Alberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.itAlberghi.com - Residence.it
Login  Password 
 
Hotel Alberghi Comune Bova
Tutte Hotels / Alberghi
Residence Motel
Agriturismi Bed & Breakfast
Ostelli Appartamenti
    Torna all'indice della Provincia
 
Scopri Bova
 
IL NOME
L'etimologia del nome di Bova, secondo lo storico Autelitano pare derivi da Vudi , versione questa poco accettabile dal momento che il suddetto vocabolo appartiene al greco moderno e non al magnogreco. Non così si può dire per il vocabolo Vuna che ci riporta invece al magnogreco Bova che significa bovile denominazione ancora in uso e che fu il primo nome greco del paese di Bova.In tempi successivi tale denominazione venne variata in Vùa , greco classico nome con cui i Normanni conobbero la località di Bova che aveva per stemma un bue. Non mancarono altre traduzioni del nome quale quello arabo - normanno Tur o quello bizantino Bovicello. Da ciò si evince che con il trascorrere del tempo e per l'uso indistinto delle lingue parlate greca, latina, araba, grecanica, il paese fu indicato con vari nomi attraverso i secoli. E' da notare comunque, che le numerose denominazioni riportano, tutte, al concetto del bovile o del bue.


LO STEMMA
Non poche sono le versioni che gli storici danno sull'effigie dello stemma di Bova le cui sembianze cambiano con il mutare dei tempi e degli eventi.
Secondo l'Autelitano Bova ai tempi dei Romani ebbe per stemma " il bue in campo d'oro, sul quale stemma al venire della cattolica fede fu fatta aggiunzione dell'immagine di Maria Santissima, assisa sul quadrupede". E' evidente che con tale affermazione l'Autelitano intendeva riferirsi al periodo in cui la diocesi di Bova passò dal rito greco al rito cattolico romano (secolo XVI).
Secondo l'Ughelli, Bova ebbe fino al XV secolo il primitivo stemma la cui effigie rappresentava il bue con il piede anteriore destro sollevato; da questo secolo avvengono le variazioni. La leggenda vuole che il titolo di città e la dotazione dello stemma fossero stati concessi a Bova dai Normanni. Pertanto la lettera "R" impressa sul bue potrebbe trattarsi di un "Rogius" nel caso in cui lo stemma fosse stato riconosciuto allorquando la città passò ai Normanni, ovvero un "Resurgo" si è adottato dopo il 953. La lettera "R", comunque, fu un segno di latinità che certamente non venne meno a Bova neanche in età bizantina.
Mons. Giulio Stauriano , vescovo della città di Bova, fu l'artefice del passaggio dal rito greco a quello latino e fece scomparire ogni traccia del rito bizantino e con esso tutti i quadri e le stele, sostituendole con statue seicentesche confacenti al rito romano. Anche lo stemma di Bova, quindi ,cambiò a quell'epoca : il bue inginocchiato al suolo, dalle ridotte dimensioni rispetto alla figura della Madonna tanto da sembrare un montone, sostiene sulla groppa la Madonna seduta in poltrona , con il Bambino in grembo, in pedi, il cui braccio destro è poggiato sulla spalla della Madre ed il sinistro è aderente al petto.

In Cattedrale, nella zona absidale, è incastonato nel muro lo stemma, di fattura armoniosa, che ci riporta alla scuola che scolpì il bue del Ciborio. La Madonna è seduta sul dorso del bue che è raffigurato nell'atto in cui sta per alzarsi da terra; la Madonna tiene in braccio il Bambino sostenendola con la mano sinistra, mentre il Bambino alza la piccola mano in atto di benedizione, manca il bacolo. Analoga disposizione presenta lo stemma che si trova sull'altare della chiesa di San Leo con la sola variante che il bambino tiene le mani sul petto della Madonna in segno di profondo legame e sentito affetto. Sempre nella chiesa di San Leo vi è lo stemma della Madonna con il Bambino assisa sul bue, dipinto con colori a smalto, un altro riferimento allo stemma di Bova a colori è riportato sul Dizionario Corografico dell'Italia di Amato Amati.

Lo stemma infine adottato dal Comune di Bova ha una raffigurazione del tutto diversa: il bue è in movimento, la Madonna è seduta sul dorso, il Bambino, sorretto dalla Madre, stringe in mano uno scettro su cui sovrasta una sfera quasi a significare il globo terrestre.


CENNI STORICI
Il paese di Bova è arroccato sulle pendici di un colle che si innalza per 820 metri sopra il livello del mare ed occupa una superficie territoriale comunale di 46,74 Kmq.
Bova ha origini molto antiche come testimoniano rinvenimenti di armi silicee dell'epoca neolitica, ritrovate numerose nel territorio. Anche dentro l'abitato di Bova, nel perimetro del Castello, furono rinvenute schegge di ossidiana, attestanti il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C.. Pertanto le rocche del Castello ospitarono sicuramente un insediamento umano di età preistorica. E ancora i numerosi frammenti vascolari, con disegni a meandro, ad impasto lucido nero, di fattura certamente greca, del primo periodo di colonizzazione, comprovano l'antica esistenza di abitazioni nella zona del castello e documentano i vari insediamenti umani nel corso dei secoli.

Tra le popolazioni preistoriche che abitavano tra le rocche e le caverne di Bova ci furono gli Ausoni, dediti soprattutto alla pastorizia, che furono, poi, assoggettati dai coloni greci.

Nei secoli VIII - VI a.C., nell'ambito del vasto movimento migratorio dalla Grecia verso occidente, sorsero lungo la fascia costiera ionica della Calabria, numerose colonie greche, l'abitato di Delia o Deri fu posto, allora, in contrada San Pasquale, presso la foce di quel torrente. Secondo la leggenda Bova fu fondata da una Regina greca, che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l'interno e fissato la sua residenza sulla cima del colle di Bova, presumibilmente entro le rocche dell'antico Castello.

In età greca Bova subì le sorti della politica locrese, nelle vicende storiche di conquiste e di guerre, fu sottoposta, quindi alla tirannide di Siracusa. Con la vittoria di Roma sui Cartaginesi le terre dei locresi furono sottomesse dai romani, Bova, comunque, poté godere della cittadinanza romana, ma la tranquillità durò poco, infatti, essendo il paese troppo esposto verso il mare, vicino Capo Spartivento, subì le frequenti incursioni barbariche.
Nel 440, infatti, i Vandali, sbarcarono sulle coste lucane e bruzie devastando e saccheggiando le città marittime. Dopo aver occupato la Sicilia, organizzarono scorrerie in Calabria e gli abitanti del litorale per sfuggire alle devastazioni si rifugiarono sui monti, in luoghi più sicuri ed inespugnabili. Fu questo, quindi, il motivo che spinse gli abitanti di Delia a fondare la città di Bova.

Dal IX secolo Bova fu continuamente assediata dai Saraceni: questi pirati che venivano dalla Sicilia, dove erano giunti intorno all'anno 829 provenienti dall'Africa e dalla Spagna, approdavano a Capo Spartivento e spesso, per avversità atmosferiche, erano costretti a fermarsi e, non trovando alcuna residenza, saccheggiavano e devastavano il territorio di Bova. Uno dei più disastrosi assalti saraceni fu quello 953, anno in cui Bova subì per ordine diretto dell’Emiro di Sicilia, Hassan Ibu - Alì, l'attacco di sorpresa e la strage di molti abitanti, mentre i più furono mandati schiavi in Africa. E ancora nel 1075 gli arabi sbarcando alla marina di Bruzzano occuparono parte della Calabria ed anche Bova fu sottoposta a stretto assedio. In città si accedeva attraverso due porte turrite, porta Ajo Marini e l'altra ubicata nei pressi della Cattedrale. L'acropoli della città di Bova era costituita dall'antica Cattedrale, il Palazzo Vescovile e le case delle famiglie più ricche e nobili, fuori le mura esistevano i due borghi: Borgo di Rao e Borgo Sant'Antonio con tre torri difensive poste una di seguito all'altra, di una sola delle quali, oggi restano i ruderi. Con la dominazione normanna Bova entrò nel periodo feudale. All'età laico - normanna seguì il feudalesimo ecclesiastico - svevo e Bova fu infeudata all'Arcivescovo di Reggio che la tenne con il titolo di Conte fino al 1806, anno dell'eversione della feudalità.

Bova fu antichissima sede vescovile, il primo vescovo sarebbe stato ordinato nel I secolo da Stefano di Nicea, Vescovo di Reggio, e seguì il rito greco, introdotto in Calabria dai monaci basiliani, fino al 1572, anno in cui l'Arcivescovo Cipriota Stauriano impose il rito latino.

Nel 1577 una tremenda pestilenza colpì il paese. Essendo approdato alla marina un naviglio carico di merci, una donna acquistò dei drappi preziosi che espose alla finestra per la festa del Corpus Domini: erano tessuti infetti da peste. A causa del caldo il male si diffuse e colpì molti cittadini. La notizia dell'epidemia si sparse subito nei paesi vicini, Bova fu isolata, il commercio di ogni genere fermo. Tale isolamento originò anche una forte carestia e la morte di moltissimi abitanti.

Nel corso del XVI secolo, si ebbe un risveglio dell'attività predatrice dei turchi contro l'Italia meridionale e ne derivò la necessità di apprestarsi alla difesa; fu infatti realizzata una linea di torri di guardia lungo tutto il litorale calabrese. Nel territorio costiero di Bova esisteva già, a quel tempo, la Torre di San Giovanni d'Avalos posta sul Capo Crisafi, furono quindi costruite Torre Vivo, completamente smantellata nel 1700, e Torre Varata . Si ha notizia di molte incursioni turchesche nel territorio di Bova. Nel 1572 alla marina di Bova si erano rifugiate due tartane cristiane, per sfuggire all'inseguimento di un naviglio turco, l'equipaggio chiese aiuto ai bovesi e il Governatore della città , alla guida di un numeroso stuolo di cittadini, scese alla marina. La battaglia durò molte ore e i turchi rimasero uccisi sulla spiaggia, il piccolo esercito bovese riuscì a mettere in fuga le navi turche. Il terremoto del 1783 provocò a Bova notevoli danni valutati per cinquantamila ducati.
Quando nel 1799 i francesi istaurarono a Napoli la Repubblica Partenopea, non tutto lo stato napoletano ne fece parte, l'estrema provincia di Reggio, Bova compresa , rimase sotto il governo dei Borboni. Il Cardinale Ruffo nel febbraio del 1799 sbarcò in Calabria alla riconquista del regno, e fu agevole in tale zona l'organizzazione delle bande che accorrevano ai suoi ordini. Uno dei primi paesi che rispose all'appello fu Bova , dove si costituì una grossa banda di Sanfedisti che mosse verso Reggio incorporandosi alle truppe del Cardinale.

Oltre alle catastrofi naturali, Bova subì, nel 1943, durante l'ultimo conflitto mondiale, un grave bombardamento da parte degli angloamericani, che danneggiò notevolmente le strutture insediative; nella strage morirono ventisei cittadini bovesi.

Fonte: Comune di Bova
 
Copyright © Frezza.NET Communications P.I. 01413360676 - Tutti i diritti riservati