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Cerva centro turistico - montano della Presila catanzarese posto a 850 metri sul livello del mare è delimitato dai due fiumi Crocchio e Nasari e si estende sul versante Ionico della costa calabrese tra la città di Catanzaro e la città di Crotone.
Pur storicamente recente, sulle origini di questo paese esistono interpretazioni controverse.
Secondo alcuni Cerva esisteva già con questo nome, intorno al 1620 epoca della fondazione di Sersale, ma la versione più accreditata e riscontrata è quella secondo cui le origini risalgono ai primi anni del secolo XVIII ad opera di alcune famiglie di coloni provenienti dalla provincia di Cosenza.
Feudo inizialmente della famiglia Poerio di Belcastro, fu chiamata originariamente con il nome di "San Giovanni della Croce", in seguito, narra la tradizione popolare, che questo nome fu tramutato in "Cerva" perché era solito comparire una cerva nelle vicinanze del villaggio (secondo altri il nome Cerva deriverebbe dal fatto che anticamente queste zone, ricche di selvaggina, erano rinomate per la caccia al cervo).
Nel 1746 il villaggio dai Poerio passò alla famiglie dei Maida di Cutro ma, dopo un breve periodo, nel 1758 venne restituito di nuovo ai Poerio di Belcastro che lo tennero fino all'eversione della feudalità avvenuta nel 1806. Nel decennio della dominazione francese la Calabria segna un rinnovamento amministrativo ed in seguito a ciò, con decreto del 19 Gennaio 1807, Cerva veniva riconosciuta "LUOGO", ossia Università, del cosiddetto governo di Belcastro. Con l'istituzione dei Comuni, decretata il 4 Novembre 1811, veniva il legname dei vigorosi boschi silani e lo sviluppo di una serie di attività artigianali tipiche. Civiltà fondamentalmente contadina la struttura socio-economica del paese, per lungo tempo, ruotò intorno ai poderi di tre o quattro famiglie nobili del comprensorio che da sole detenevano quasi l'80% del territorio comunale e che assorbivano quasi il 90% della forza lavoro del paese. In seguito al terremoto del 1908 anche Cerva subì ingenti danni ma riuscì a reagire con dignità riportando il corso del suo sviluppo alla normalità; durante gli anni della II guerra mondiale si ebbero momenti molto difficili che, nel 1943, sfociarono in una rivolta popolare contro le angherie del locale comandante del presidio dei carabinieri ("U Marasciallu"); ciò causò una brusca frenata d'arresto allo sviluppo del paese in quanto quasi il 70% di esso fu interessato dalla dura repressione che ne seguì.Considerata frazione di Andali e compresa nel Circondano di Cropani, dopo una pacifica convivenza, tra i due borghi, si sentì la necessità di rendersi entrambi autonomi.
L'iniziativa fu presa dal parroco pro-tempore di Cerva, Stefano Trocino, il quale, esponendo le ragioni per le quali si rendeva indispensabile l'indipendenza, fra le varie argomentazioni, denunziò anche "la diversità etnica tra le due popolazioni, essendo Cerva italiana, mentre Andali di origine albanese.
Ciò avveniva con una petizione firmata il 10 Maggio 1848 e diretta all'intendente della Calabria Ulteriore Seconda. 1128 Ottobre 1850 Cerva fu dichiarata Comune autonomo.
Nel corso degli anni successivi la vita del paese scorse tranquilla accontentandosi delle poche risorse disponibili che erano l'agricoltura, l'allevamento del bestiame, artigiane per l'edilizia, artigiani di impiantistica termoidraulica, artigiani del legno, della ceramica, della pietra, una torrefazione artigianale di caffè; è, poi, molto sviluppata la raccolta e la trasformazione delle castagne, delle olive e dei funghi; l'allevamento brado degli ovini, l'allevamento in stalla dei bovini e dei suini; l'industria boschiva di legna da ardere.
Oggi Cerva si presenta al turista come un ridente borgo, avvolto da un manto di verdeggianti boschi, che, nonostante le carenze tipiche dei piccoli paesi di montagna, richiama per la sua bellezza naturale, per il clima salubre (anticamente le popolazioni delle zone marine, infestate dalla malaria, erano solite, nei mesi estivi, trasferirsi in questo paese in cambiamento d'aria) e per la varietà di prodotti tipici (gastronomici e artigianali) che offre.
Negli anni del dopoguerra cominciò un lento ma inesorabile processo di trasformazione che ben presto portò il paese ad un assetto socio-economico completamente diverso; iniziò infatti il massiccio fenomeno dell'emigrazione verso le regioni del Nord e verso i paesi Europei che assottigliò la popolazione residente, causò l'abbandono di molte delle attività tipiche esistenti e fece quasi scomparire la disponibilità di manovalanza agricola che ben presto si tradusse in un tracollo di questa attività fondamentale.
In ogni caso, questo fenomeno, ebbe di positivo l'afflusso di ingenti risorse finanziarie, derivanti dalle rimesse degli emigrati, che consentirono la realizzazione di unità abitative moderne e la conseguente espansione urbanistica del paese.
Negli ultimi anni vi è stato un sostanziale ripensamento che ha riportato molta gente a dedicarsi e a riscoprire molte di quelle attività abbandonate per cui attualmente le attività preminenti del luogo, oltre al massiccio impiego stagionale di operai idraulici-forestali.La parte interessante è il centro storico, in gran parte strutturato, con i suoi angoli caratteristici, con i"Murales" che raffigurano i momenti più significativi della storia di Cerva e delle sue tradizioni; con il "palazzo Griffo" completamente ristrutturato e destinato a Museo. Parte importante del centro storico è una nuova chiesa dove è possibile ammirare un grandioso mosaico rappresentante l'Immacolata, grandi finestre istoriate, cotte a gran fuoco e legate a piombo, che rappresentano i simboli dei sacrameti, realizzate dai maestri fiorentini; un vecchio crocifisso dell'800, esemplare raro di lavoro in carta pesta laminato d'oro; una statua della Madonna in massello di cirmo realizzata dagli artisti di Ortisei; il vecchio fonte battesimale, l'acqua-santiera e il leggio tutti realizzati in granito lavorato a mano da un vecchio artigiano di Cerva, il Sig. Ciliberti Cerfoglio, ultimo detentore di un'arte ormai scomparsa.
Sono molto interessanti, dal punto di vista architettonico, alcune case antiche con i loro archi, con ampi spazi, scalinate in pietra e con tanta luminosità; queste case, appartenute ad alcune famiglie nobili del passato, ancora oggi, sono testimonianza dell'antica struttura sociale. La zona centrale del paese è occupata dalla piazza, completamente ristrutturata, e dall'anfiteatro, di recente costruzione, che sono il fulcro delle manifestazioni popolari che si realizzano durante l'anno.
Sono da scoprire, attraverso passeggiate ecologiche, itinerari paesaggistici che si snodano nei boschi che circondano Cerva e lungo le sponde del fiume Crocchio con la sua tipica vegetazione incontaminata, lo spettacolare paesaggio che l'accompagna, con le sue cascate, le ampie vasche e una notevole presenza di trote, impressionanti i grandi burroni con la classica vegetazione mediterranea; in queste passeggiate, veramente salutari, è facile scoprire e incontrare vecchi casolari dove, in tempi non lontani, si essiccavano le castagne per ricavare "i pastilli".
Ad oltre l000 metri di altitudine, in località "Donaglie", immersa fra i pini, si trova un'area attrezzata per piccole soste turistiche a cui fanno capo una serie di percorsi naturalistici che si immergono in 220 ettari di bosco, di proprietà comunale, la cui vegetazione, prettamente mediterranea, è arricchita da secolari alberi di castagno, da immense querce, da alberi di sughero, da pini, da abeti, da faggi. Tutto il paese con i suoi angoli, il suo popolo, la sua vita, i suoi boschi, è veramente uno spazio suggestivo dove poter trascorrere giorni sereni, ricchi di scoperte e di passeggiate, giorni vissuti ancora in una natura che non ha perso nulla di questo nome, con la possibilità di poter trovare e gustare molte specialità gastronomiche locali preparate secondo le vecchie ricette tradizionali. Tra queste ricordiamo i piatti a base di pasta fatta in casa come "i scilatialli", "i mparrettati", "i cuvatialli" oppure i dolci fatti in casa tipo "e pittanchiuse", "i tardilli", "e grispelle", "e crucette" e "lli crustuli" tipici del periodo Natalizio; "e cuzzupe" che si trovano nel periodo Pasquale; poi ancora "i vallani", "e ruselle" e "li pastilli" nel periodo autunnale.
Facili da reperire prodotti tipici conservati sott'olio e sott'aceto tipo i funghi, le olive, i pomodori secchi; oppure i pregiatissimi funghi porcini seccati al sole.
Ancora si possono gustare "e supressate","e sazizze", "i capeccualli", "e fnittule", "i fnisuli" e "llu suffnittu" durante il periodo tipico dell'uccisione del maiale per la provvista familiare (Dicembre-Gennaio); i latticini tradizionali del luogo tipo "u formaggiu pecurinu", "a ricotta", "a iuncata" ricavati con il latte ovino e capri-no degli allevamenti ancora allo stato brado.
Fonte: Provincia di Catanzaro | | |