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LE ORIGINI
Metauros (o Matauros), la città magno - greca da cui ha origine Gioja Tauro, sorgeva sulla riva destra del fiume Metauro (oggi Petrace) sviluppandosi probabilmente sull'altopiano coincidente con l'attuale centro cittadino. La sua esistenza è stata provata dai numerosissimi reperti archeologici conservati oggi al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria nonché al Metropolitan Museum di New York, qui portate sul finire del 1800 dai primi emigranti. In quel periodo, infatti, si rinvennero delle terrecotte architettoniche che vennero quasi subito disperse sul mercato antiquario americano. Se ne auspica, da più parti, una loro collocazione nel Museo della Storia e delle Tradizioni Popolari della Città.

Nel 1956 e nel 1959, nel corso di due campagne di scavi promosse dal prof. Alfonso de Franciscis, allora sovrintendente alle Antichità della Calabria, vennero rinvenute, in contrada Due Pompe, molte tombe di un complesso sepolcrale di età ellenistico - romana.

La necropoli comprendeva 250 tombe ad inumazione e ad incinerazione e molti sono stati i corredi funebri venuti alla luce: anfore, coppe, lucerne, vasi geometrici, corinzi, jonici, attici e romani, con prevalenza dell'hydria, un tipico vaso greco con tre anse utilizzato per attingere l'acqua alle fontane. Lo studio delle anfore, specie puniche ed etrusche, potrà apportare un notevole contributo sui commerci tra Metauros e le città del Mediterraneo.

In località Pietra furono invece scoperti i ruderi di una casa romana, riconducibili con tutta probabilità al II secolo d.C., ove vennero ritrovati frammenti di condutture in piombo, lastrine in marmi vari che decoravano lo stesso edificio e numerosissimo materiale fittile come lucerne, chiodi e monete2 databili II – V secolo d.C.. Ancora nel 1959 sono state riportate alla luce alcune monete, recuperate sul fondo del Petrace. Sul retro di queste vi è una figura virile nuda, seduta su una roccia con in mano una pàtera ed ha innanzi un cane con la testa voltata indietro. In questa figura è da riconoscersi il fiume Metauro divinizzato. Ulteriori testimonianze rilevanti dell'esistenza di un centro abitato in periodo arcaico sono i resti di un tempio greco, di un acroterio rappresentante un gruppo equestre fittile databile 490 - 480 a.C., di due skiphos calcidesi l'uno con scena di accecamento di Polifemo (530 - 510 a.C.) l'altro con scena della caccia al cinghiale di Calidone e di pezzi di tegolini e di terracotta architettonica, tutti rinvenuti nella contrada Terre della Chiesa.

Nel 1973, in contrada Due Pompe, sono stati eseguiti degli scavi sotto la direzione della dott.sa Elena Perotti e per conto della Sovrintendenza di Reggio Calabria. Nell'occasione vennero riportate alla luce i resti della necropoli, comprendente alcune tombe, delle lucerne e monili vari. Nei secoli II - III a.C. la necropoli è riusata, documentando così la presenza di un centro anche in età imperiale.

L'anno successivo furono effettuati altri scavi sotto la direzione del dott. Claudio Sabbione seguiti, nel 1975, ancora dalla Perotti fino al 1977 anno in cui ulteriori scavi hanno riportato alla luce 370 sepolture risalenti al VII secolo a.C. e, nell'area portuale, sono stati scoperti dei resti neolitici che potrebbero attestare un possibile rapporto di traffici commerciali con le isole Eolie e la Sicilia. Gli scavi continueranno fino al 1984.

Un totale di 1850 deposizioni a fossa ed incinerazione che attesta di per sé la vastità territoriale e demografica cittadina per quell'epoca. Sulla fondazione di Metauros i pareri degli studiosi sono discordi. Pare doversi affermare che, dagli oggetti rinvenuti nelle tombe quali le brocchette a corpo quasi cilindrico piuttosto frequenti a Milazzo, Reggio, Zancle (Messina) e Naxos, o le caratteristiche coppe con orlo leggermente svasato, conosciute soltanto a Zancle, Metauros fosse una sub - colonia di questa. E, quindi, alcuni la volevano edificata dagli antichi Zanclei anche secondo la seguente massima: "A Zancleibus Metaurum locatum, a Locrensibus Metapontum, quod nunc Vibo dicitur". Altri ritenevano che fosse stata fondata da Reggio d'accordo con quelli di Zancle (Messina) e che passò sotto Locri dopo la battaglia sul Sagra (oggi Alaro) del 548 a.C. contro i Crotoniati. Altri ancora hanno sostenuto che venne solo colonizzata dai locresi (Metauria Locrorum Aedificium).

E quest'ultima tesi viene considerata la più attendibile giacché nel 673 a.C. venne fondata Locri Epizephiri (l'odierna Locri). Trattandosi questa di una colonia di popolamento, la successione rapida degli stessi insediamenti verso l'interno indica come la colonizzazione sia divenuta una corsa all'accaparramento delle terre migliori. Superata, poi, la catena montuosa e raggiunto il versante ausonico (tirrenico) furono fondate altre colonie: Locri stessa fondò Medma (Rosarno) e Ipponio (Vibo Valentia) e si insediò in Metauros (Gioja Tauro).

La regione, non toccata fino ad allora da così imponenti correnti migratorie, subì quasi un assalto, tanto era l'entusiasmo, quasi pionieristico. Gli insediamenti furono così intensi tanto che le zone di popolamento vennero denominate Mègale Ellas (Magna Grecia) quasi a contrapporle, con gli spazi aperti e le grandi realizzazioni operate dai coloni, alla piccola Grecia metropolitana, dalle terre poco estese ed aride. Chi veniva a colonizzare non era certo il fior fiore delle città di provenienza; si trattava di avventurieri in cerca di fortuna, pratica e senza scrupoli.

La rapidità e l'intensità degli insediamenti greci attestano che si trattò quasi di un assalto concentrico, espressione di un irresistibile vitalismo nel mondo metropolitano greco di quel tempo. I coloni, guidati dall'ècista, importavano da Atene i prodotti artigianali da smerciare nelle aree interessate: bronzi, ceramiche, tessuti. A loro volta inviavano poi in patria i cereali prodotti localmente dopo rapida messa a coltura. E' indubbio che tali scambi crearono condizioni di prosperità sia in Metauros ed il suo comprensorio che in Grecia. Si verificava così l'importazione di culti, idee, costumi, dialetti del mondo greco che lasceranno un'impronta secolare nella zona.

Durante tutto il V secolo a.C. le città della Magna Grecia, specialmente quelle del versante tirrenico, formarono ben presto una comunità così omogenea che fonti greche presentano come gènos Chalkidikòn, rivelandone le attive produzioni artigianali (le ceramiche, i bronzi, le grandi anfore attiche e corinzie che servivano per il trasporto delle derrate quali vino ed olio), i ricchi commerci e un notevole nonché vivace sviluppo culturale ed artistico (ben noto il 'nostro' Stesicoro). Su città tanto prospere e attive incombevano i popoli dell'entroterra appenninico (i Lucani) e, a poco a poco che il nome del piccolo popolo degli Itali venne ad allargare il suo significato comprendendo via gli autoctoni dell'attuale provincia di Reggio e poi in generale quelli dei due versanti (accomunandoli nella regione denominata Italia, l'attuale Calabria), tali popoli attirarono sempre più l'interesse di altri in relazione anche e soprattutto alla integrazione etnica che erano riusciti ad effettuare.

Fonte: Comune di Gioia Tauro
 
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