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IL TERRITORIO Il paese sorge su un rilievo posto a 410 metri sopra il livello del mare appartenente a quel complesso altopiano collinare detto Murgia (dal latino murex:murice, poi roccia aguzza) e più specificatamente al ramo sud-orientale denominato comunemente Murgia dei Trulli, caratterizzato da rilievi poco accentuati (intorno ai 400 metri sopra il livello del mare) e dalle tipiche costruzioni coniche. La Murgia dei Trulli partendo dall'insellatura di Gioia del Colle degrada poi lentamente in direzione Sud-Est fin oltre Ostuni, mentre sul versante adriatico tronca bruscamente con il terrazzamento di Fasano, su quello ionico invece, si stempera discretamente nell'anfiteatro Tarantino. Geologicamente la Murgia fa parte di un grande basamento calcareo denominato tecnicamente Piattaforma Carbonatica Apula formatesi in un mare poco profondo nel Cretaceo superiore (da 120 a 65 milioni di anni fa) per la lenta sedimentazione di fanghi carbonatici, di micro e macrorganismi acquatici favorito dall'enorme pressione marina. Nel Terziario (da 65 a 2 milioni di anni fa) la Piattaforma emerge dalle acque subendo processi di modellamento marino ed atmosferico e continui movimenti tettonici. Nel Quaternario (circa 2 milioni d'anni fa) la Murgia lentamente si riabbassa, con il conseguente avanzamento del mare, che la ricopre quasi totalmente, in questa fase si innescano i processi carsici che continuano fino ai nostri giorni. Nell'ultimo periodo del Quaternario, il Pleistocene (meno d'un milione di anni fa) sulla Piattaforma si sedimentano depositi argillosi e sabbiosi che non interessano, strettamente, il nostro territorio.
In sostanza l'altopiano Murgiano, così com'è adesso, affiora dal sottostante basamento per uno spessore che varia dai 2.000 metri del Calcare di Bari fino ai 1.000 metri del Calcare di Altamura, formato dall'alternarsi di strati calcarei con strati calcareodolomitici; per quanto riguarda le nostre zone, Valle d'Itria e Canale di Pilo (Pirro), sembrano essere Formate in maniera discontinua da due unità litostratigrafiche dette Calcare di Fasano (associabile alla parte superiore del Calcare di Bari) e Calcare di Ostuni (assimilabile a quello di Altamura). La morfologia dell'altopiano Murgiano sud-orientale, è assai discontinua con depressioni vallive (polje), ondulazioni poco elevate, grotte, gravi e doline. L'idrografia superficiale è assente, fortemente compromessa dal carsismo; il prodotto del disgregamento calcareo, le terre rosse, (il Bolo) addolciscono in qualche modo la natura aspra e rocciosa della Murgia continuamente dilavata dalle acque piovane, rendendola, quindi, meno refrattaria alle coltivazioni agrarie. Nel sottosuolo, l'Idrologia è rappresentata da una cospicua falda acquifera che mentre sul litorale marino si presenta a pochi metri di profondità, nell'entroterra si insinua repentinamente tra gli strati calcarei, sprofondando di qualche centinaio di metri sotto il livello del mare.
LE ORIGINI Sulle remote origini di questa cittadina due studiosi locali, Padre Serafino Tamborrini di Ostuni (1784 - 1869) e il medico locorotondese Angelo Convertini (1771 - 1831), ci hanno tramandato delle ricostruzioni storiche troppo spesso condite di mitologia. Entrambi fanno risalire la fondazione parecchi secoli prima di Cristo, ad opera di una colonia di greci Locresi: il primo basandosi sulla corrispondenza tra le parole Locorotondo e Locros-Tonos, ovvero forti locresi, afferma che un gruppo di questi, reduci dalla guerra di Troia, si sia qui stabilito dopo essere approdato sulle coste pugliesi a causa di un naufragio l'altro chiama in causa Periandro Locrese fondatore appunto della città di Locreuse, ossia Locorotondo. Al di là di queste ipotesi fantasiose, col tempo si è venute dimostrando che il sito ove ora sorge la nostra cittadina ha effettivamente avuto una frequentazione umana antichissima Nel 1840 furono rinvenute numerose tombe durante i lavori di scasso per l'impianto di un vigneto, a poche centinaia di metri dall'abitato, in direzione dell'attuale strada per Martina, Franca. Recenti raccolte di reperti di superficie (frammenti, ceramiche, utensili e monete) databili dal III millennio al VII secolo a.C., in contrada Grofoleo, nonchè il rinvenimento ne 1989 nella stessa area, di resti crollati di parti strutturali in pietra, mattoni e tegole assieme a tre rudimentali bothroi (fosse votive a forma di ellissi, fatte di pietra conficcate ne terreno) hanno fornito una serie di preziosi dati, su cui gli studiosi hanno potuto formulare delle prime ipotesi: dopo sporadiche presenze umane non stazionarie, legate alla caccia e alla pastorizia, tra il IX e il VII secolo a.C. si sono formati piccoli agglomerati pedemontani per la conduzione agricola del sito ed un centro più importante arroccato sulla collina. Così conformato l'insediamento deve aver mantenuto poi una certa importanza legata al fatto di trovarsi al crocevia a due antiche arterie fondamentali durante la colonizzazione romana: una, partendo dal brindisino, andava ad innestarsi sulla via Appia presso Altamura, e l'altra dalla costa ionica portava a quella opposta dell'Adriatico. Dobbiamo arrivare fino al XII secolo (1195), in piena dominazione sveva, per trovare il primo documento in cui si fa espressa menzione del luogo detto Rotondo e della sua chiesa di San Giorgio, una sorta di agglomerato rurale, feudo del monastero benedettino di Santo Stefano tuttora esistente sulla costa presso Monopoli. Tuttavia la formazione del feudo, e quindi dell'abitato di Locorotondo, potrebbe intendersi essere avvenuto verso gli ultimi decenni dell'anno Mille, in concomitanza con la nascita del suddetto monastero voluto da Goffredo I, conte di Conversano. Verso la metà del 200 l'originario feudo crebbe gradualmente fino a diventare un vero e proprio casale, che rimase sottomesso alla giurisdizione del monastero di Santo Stefano fino al 1385. Durante quegli anni Locorotondo venne coinvolta nelle turbolente vicende che compromisero la stabilità del monastero entrato in lite col confinante Principato di Taranto, il quale spingeva gli abitanti dei casali ad affrancarsi dalle dipendenze dei monaci. Nel 1314 i Benedettini alla guida di Santo Stefano furono rimpiazzati dai Cavalieri Gerosolimitani che adattarono quella sede a vero e proprio fortilizio. Verso la metà del `300 Locorotondo insieme ad altri casali di Santo Stefano, venne occupata da Gualtieri VI di Brienne, duca di Atene, divenuto famoso per le sue imprese politico-militari tra cui il breve governo di Firenze dal 1342 al 1343. Riottenuto il feudo locorotondese nel 1358 i Gerosolimitani lo tennero fino al 1385 circa. Dalla fine del `300 a gran parte del '400 Locorotondo divenne possedimento di una delle più grandi famiglie dell'epoca nel meridione, i Del Balzo Orsini, il cui dominio su di esso si arrestò con Aghelherto, coinvolto nella cosiddetta congiura dei baroni (1486) tramata ai danni della corte Aragonese. In tale occasione, in seguito ad una ridistribuzione dei feudi, il paese fu donato a Pirro Loffredo, di un'altra potente e nobile famiglia napoletana. Dopo pochi anni (nel 1499) passò ai Carafa; fu in questo periodo che probabilmente vennero eretti le mura e il castello, rimasti intatti fino alla metà dell'800. Ma nel 1530 ai Carafa, infedeli agli aragonesi, successero nuovamente i Loffredo. Questi governarono solo su metà del paese; l'altra metà fu tenuta prima dai Figzceroa e quindi dai Borrassa, i quali nel 1604 comprarono anche la restante parte. Nel corso del `500 il paese conobbe un certo sviluppo: la popolazione subì un notevole incremento; nel 1566 l'Università (l'autorità municipale di allora) riscattò dalla Regia Corte le terre circostanti, da cui si sarebbe poi originato il territorio demaniale; sorsero nuove Chiese (San Rocco, Madonna della Catena), altre (San Giorgio, Madonna della Greca) furono ampliate ed arricchite; nel 1560 venne eretto un Ospedale-ospizio presso la Chiesa Madre, mentre uno già esisteva accanto alla chiesa di Santa Maria dei Martiri, fuori le mura; nel 1587 il medico locorotondese Antonio Bruno diede alle stampe, in Napoli, un'opera filosofica sulla immortalità dell'anima. Nel 1645 i Borrassa, che erano stati sicuramente i peggiori tra i baroni di Locorotondo, furono costretti a vendere il feudo, per debiti contratti con l'Ospedale e Banco della Santissima Annunziata in Napoli, ai duchi Caracciolo di Martina Franca, cui rimase fino all'inizio dell'800. Nel corso del 1799 Locorotondo venne coinvolta, come gran parte dei comuni vicini, nel moto rivoluzionario che investì il meridione in seguito alla proclamazione della Repubblica romana (1798) e di quella Partenopea (1799).
Fonte: Comune di Locorotondo | | |