comune di Roma e, l'anno successivo, a Deputato al Parlamento con largo suffragio. Tre anni dopo, il 26 maggio 1974, morì a Roma. È sepolto nella tomba di famiglia a Belvedere Ostrense. | | |