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IL PAESE FINO AL 1669 Fin dal suo nascere, però, a causa della sua ubicazione sulle pendici del vulcano, NICOLOSI sembrò destinato a mille sventure: terremoti ed eruzioni.
Nonostante ciò, frequenti erano nel luogo le visite della regina Eleonora, moglie di Federico II d'Aragona e, più tardi, della regina Bianca di Navarra, moglie di re Martino che soggiornò a lungo nel monastero.
Proprio grazie al coraggio della regina Bianca gli abitanti non abbandonarono il paese nel corso dell'eruzione del 1408; non meno minacciosa e spaventosa dovette essere l'eruzione del 1444.
Comunque il borgo di NICOLOSI cresceva d'importanza al punto che, nel 1447 divenne feudo del Principe di Paternò e fu amministrato da suoi procuratori che risiedevano a Malpasso.
Dopo le eruzioni del 1536 e del 1537 ed il terremoto del 1542 mentre i monaci di San Nicola ottenevano prima temporaneamente, poi definitivamente il permesso di abbandonare il monastero, il paese continuava ad ingrandirsi verso sud, attorno alla Chiesa che, nel 1601 divenne parrocchia, svincolandosi da Mompilieri.
I " fuochi " cioè le famiglie residenti aumentavano e ciò faceva sperare anche in uno sfruttamento agricolo più ampio nel territorio; invece le eruzioni, le carestie e le pestilenze che si susseguirono, ridussero le risorse del nostro piccolo centro, riportando alla luce una vecchia piaga, quella del brigantaggio, retaggio delle misere condizioni economiche di un tempo.
Un nuovo e violento arresto nella crescita venne nel 1633, quando dopo un violento terremoto fu la volta di una nuova e terribile eruzione che distrusse case e provocò vittime.
Nel manoscritto del Sac. VINCENZO MAGRI', cappellano maggiore della Chiesa Madre, che scrisse la storia degli avvenimenti del 1669,ripresa dal Recupero nella sua "Storia Generale dell'Etna", possiamo leggere: - Al 21 febbraio, (1633) alla mezzanotte di giovedì e venerdì, venne un terribilissimo terremoto in Nicolosi, che atterrò la maggior parte delle case nella Contrada del Piano, assieme con la Chiesa della Madonna dell'Idria; e sotto le pietre morirono 17 persone piccole e grandi e molte ne furono uscite vive dalle atterrate case-.
Questa situazione di disagio spiega il mancato sviluppo in tali anni e l'esiguità numerica degli abitanti che, nel 1653 ammontavano a soli 515.
A dare il colpo definitivo giunse poi la più terribile, forse, delle eruzioni storiche dell'Etna,quella del 1669 che raggiunse Catania.
LE VICENDE DAL 1669 AL 1766 La quantità di sabbie buttate durante l'eruzione del 1669 fu tale da sommergere Nicolosi, Pedara e Trecastagni mentre la lava distrusse Malpasso, San Pietro, Campo rotondo, Mompilieri e San Giovanni Galermo giungendo a Catania, al mare e circondando Castel Ursino. L'eruzione che cessò l'11 luglio creò presso Nicolosi i Monti Rossi, il più grande dei coni laterali etnei.
(I MONTI ROSSI chiamati così per il colore dei detriti che li formano. Inizialmente furono denominati "Monti Ruina"; accanto ad essi, per effetto della stessa eruzione si creò una grotta di scorrimento lavico, denominata "grotta delle Palumbe" da Mario Gemmellaro che la scoprì nel 1823.)
I Nicolositi dopo essere stati lontani per quattro mesi dal loro paese furono costretti ad abitare una nuova città con gli altrettanto sfortunati abitanti di Malpasso e Mompilieri, cioè Fenicia Moncada per volontà del Principe di Paternò.
Essi non accettarono di buon grado il trasferimento dalla "montagna" ad una zona paludosa e benché fosse loro vietato, di tanto in tanto ritornavano a Nicolosi per dissotterrare le case dalla cenere e dalla sabbia. La ribellione fu punito bruciando quanto già riportato in luce, ma non desistettero dal loro proposito di ritornare al paese e riedificare le case e le vigne.
Il sacerdote Magrì riferisce: "Sebbene infermo, mi portai a rivedere l'antico nido! Come giunsi piansero quei miei paesani di contento, pregando di assisterli presso il Principe per ottenere il desiato permesso di rifabbricare senza timore"
E la risposta positiva, infine venne, il 4 agosto 1671: "Con la mia venuta quando le fabbriche saranno almeno duecento, allora sarà il caso farci stabilire i sacramenti per sempre ed anche creerò gli uffici per governarvi; trovando però i Nicolosi in minor numero, sarò forzato disfare il tutto"
Si incominciò a rifabbricare il paese; fu rapidamente sistemata la Chiesetta della Madonna delle Grazie, l'unica a non aver subito danni, e qui furono portati i Sacramenti della Chiesa Matrice(sotto il titolo dello Spirito Santo) della quale erano rimasti in piedi pochi muri, il 18 agosto 1671.
NICOLOSI venne ricostruito tenendo conto dell'aspetto che aveva prima del 1669 conservando la fisionomia dell'abitato precedente. Le case sorsero lungo la strada che collegava a est con Pedara ed a ovest con Malpasso ricostruito Belpasso.
Sia la Chiesa Madre che quella delle Anime del Purgatorio furono ricostruite nello stesso luogo e con parte del materiale precedente, mentre alla prima metà del 700 risale la costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, di quella della Madonna del Carmelo nonché di quella di San Giuseppe.
La popolazione era sempre in aumento ed il paese si ingrandiva verso ovest, nella zona chiamata "a sciara" oltre il Piano delle Forche, così chiamato perché vi si eseguivano le impiccagioni Oltre la via che univa Nicolosi a Belpasso (ovest) e Pedara (est) il paese si collegava con Mascalucia dalla Via del Carmine e con Mompilieri da Via Abate Longo. Questa via partiva dall'odierna Piazza della Vittoria, un tempo denominata Piazza della Forca; qui fino alla metà del 700 finiva il paese, proprio perché le esecuzioni dovevano avvenire ad una distanza precauzionale dall'abitato. mentre ad est terminava alla Cappella della Anime del Purgatorio.
Le uniche fonti di reddito rimanevano la pastorizia e l'agricoltura.
Anche nella seconda metà del XVIII secolo l'Etna minacciò da vicino il paese e l'abitato fu seriamente in pericolo con l'eruzione del 1766.
LE VICENDE DEI SECOLI XIX E XX L'evento più importante per Nicolosi nel XIX secolo fu, senza dubbio, sia dal punto di vista urbanistico che economico, il taglio dell'asse di quella che ora chiamiamo Via Etnea, in quanto determinò una rotazione nello sviluppo del paese (non più sulla linea Tre Altarelli - Monastero quanto sulla linea diretta per l'Etna).
La via, ardentemente voluta da Don Alvaro Paternò Castello, principe di Manganelli, Intendente della Val di Catania, fu dallo stesso progettata ed articolata in cinque tratti: il primo portava dal quartiere della Barriera del Bosco di Catania fino a Gravina
il secondo da Gravina a Mascalucia, il terzo da Mascalucia a San Rocco, il quarto da San Rocco a Massannunziata ed il quinto da Massannunziata a Nicolosi.
La realizzazione avvenne nel 1835 come si evince dalla lapide commemorativa su uno dei due obelischi a Barriera; la stessa doveva essere apposta sulla PIRAMIDE, imponente monumento che segnava la fine della strada stessa.
Esso doveva innalzarsi proprio come una piramide su una ossatura di pietra lavica che, sin dall'inizio, richiese notevoli lavori di assestamento.
Speranza del principe di Manganelli era quella di prolungare la via ben oltre Nicolosi, fino all'Etna e precisamente alla Grotta del Monte Colombaro o Grotta degli Inglesi, con motivazioni veramente grandi dal punto di vista turistico: "... Rendere accessibile il nostro Etna agl'illustri forestieri, ed ai dotti scienziati, e viaggiatori che da remotissime contrade muovono a perlustrarlo. Non avrem dunque in Sicilia un solo esempio da contrapporre alle sorprendenti carreggiate delle Alpi, dei Pirenei e della Svizzera?"
Nel 1837, intanto, il Re Ferdinando avendo approvato il progetto, accordava che la strada stessa portasse il suo nome FERDINANDA o FERDINANDEA. Intanto il monumento della Piramide, presso il cimitero, non era ancora stato completato per molteplici cause, prima fra tutte, la natura del suolo.
Realizzata la base e apposti i marmi, questi furono presto asportati o rubati mentre le spese per i materiali si facevano sempre più eccessive, tanto che nel 1839 era stata eretta solo l'ossatura in pietra lavica con la scalinata.
Il progetto non arrivò mai a totale compimento e resta ora quell'ammasso di pietra sulla quale campeggia la lapide in marmo che il tempo e l'incuria stanno ora ulteriormente danneggiando.
La via Ferdinandea, poi via Etnea, fu ultimata invece circa 100 anni dopo, in piena epoca fascista.
In realtà anche se la strada Ferdinandea non attraversava il paese, nei primi decenni del secolo MARIO GEMMELLARO, illustre vulcanologo e sapiente amministratore, contribuiva a rendere accogliente ed ospitale il nostro piccolo centro.
Per suo interessamento la strada di ingresso al paese fu spianata e resa quasi rotabile col lavoro giornaliero gratuito degli abitanti ed ornata da alberi di ailanto, mentre la piazza, ove sorgeva la Chiesa Madre fu ingrandita e creata una cisterna pubblica ad uso degli abitanti poveri.
Ancora oggi è visibile la lapide in latino ma la scritta, per l'usura del tempo e l'incuria dell'uomo è ormai illeggibile.
Questo lo scritto originario:
FERDINANDO I SICILIARUM REGE STEPHANO SAMMARTINO SANCTI MARTINI DUCE PRIMO PROVINCIAE PRAEFECTO ANNO 1818 LEGES IN HAEC VERBA SUNT SANCITAE: MULTIS AQUATUM PROPERANTIBUS QUI PRIOR CISTERNEM I - ADIERIT HAURITO II - DIVITIVUS QUIBUSQUE SUNT CISTERNAE AQUAE HAUSTUS DENEGATOR III - ANIMALIA NUMQUAM HUC POTUM APPELLITO IV - SORDES NEC ALIUD QUIDQUAM INICITO NEQUE AQUAS VITIATO V - SI QUA DAMMA AEVITAS INFERRET QUOMINUS A QUAE COHIBERI NEQUIRENT, PUBLICO AERE SINT INSTAURANDA VI - IUSSU, INVITOQUE SYNDACO NIHIL MOLITO VII - SECUS SI QUIS FAXIT EX LEGE MULTATO.
Dal 1840 erano state abolite le leggi degli usi promiscui ed il territorio da dissodare e coltivare era stato ridotto in frazioni e concesso agli abitanti per impiantarvi vigneti, pometi... Da qui la possibilità di ottenere buoni guadagni con i prodotti della terra.
Quando, il 17 Marzo 1861 Nicolosi divenne Comune del Regno d' Italia poteva definirsi veramente un "grosso villaggio".
Sicuramente vi erano due alberghi (come riferisce J.J.E. Reclus in "La Sicilia e l'eruzione dell'Etna del 1865) divenuti in seguito tre ed apprezzati per la pulizia e per le comodità che vi si trovano.
Nonostante l'Etna terrorizzasse gli abitanti di tanto in tanto con scosse di terremoto più o meno lievi, dopo l'eruzione del 1766 poche altre eruzioni avevano minacciato molto da vicino il paese ed anche questo aveva contribuito ad un miglioramento generale economico.
Il 18 Marzo 1883 Nicolosi fu scosso da un terremoto violento e le scosse ripetute nella giornata e nel giorno successivo causarono il crollo di varie abitazioni, tanto che si prepararono baracche all'aperto ed il 20 ebbe inizio l'eruzione, ritenuta da tutti molto vicina al paese (iniziò durante la nottata).Dopo un giorno e mezzo l'eruzione si poteva però considerare cessata.
Comunque, passati alcuni mesi la vita a Nicolosi riprese normalmente: si ricostruirono le case, si ricominciò l'attività di sempre, ma i terremoti di tanto in tanto sconvolgevano la gente (si ebbero scosse sia nel 1884 e particolarmente ripetuta nel 1885).Il timore divenne realtà tra il 18 e il 19 Maggio 1886. Preceduta da un fortissimo terremoto ebbe inizio una nuova eruzione da una fenditura apertasi a circa 12 chilometri dal paese nei pressi di M.Grasso.
Le bocche eruttive erano due: dalla prima uscivano gas, cenere, lapilli, scorie e grossi macigni che dettero origine al M. Gemmellaro (così chiamato in onore di Carlo Gemmellaro insigne vulcanologo e uomo di scienza), dall'altro il magma ad una notevole velocità.
Non diminuendo il pericolo nei giorni successivi, le autorità avevano fissato il cordone sanitario di cinta per tutto l'abitato e lo svuotamento delle cisterne, per impedire che la lava, venendo a contatto con l'acqua, le facesse scoppiare.
Intanto iniziavano i preparativi per lo sgombero del paese: sui carri venivano caricati i pochi mobili, tegole, porte, imposte e botti.
Anche nei giorni successivi continuarono le processioni ai simulacri dei Santi ed il 27 Maggio sembrò quasi un prodigio che il braccio lavico diretto agli Altarelli, dopo aver raggiunto l'oratorio improvvisamente si fermasse,diramandosi verso Est.
Il giorno successivo 28 Maggio tutte le diramazioni davano segni di movimento: il ramo ad est aveva sorpassato, circondando i tre Altarelli e seppellendo la strada; il ramo diretto ai M. Rossi li aveva investiti e scorreva lambendoli dal lato orientale, un altro braccio scendeva a Ovest verso Belpasso. Il ramo più attivo era quello dei M.Rossi, il cui fronte largo ed alimentato, distava solo 800 metri dalle prime case del paese.
Il 29 Maggio i rami dei tre Altarelli e dei M. Rossi erano ormai nelle vicinanze dei caseggiati: alle ore 12 del 31 Maggio iniziava lo sgombero.
Il banditore, che passava allora per le vie del paese annunciando, anzi proclamando le notizie più importanti, quel giorno dovette annunciare la triste notizia.
Nel 900' molti abitanti di Nicolosi sacrificavano la loro vita nei conflitti mondiali, rispondendo alla chiamata della Patria. In epoca fascista, intanto, si riprese il progetto della strada per l'Etna. Nel 1929 l'Amministrazione provinciale con a capo l'Avv. V. Lo Giudice decise la costruzione della strada e studiò, in tempo brevissimo i mezzi per realizzarla.
I lavori iniziarono il 29 Settembre 1931. Poiché la strada aveva inizio a quota 698 e terminava a quota 1880, il dislivello da superare era notevole: inizio in proseguimento del rettifilo terminale della provinciale CATANIA - MASCALUCIA - NICOLOSI (cioè la via Ferdinandea), passaggio ai piedi dei Monti Rossi e a Monte Renazzi, snodo sulle pendici di Monte Sona e di Monte Manfrè e, con ampie curve e controcurve, su per il ripido fianco del grande Vulcano fino a giungere alla Cantoniera dalla quale si gode la magnifica visione di un terzo della Sicilia.
La costruzione durò formalmente tre anni.
Agli anni 50'risale l'opera più importante: arrivava l'acqua potabile direttamente nelle case.
Gli ultimi decenni hanno visto una radicale trasformazione del paese che a poco a poco ha cambiato fisionomia; a ciò ha contribuito la realizzazione di opere nuove: l'operazione di sostituzione edilizia dei vecchi con nuovi fabbricati ed il processo di riempimento degli spazi non ancora edificati.
Dall'immediato dopoguerra, inoltre, i pendii sud - orientali dell'Etna sono diventati meta di villeggiatura estiva della popolazione catanese, che vi ha costruito le seconde case dalle linee architettoniche moderne e dai colori vivaci che come detto, male si inseriscono nel paesaggio naturale ed agrario della montagna.
Il boom dell'edilizia ha arrecato indubbiamente benessere, ad un paese come Nicolosi, posto a poca distanza dalla città, e da cui dipende per la sua economia prevalentemente terziaria, ma, con quanti compromessi Da qui, però anche l'attenzione sempre crescente nei confronti di una politica turistica matura, diversa che avesse come obiettivo di offrire ad una grande quantità di persone la possibilità di visitare e soggiornare in queste zone.Siamo ai nostri giorni.
Fonte: Comune di Nicolosi | | |