|
Brescia (Brèsa in Bresciano, mentre in alcune zone della provincia resta la pronuncia più arcaica e si pronuncia Brèhä) , BS) è comune capoluogo dell'omonima provincia lombarda e seconda città della regione per abitanti. È anche conosciuta come la Leonessa d'Italia appellativo datogli da Giosué Carducci. Si trova allo sbocco della Val Trompia. Il toponimo Brescia appare inizialmente su trattati veneti e nasce dalla probabile venetizzazione del lombardo Brèsa, a sua volta derivante dal longobardo Brexia, che a sua volta trae origine dal nome romano della città, denominata da Augusto come colonia civica Augusta Brixia.
Il nome latino Brixia (e anche la variante Βρηξία) è ben documentato in epoca classica (Catullo, Livio, Plinio il Vecchio ed altri) e viene fatto solitamente risalire al termine celtico *brica/*briga (sommità, colle, altura) con vari riscontri in altre aree di influenza celtica (Bressa in Gallia, Brexa in Spagna, Bressanone). Vi sono tuttavia studiosi che considerano *brica/*briga un termine da assegnare ad uno strato preceltico e preindoeuropeo, forse di origine mediterranea.
STORIA
Dalla fondazione all'età gallica
Chi siano stati i primi abitatori delle lande bresciane, è a noi impossibile dirlo; si trovano alcune tracce d'insediamenti umani solo in quella che oggi è la provincia di Brescia, ma non nel territorio ove oggi sorge la città.
Tuttavia le origini di Brescia sconfinano nella leggenda: vi è chi fa risalire le origini di Brescia a Ercole, chi ne fa risalire la fondazione a Troe che, scappando da Troia in fiamme, giunge presso il luogo ove ora sorge Brescia e lì fonda Altilia, vale a dire l'altra Ilios e quindi l'altra Troia. Ma la leggenda che, secondo la storiografia, più probabilmente contiene un fondo di verità, è quella che si riferisce a Cidno, Re dei Liguri, che nella tarda età del bronzo invase la pianura Padana e, giunto presso il colle Cidneo (al centro dell'attuale Brescia), ne fortificò la cima, nel punto in cui oggi sorge il Castello. Altri ancora sostengono che i primi abitanti del territorio bresciano furono gli Etruschi, che si stanziarono nella pianura cis-padana.
L'evento di maggior importanza per la storia bresciana fu però l'invasione dei Galli Cenomani (IV secolo AC), i quali con l'ausilio degli Insubri stanziatisi in quella che oggi è la Lombardia occidentale, s'insediarono nella regione compresa tra l'Adige e l'Adda, facendo della futura Brixia la loro capitale.
Sobillate da Annibale, Asdrubale e Magone, intorno al 202 AC le tribù celtiche della Pianura Padana crearono una confederazione contro i Romani. Questa confederazione mosse guerra contro gli stanziamenti Romani nella pianura cis-padana; i Cenomani però, appena prima della battaglia, si riallearono segretamente con i Romani (con i quali avevano già combattuto nel 225 AC le altre tribù galliche e nel 216 AC i Cartaginesi a Canne) ed il giorno seguente attaccarono alle spalle gli Insubri, provocandone la totale disfatta. Questa battaglia pose fine alla sovranità esclusiva su Brescia ed il suo territorio da parte dei Cenomani e diede inizio all'età romana. Venne infatti mantenuta solamente l'autonomia amministrativa.
Età Romana
Dal 196 AC ha inizio per Brescia l'età romana, tuttavia a Brescia non vi fu mai un occupazione romana, come avvenne per città vicino che furono colonizzate dai Romani, ma ne rimase solamente alleata. Questa alleanza permise a Brescia nel 89 AC, con la Lex Pompeia, di essere riconosciuta da Roma col rango di civitas, alleanza grazie alla quale i Romani, uniti a Veneti, Galli e Liguri, sconfissero i socii, cioè gli alleati italici dei Romani e nel 41 AC divenne parte del territorio romano ed ai suoi abitanti venne data la cittadinanza romana, con l'iscrizione alla tribù dei Fabii. In epoca repubblicana il mondo "cenomane" godette di grande autonomia, potè auto amministrarsi, battere moneta propria e potè mantenere una propria "cultura", ma con l'acquisizione della cittadinanza romana scomparve la dicitura "Cenomani" in favore di quella di "Brixiani".
La Brixia romana era un importante centro religioso, aveva ben 3 templi di cui uno è parzialmente visibile ai giorni nostri e gli altri 2, di dimensioni molto maggiori sorgevano ove sorge attualmente il castello. Vennero costruiti l'acquedotto, l'anfiteatro, peraltro utilizzato anche in epoca medievale, le terme dove ora sorge la Rotonda (ovvero il Duomo Vecchio) e nelle vicinanze di quella che oggi è piazza Tebaldo Brusato, e sotto il regno di Vespasiano il "tempio capitolino" con il Foro ad esso adiacente. Un altro aspetto da considerare è la condizione economica Bresciana durante l'epoca imperiale. Se da un lato vi fu un forte sviluppo economico, dall'altro la povertà di certe popolazioni rurali spinse un gran numero di bresciani ad arruolarsi nelle legioni; in particolare molti bresciani vennero arruolati nella Legio VI Ferrata.
Incursioni barbariche
Nel 402 brescia venne travolta delle orde gotiche di Alarico, fu saccheggiata dagli Unni di Attila nel 452, nel 476 un guerriero Turclingio di nome Hedacher detto dai cronisti latini Odoacre alla testa di un esercito di Eruli conquistò dapprima la pianura transpadana portando alla fine dell'Impero e facendo entrare Brescia nel suo dominio. Il Regno di Odoacre finì con l' avanzata dei Goti Gretungi (Ostrogoti) guidati dal loro re Teodorico poi detto il grande che nel 493 espugnò Brescia facendone uno dei suoi maggiori insediamenti insieme alla vicina Verona. Durante la Guerra Greco-Gotica Brescia guidata dal conte goto Widim fu, insieme alla vicina Verona di fatto capitale del regno Ostrogoto, una delle 2 città a ribellarsi al giogo bizzantino.
Età veneta
Nel XV secolo la città si diede alla signoria di Venezia per sfuggire al gretto ed aggressivo espansionismo milanese. Si ricorda, in particolare, il lungo assedio del 1438 ad opera di Niccolò Piccinino, per conto del duca di Milano, assedio che venne spezzato grazie all'intervento di Scaramuccia da Forlì, capitano di ventura che operava per conto di Venezia. Nel 1512 fu occupata e saccheggiata dal francese Gastone di Foix. Brescia condivise le sorti della Serenissima fino al trattato di Campoformio del 1797.
Regno Lombardo-Veneto
Durante il Risorgimento si distinse per la rivolta antiaustriaca delle Dieci giornate (marzo 1849) che le valse l'appellativo, datole da Giosuè Carducci, di "Leonessa d'Italia", (alludendo anche al Leone, simbolo araldico della città), per la sua eroica resistenza.
MONUMENTI
La "piazza della Loggia", il complesso architettonico più omogeneo della città e splendido esempio di piazza rinascimentale chiusa; l'edificio principale è "la Loggia", oggi palazzo del Comune, iniziato nel 1492 sotto la direzione di Filippino de' Grassi. Il lato meridionale è definito dalla cortina del "Monte di Pietà". Per proteggere le botteghe in legno sulla sinistra della piazza dai frequenti incendi, nel 14° sec. è stata costruita una parete in muratura utilizzando anche pietre di origine romana ritrovate negli scavi per le fondamenta.
Nella "piazza Paolo VI" (comunemente nota come Piazza Duomo) si trovano: il "Duomo vecchio" o "Rotonda" (già battistero della demolita basilica di San Pietro in Dom)eretto nell'XI secolo contiene vari capolavori di Palma il giovane, del Moretto, del Romanino; il "Duomo Nuovo" anch'esso ricco di capolavori, merita ammirazione la rinascimentale "Arca dei SS. Apollonio e Filastrio" del 1510; il Broletto, antico palazzo comunale, con la Torre dei Merli (detta Pegol) e la Loggia delle grida (ricostruzione ottocentesca); La "Piazza del Foro" è il più rilevante complesso con resti d'epoca romana di tutta La lombardia, con gli imponenti avanzi del "Tempio Capitolino"; Il "Monastero di S. Salvatore o di S. Giulia": la basilica di "S. Salvatore" è uno dei migliori esempi dell'architettura altomedioevale dell'Italia settentrionale; il complesso ospita da alcuni anni mostre importanti. La facciata di "S. Maria dei Miracoli", progettata dall'architetto Giovanni Antonio Amadeo e da lui realizzata con aiuti; la primitiva modestissima cappella a protezione dell'affresco della Madonna col Bambino vien sostituita da un sacello marmoreo, la parte centrale dell'attuale facciata, con finissime decorazioni a bassorilievo, cui attorno al 1500 si aggiunge il peristilio: 16 scultori collaborano alle decorazioni interne ed esterne, tra cui il nipote Antonio della Porta da Osteno (sul lago di Lugano), detto il Tamagnino; La chiesa romanico-gotica di "S. Francesco": nel paliotto dell'altar maggiore un "bassorilievo marmoreo" rappresentante "il Presepio" porta i caratteri della scuola dell'Amadeo; La piccola chiesa del "Buon Pastore".
Curiosità
Nel 1499 tre sacerdoti sono accusati di eresia. Don Ermanno di Breno, uno dei tre, è accusato di aver incontrato presso il Passo del Tonale un diavolo dal nome biblico di Roboamo cui avrebbe donato sperma. Il processo fu affidato ad Antonio Cavazza (1481-1531) ma la satira popolare si scatenò insistendo che anche lo stesso Cavazza fosse un sodomita; la Repubblica di Venezia ordinò al giudice di non procedere. Il 23 dicembre 1550 fu eseguita in Piazza della Loggia la condanna a morte di Francesco Calcagno, un sacerdote, accusato di eresia e sodomia.
A cavallo tra il '600 e il '700 scoppia in città il caso di Giuseppe Beccarelli un sacerdote eretico e sodomita. Il caso ebbe eco in tutta Italia anche per la pubblicazione su il "Giornale de' letterati d'Italia". Ancora, ad inizio fa parlare di sé Sebastiano Mocenigo, un nobile, condannato dal Consiglio dei Dieci per sodomia a sette anni di confino nella Torre dei Prigionieri di Brescia. Casanova incontrerà Mocenigo a Madrid nel 1768 e dirà che l'uomo aveva fatto molto parlare Parigi per la sua "disdicevole" tendenza alla pederastia.
Nel 1960-61 Brescia fu teatro del primo scandalo massmediologico omosessuale italiano, i cosiddetti "balletti verdi". | | |