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Melilli sorge nell'ex feudo Mezzamontagna sulle colline dei Monti Iblei, digradanti verso il Mar Ionio e l'ampio golfo di Augusta.
Il toponimo Melilli, "Sentiero trafficato" o "Cammino battuto", è probabilmente di origine berbera ed è dovuto alla posizione geografica occupata dal paese sulle vie di collegamento fra le città di Catania e Siracusa.
Il territorio di Melilli è stato abitato fin dalla Preistoria, grazie soprattutto alla presenza di molti fiumi, torrenti e rigagnoli che hanno avuto un ruolo decisivo nelle scelte operate dall'uomo alla ricerca di siti favorevoli alla sua presenza.
La presenza di numerose necropoli rupestri, infatti, fece affermare a numerosi storici e archeologi dei secoli scorsi che all'interno del territorio di Melilli fosse da ricercare l'antica Hybla sicula, il cui re Hyblon concesse ai Megaresi dell'ecista Lamis la terra su cui fondare nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. (728 a.C.) Megara Hyblaea.
Anche se gli archeologi contemporanei identificarono Hybla con Pantalica, tuttavia resta nel territorio di Melilli una realtà archeologica importantissima che bisogna valorizzare e rendere fruibile agli appassionati di archeologia.
Durante il periodo Bizantino, Melilli doveva essere un piccolo agglomerato rurale, che in seguito alle incursioni arabe, iniziate nell'827 d.C., richiamò per la sua naturale posizione fortificata gli abitanti dei villaggi circostanti.
Il piccolo agglomerato di Melilli dovette essere occupato dagli Arabi che probabilmente diedero nuovo impulso economico ed edilizio al centro agricolo con la produzione del miele e della canna da zucchero, importata in Sicilia dalle popolazioni berbere.
Ma anche la probabile origine berbera o araba del toponimo, conferma che Melilli potrebbe essere sorta durante la dominazione araba in Sicilia.
I Normanni, sotto il comando di Ruggero d'Altavilla, scesero dalle Puglie in Sicilia nel 1061 per liberarla dalla dominazione araba: campagna di conquista che durò trent'anni e si concluse nel 1091 con la scacciata dall'Isola delle milizie berbere.
Anche il piccolo borgo di Melilli dovette essere liberato dagli Arabi; infatti la prima chiesa del centro Ibleo fu dedicata a San Nicola, Vescovo di Mira e primo Patrono di Melilli.
Il Vescovo di Mira in Asia Minore, deceduto tra il 345 e il 352, fu Patrono di Melilli fino al 12 ottobre 1697, quando dal Pubblico Consiglio fu acclamato Patrono e Protettore della città San Sebastiano.
Sull'odierna cittadina si hanno notizie storiche certe, però, a partire dal XII secolo, quando il Casale di Melilli venne aggregato dall'Infante Federico II di Svevia, re a sole tre anni sotto la tutela della regina madre Costanza, alla cittadina di demanio regio, Augusta da lui stesso fondata in seguito ad una tempesta che costrinse le sue navi a ripararsi nel "sinus megarensis" in attesa che ritornasse la bonaccia.
Durante il periodo feudale, Melilli fu feudo di diversi principi e baroni fino al 1406 quando passò al regio demanio.
Nel 1466 divenne baronia dei Moncada che la mantennero fino al 1812, quando tutti i feudi furono affidati ai baroni come beni allodiali.
Il 10 dicembre 1542 una forte scossa di terremoto, stimata del nono grado della Scala Mercalli, sconvolse il Val di Noto. Anche Melilli fu distrutta dal sisma. I Melillesi però non si persero d'animo e ricostruirono il loro Paese nello stesso sito in cui si trovava precedentemente.
Nel 1676 subì l'assedio e il saccheggio dei Francesi guidati dal comandante De Mornas. Melilli, fedele agli Spagnoli, fu occupata il 23 settembre di quell'anno, quando i presidi della torre e del castello si arresero ai Francesi, che si abbandonarono ad atti di distruzione, rapina e aggressione contro i cittadini.
L'11 gennaio 1693 alle ore 20.45 circa (13.30 circa ora italiana) una violentissima scossa, calcolata dell'undicesimo grado della Scala Mercalli, distrusse interi paesi della Sicilia Orientale. Melilli fu rasa al suolo e circa un quinto della popolazione rimase sotto le macerie: non si salvarono neppure le chiese, la torre e il castello.
Ancora una volta i Melillesi tornarono a ricostruire il paese nello stesso sito, mantenendo la stessa struttura urbanistica con strade strette e tortuose, forti pendii e case a schiera addossate l'una sull'altra.
Il reale decreto del 27 agosto 1842 elevò il Comune di Melilli a capoluogo di circondario di terza classe, a cui fu aggregato Villasmundo, fondata nel 1711 dal patrizio Consalvo Asmundo dei Marchesi di San Giuliano.
Il 29 luglio 1860, a seguito della spedizione dei Mille di Garibaldi, conclusasi con la cacciata dei Borboni, il Consiglio Comunale di Melilli rinnovò il suo voto di annessione alle province d'Italia sotto Vittorio Emanuele II, Re d'Italia.
Gli ultimi anni del diciannovesimo secolo registrarono la partenza di parecchie famiglie melillesi verso i paesi extraeuropei.
Fu l'inizio dell'emigrazione, che ad ondate successive e fino agli anni sessanta, porterà migliaia di Melillesi a raggiungere soprattutto gli Stati Uniti d'America dove andranno a popolare la cittadina di Middletown nel Connecticut.
In quella cittadina sorgerà la "Little Melilli", dove gli emigrati faranno rivivere le tradizioni del loro paese d'origine, con la costruzione di una chiesa dedicata a San Sebastiano e l'istituzione della festa al Santo Patrono.
Quattro sono stati gli avvenimenti più importanti che hanno segnato lo scorrere del ventesimo secolo.
La prima guerra mondiale, che costrinse molti giovani melillesi ad abbandonare le loro famiglie, il lavoro e i progetti futuri, per andare a combattere sui diversi fronti del Nord Italia.
La seconda guerra mondiale, nel corso della quale Melilli fu bombardata per ben due volte e occupata dalle Forze Alleate.
La fine del secondo conflitto mondiale lasciò l'Italia economicamente in ginocchio: a soffrirne erano soprattutto le classi più deboli. Infatti le difficoltà di una ripresa economica non mancavano e ad essere colpiti erano soprattutto i contadini, i braccianti e gli artigiani, che intrapresero la via dell'emigrazione. Ritornò, dunque, quel flusso migratorio verso gli Stati Uniti forzatamente bloccato nel periodo fascista. Oltre mille Melillesi raggiunsero l'America legalmente o clandestinamente.
Con l'avvio dell'industrializzazione, iniziata dopo la fine del secondo conflitto mondiale, anche il territorio di Melilli, agricolo, subì una profonda trasformazione industriale, che iniziò verso la metà del 1948 con l'installazione a Punta Cugno della RASIOM, la prima raffineria di petrolio. A questa si aggiunsero successivamente la Sincat, la Montecatini, la Celene, la Cogema, la Liquigas, l'Isab e la centrale termoelettrica dell'ENEL. In quasi trent'anni, dal 1948 al 1976, la fascia costiera del territorio melillese ha subìto l'installazione di tutte le industrie chimiche e petrolchimiche, che si trovano nella provincia di Siracusa.
Nel 1979 Melilli dovette cedere parte del suo territorio costiero a Priolo Gargallo, che fu eretto Comune autonomo. Con tale cessione, la cittadina Iblea perdette anche alcune industrie, che furono assegnate al nuovo Comune di Priolo Gargallo, nonché la popolosa frazione di San Focà. Contemporaneamente gli abitanti della frazione di Marina di Melilli furono costretti a trasferirsi in altre zone della provincia a causa dei gravi problemi ambientali provocati dalla presenza dei grandi complessi industriali. Di Marina di Melilli, sacrificata sull'altare dell'irrazionale industrializzazione, non resta adesso che un esempio di archeologia industriale con case abbandonate e sventrate, a simboleggiare la sconfitta subita dall'uomo a causa del progresso.
Nel 1990, il 13 dicembre, all'1.25, preceduta da un forte boato, una scossa di terremoto tra il 6° e l'8° grado della scala Mercalli, con epicentro nel Golfo di Augusta, ha colpito Melilli. In 45 secondi il centro storico di Melilli è stato fortemente danneggiato.
Oltre a Melilli centro, il territorio comprende le frazioni di Villasmundo e Città Giardino.
Fonte: Comune di Melilli | | |