STORIA DI CODIGORO La' dove il Goro nasceva alla sinistra del Volano, in tempi remotissimi, iniziò a formarsi Codigoro. Circondata dalle acque, divenne ben presto dimora di poveri pescatori e cacciatori che compresero molto bene come fosse ottima cosa mettersi vicino alle vie d'acqua per smerciare i loro prodotti poichè a quel tempo le principali comunicazioni avvenivano via acqua ed un canale navigabile collegato al mare rappresentava una grande ricchezza. Fu così che, a poco a poco, Codigoro divenne un posto frequentato ed abitato. Lasciati i toponimi "Neroma" e "Neronia" all'epoca romana, Codigoro entrò nell'orbita dell'Esarcato bizantino di Ravenna fino all'anno mille, per poi passare sotto il governo dell'"Insula Pomposiana", dove il benedettino Abate Pietro diede ai codigoresi in enfiteusi, delle terre dell'isola pomposiana. L'Abate pomposiano vista la crescente importanza di Codigoro ordinò di costruirvi una "casa" - dove esprimeva il governo politico, l'amministrazione economica e commerciale ancor oggi presente e conosciuta come il Palazzo del Vescovo. Fin dal 1155 esisteva, sempre a Codigoro, una chiesa dedicata a S.Martino Vescovo di Tours con la qualifica di "Pieve" il che fa presupporre un nucleo di persone abbastanza importante. Dalla vicina Ferrara, nel frattempo, la potenza Estense si espandeva e la pressione Sull'Abbazia pomposiana, affinchè cedesse terre e diritti, aumentavano ogni giorno. Purtroppo già nel 1152 con la rotta di Ficarolo il Po si spostò a Nord ed il Volano, fino ad allora ramo principale, divenne secondario ed i canali senza più quella forte spinta cominciarono ad impantanarsi. Iniziò così la fine, lenta ma inesorabile, del periodo aureo di Pomposa.
I Benedettini per l'insolubrità del luogo si ritirarono, l'insigne Abbazia rimase abbandonata ed anche Codigoro perse la sua importanza. Nel 1464 Borso d'Este fece il primo tentativo di bonifica dedicandosi soprattutto al miglioramento di una rete di scoli esistenti anche se la prima grande bonifica, con la partecipazione dell'insigne idraulico ed architetto G.B. Aleotti, fu fatta da Nicolò Estense - Tassoni e si concluse nel 1580. Le chiaviche dell'Abate a Mesola e quelle dell'Agrifoglio a Pomposa mostrano ancora la grandezza dell'impresa Estense anche se i benefici non durarono a lungo. In seguito, la Repubblica Veneta fece sboccare più a sud il Po di Levante compromettendo il deflusso delle acque dei canali che insieme all'abbassamento del terreno rese vane le opere dei Signori di Ferrara.
Sempre nel 1598, con la morte di Alfonso II, subentrò la dominazione Pontificia che proseguirà, fatto salvo il periodo Napoleonico, fino all'Unità d'Italia - e Codigoro, nel frattempo, cominciò ad emanciparsi, liberandosi dai molteplici legami pomposiani - estensi che, se un giorno la rendevano forte e gloriosa, ora le tarpavano le ali. L'importanza che andò assumendo nella bassa ferrarese è indicata anche dalla istituzione della Fiera, un vero mercato di vendita e contratti operante già nel 1671. Tra la metà e la fine dell'800 iniziarono le bonifiche e con la costruzione del primo impianto idrovoro vennero prosciugati 56000 ettari di terreno, per Codigoro significò lavoro, sviluppo, l'arrivo di tantissime famiglie dal Veneto e dalla Romagna. |