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Situata sul Po di Volano, la città ha una struttura urbanistica che risale al XIV secolo, quando fu governata dalla famiglia degli Este. La città è oggi patrimonio mondiale dell'umanità. Tra la città di Ferrara ed il sistema della cultura esiste un rapporto di mutua interdipendenza, che trova una delle sue più importanti testimonianze nell’eredità dell’epoca rinascimentale. Lo splendore della Casa d’Este getta le basi per il processo di integrazione tra il "sistema città" ed il "sistema cultura"; Ferrara comincia a caratterizzarsi in quanto organismo aperto: nei confronti dell’Umanesimo di quei giorni, rappresentato da personaggi come Ludovico Ariosto, Cosmè Tura, Niccolò Copernico, Paracelso, che trovano nella nostra città condizioni creative superiori al mero mecenatismo. Ma anche apertura al presente, mediante il primo vero piano regolatore dell’occidente - l’Addizione Erculea - perseguendo quel "di più" che oggi definiamo una migliore qualità della vita. Nel 1995 l’UNESCO riconosce come "patrimonio dell’umanità" una città cinta da mura monumentali, che racchiudono tesori artistici tanto più splendidi in quanto fruibili, in un tessuto urbano che alterna agli edifici i giardini e addirittura - in pieno centro, ancora oggi! - gli orti ed i frutteti. Su queste basi, le istituzioni cittadine e le numerosissime associazioni private concorrono oggi alla progressiva e reciproca integrazione e complementarietà, con il comune obiettivo di rendere sempre più concreta e partecipata la vocazione di "città d’arte e cultura". I risultati di questa sfida sono, crediamo, già tangibili, in primo luogo nella evidente eterogeneità dell’offerta culturale, che intende soddisfare i gusti e gli interessi più diversi.

STORIA

Le origini di Ferrara sono avvolte nel mistero. Il suo nome comparve per la prima volta in un documento dell’anno 753, emanato dal re longobardo Desiderio. Nei suoi primi secoli di vita la città passò di mano in mano, fu feudo dei Canossa e alla fine raggiunse un grado di libertà sufficiente al sorgere del libero Comune. Seguirono anni di lotte intestine fra il partito dei Guelfi, capeggiato dalla famiglia Adelardi, e i Ghibellini guidati dai Torelli-Salinguerra. Dell’aggrovigliata situazione seppero approfittare gli Estensi, che dopo non poche difficoltà si assicurarono la signoria e il potere incontrastato. La grande stagione culturale iniziò con la fondazione, nel 1391, dell’Università. Poi fu un continuo crescendo di cultura e di sfarzo, che portarono la Corte Estense ai massimi livelli europei. In città convennero umanisti come Guarino Veronese, artisti del rango di Leon Battista Alberti, Pisanello, Piero della Francesca, Rogier van der Weyden e Tiziano. La scuola locale, chiamata "Officina Ferrarese", annoverò i nomi di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. Tutti i massimi musicisti del tempo lavorarono per i duchi di Ferrara, per i quali furono anche scritti i versi immortali di Boiardo, Ariosto e Tasso. Accanto ai nomi dei signori, come il diplomatico Niccolò III, l’intellettuale Leonello, il magnifico Borso, o ancora Ercole I, il promotore della grande Addizione, e Alfonso, il soldato, brillarono quelli delle principesse: l’infelice Parisina Malatesta, la saggia Eleonora d’Aragona, la bellissima e calunniata Lucrezia Borgia, oppure l’intellettuale Renata di Francia, seguace di Calvino. Il piccolo stato, sempre in precario equilibrio fra i potenti vicini, fu inglobato nello Stato Pontificio nel 1598. Iniziarono allora secoli di decadenza. Dopo la parentesi napoleonica Ferrara partecipò attivamente ai fatti del Risorgimento e poi a quelli dell’Italia unita, fino a diventare la città moderna, ma ricca di ricordi del passato che possiamo ammirare ancora oggi.

Le origini di Ferrara sono incerte ed appare per la prima volta in un documento di Aistulf del 754 come facente parte dell'esarcato di Ravenna. Nel 984 è feudo di Tedaldo, conte di Modena e Canossa, nipote dell'imperatore Ottone
 
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