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Belluno è capoluogo dell'omonima provincia, e maggiore centro abitato della Valbelluna. La città antica di Belluno sorge su uno sperone di roccia in prossimità della confluenza del torrente Ardo con il fiume Piave. A nord si staglia verso il cielo l'imponente gruppo dolomitico dello Schiara (2162 s.l.m) con la caratteristica Gusela del Vescovà, il monte Serva (2054 s.l.m) con la sua mole imponente e il monte Talvena, mentre a sud le prealpi separano il bellunese dalla pianura veneta. Sempre a sud, nella zona del Castionese, si erge l'alpe del Nevegal con i suoi impianti di risalita e le numerose piste da sci.

Il nome della città deriva dal celtico belo-dunum che significa collina splendente, proprio per la posizione favorevole che occupa l'abitato nel cuore della Valbelluna. La città fu fondata attorno al 200 – 220 a.C. e a partire dal 181 a.C. la Città diventò una strategica base militare romana e il "municipium Bellunum” al tempo di Augusto entrò con un ruolo di primaria importanza nella X Regio Venetia et Histria. La particolare ubicazione geografica il controllo assoluto grazie alla costruzione della prima torre di quello che oggi è il castello di Zumelle, sulla via di comunicazione più importante verso il nord, la Claudia Augusta Altinate, la resero una roccaforte inespugnabile. Nonostante tutto i barbari arrivarono comunque in città ed iniziò il lento ed inesorabile tramonto della città romana. Belluno rimase a lungo sotto il dominio longobardo (VI sec. D.C.) e carolingio (VII sec.), e al termine del nono secolo si affermò un governo aristocratico del Vescovo Conte e si definì la città medievale con castello, cinta di mura, porte e torri. Fu questo un periodo caratterizzato da sanguinose guerre esterne contro i trevigiani, in particolar modo durante il periodo di governo del crudele vescovo conte Giovanni che estese i domini bellunesi fino alla fertile pianura di Montebelluna, ma ben presto la superiorità di Venezia obbligò il governo bellunese ad optare, non senza gravi divergenze interne, alla dedizione spontanea alla città lagunare nel 1404 anno in cui si conclusero guerre esterne contro i Trevigiani e le lotte interne fra le varie fazioni. In tal modo si potè rinnovare il tessuto urbano grazie alla costruzione di case e palazzi dei nobili e della nascente borghesia, in un clima di nuova prosperità economica favorita dagli intensi rapporti con Venezia, cui si fornivano legname e spade. Il Piave fu in questi secoli l'importantissima via di navigazione delle zattere, prezioso legname che dai boschi del Cadore al mare riforniva la Serenissima e alimentava l'attività economica di artigiani, segherie, porti. Dopo il breve periodo napoleonico (1797-1815), in cui fu costituito il Dipartimento della Piave, Belluno passò all'Austria e poi al Regno d'Italia.

Salendo con la futuristica scala mobile, dalla quale si gode un panorama superbo sulla Valbelluna, si arriva nel cuore della città antica in piazza Duomo dove si erge snello l'elegante campanile progettato nel '700 da Filippo Juvarra, e dove si affacciano i palazzi dell'antico potere cittadino, il palazzo dei Rettori del 1491 (oggi prefettura), il palazzo rosso del municipio e il palazzo dei vescovi oggi sede dell' Auditorium, eretto nel 1190 dal vescovo-conte Gerardo de' Taccoli. costruzioni su cui lo stile nordico meravigliosamente si fonde allo stile architettonico veneziano con bifore e polifore a sesto acuto, portici cornicioni e ornamenti di rara bellezza, ancora ciò che colpisce lo sguardo è la bella fontana centrale costruita nel 1411, la nuova statua posta in cima al pilastro è di produzione recente e rappresenta San Joatà (la statua originale è conservata nel vicino Museo Civico). La cattedrale risalente alla fine del 1400 si sviluppa su tre navate con l'abside rivolto verso occidente, il progetto dell'attuale Cattedrale è attribuito a Tullio Lombardo, architetto veneziano, che venne a Belluno nel 1517 quando i lavori di costruzione erano già stati iniziati da qualche tempo sotto la direzione di un capomastro del luogo, un certo Nicolò Tagliapietre, autore anche dell'Orologio del Palazzo dei Rettori.

Camminando per la suggestiva via Mezzaterra (l'antico decumano massimo della città romana) su cui si affacciano decine di palazzi tutti risalenti all'arco temporale incluso tra 1300 e 1600, si giunge alla chiesa di San Pietro collegata a uno dei chiostri del'attiguo Seminario Gregoriano, come è documentato da un iscrizione all'interno dell'attuale Cappella Fulcis, la chiesa di S. Pietro fu terminata nel 1326, dopo più di quarant’anni di lavori, svoltisi in concomitanza con il Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII. La chiesa, costruita dai frati minori in stile gotico, oggi si presenta in stile barocco con numerose opere d’arte: ben cinque dipinti dei Andrea Schiavone (San. Pietro, San Paolo, l’Annunciazione …), tre capolavori di Sebastiano Ricci nella Cappella Fulcis (costruita nel 1704 tra la chiesa e la sacrestia): una Sacra Conversazione, su tavola, collocata nell’abside, e i due affreschi: “Decollazione di San Giovanni Battista” e “Chiamata di San Pietro” e soprattutto le due meravigliose pale lignee di Andrea Brustolon. In alto, sul presbiterio, vi è uno dei pochissimi esempi di organo fonocromico a due manuali di Giovan Battista De Lorenzi (1860). Ai due estremi della città antica si possono ammirare, pressochè integre, le due porte principali, l'imponente porta Dojona a nord e, con i suoi merletti in pietra e mattoni, porta Rugo a sud nei pressi della quale si trovano anche il Palazzo del Capitano e la cinquecentesca chiesa di Santa Maria dei battuti.

Pochissimi resti di mura testimoniano la presenza di un castello che sorgeva nella parte superiore della città antica alle spalle della quale, appena fuori dalla cinta muraria, si apre in tutta la sua lucente bellezza la piazza "Campedel" oggi piazza dei Martiri considerato il salotto dei bellunesi con la sua lunga passeggiata "liston" i suoi portici e la cinquecentesca chiesa di S. Rocco con opere di Padre Santo da Venezia e Luigi Cima. Proseguendo verso est e oltrepassando piazza Vittorio Emmanuele, su cui si affaccia il teatro Comunale, si giunge in via Roma e da lì si arriva alla chiesa di Santo Stefano.

La chiesa di S.Stefano, la più bella chiesa di Belluno, la cui costruzione viene deliberata nel 1463, sostituì l'antica chiesetta di S.Maria delle Grazie. Nel 1480 durante i lavori di scavo viene portato alla luce il sarcofago di Flavio Ostilio, ora custodito nel cortile di palazzo Crepadona. A sostegno delle volte a crociera, e considerati fra le opere d'arte più interessanti conservate nella Chiesa, vi sono due angeli di Andrea Brustolon (autore anche di un crocifisso – sulla parete della navata sinistra); nella Cappella Cesa (1485) a sinistra del presbiterio: un altare ligneo intagliato, attribuito al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa; affreschi nelle pareti centrali di Jacopo da Montagnana, raffiguranti il martirio di S.Stefano, la conversione di Paolo, vita del Cristo, tornati alla luce da sotto l'intonaco con il terremoto del 1873. Sembra che l'altare provenga dall'antica Chiesetta di S.Maria delle Grazie. Inoltre, da segnalare: il tabernacolo ligneo di frate Francesco della Dia; tele della scuola di Vecellio, una "Adorazione dei Magi", forse della bottega di Tiziano; quindici formelle di rame ed una in tela di Francesco Frigimelica nella cappella di sinistra; tele di Cesare Vecellio e del Frigimelica sulla parete del battistero. A lato della chiesa sorge il convento dei Serviti con l'elegante chiostro gotico oggi sede dell'intendenza di finanza. Sorge poco lontano dalla chiesa di Santo Stefano, al termine delle "scalette" l'unico esempio di chiesa in stile romanico della città dedicata a San Biagio.

Da ricordare: palazzo Barcelloni Corte, Palazzo Doglioni, Palazzo Piloni, Palazzo Barpo, le chiese di Santa Maria di Loreto, la Seicentesca chiesa di San Gervasio, la chiesa di San Nicolò nel quartiere meridionale di Borgo Piave che lambisce le sponde dell'omonimo fiume e la chiesa di San Giuseppe "marangon" (falegname) a Borgo Prà che fino alla fine del medioevo fu la capitale della produzione di spade da battaglia. La città poi continua verso i popolosi quartieri residenziali di Cavarzano, Baldenich, Mussoi e San Lorenzo.

Numerose le manifestazioni culturali organizzate in ambito cittadino. Palazzo Crepadona negli ultimi anni è divenuto il centro culturale cittadino per antonomasia ospitando numerose importantissime mostre da Vincent Van Gogh a Pablo Picasso, da Jean-Baptiste-Camille Corot a Claude Monet, Ippolito Caffi, Sebastiano Ricci e molti altri. La città è sede di un'orchestra da camera, di numerosi cori polifonici e popolari, La stagione teatrale di prosa attira spettatori da ogni città del Veneto. Ogni anno, in occasione della festa patronale di San Martino, viene organizzata l'ex tempore di scultura su legno in cui decine di artisti di fama internazionale si sfidano a colpi di scalpello sparsi per tutti gli angoli più suggestivi della città. Ogni anno all'interno manifestazione di "Oltre le Vette" vengono effettuati una serie di incontri, concerti, convegni ecc.. dedicati alla montagna.

La "sagra de i fiŝciòt" è senza dubbio la più caratteristica fiera della città e si svolge in primavera. La festa religiosa prevede una lunga processione con la statua della Madonna Addolorata custodita in una cappella laterale della chiesa di Santo Stefano. La festa prevede una fiera con numerosi stend gastronomici e di artigianato locale. Alla sera la città viene illuminata da una festa di fuochi pirotecnici.

La Fiera di San Martino, patrono della città, si svolge a novembre e prevede, oltre alla già citata ex tempore internazionale di scultura su legno, un vivace mercato dell'antiquariato e di degustazione dei prodotti locali con le immancabili canstagne accompagnate da vino novello. Il tutto viene coronato alla sera con un concerto di musica sinfonico-corale nella Cattedrale.
 
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