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La Spezia è un comune dell'omonima provincia. Alla Spezia hanno sede un importante porto mercantile (specializzato nella movimentazione dei container) ed è una importante base della marina militare italiana; numerosi sono i cantieri navali e le industrie per forniture belliche. La zona litoranea che va dalle Grazie a Portovenere (con il gruppo di isole Palmaria, Tino e Tinetto) e la località di Lerici sono meta turistica di rilevante importanza.
STORIA LA SPEZIA
Più di cinque secoli separano le due date cruciali nella storia della città della Spezia: il 1343, anno nel quale nasce la nuova podesteria indipendente con capoluogo alla Spezia e il 1869, data nella quale viene inaugurato l'Arsenale della Regia Marina. Anteriormente e in mezzo a questi due importanti nodi temporali, la storia del luogo si sviluppa, a tratti, ridandoci la fisionomia di un borgo con funzione gregaria, dapprima aggiogato, alle alterne vicende del dominio genovese, poi subordinato a quello napoleonico e sardo. Le origini vere e proprie della città sfumano nella notte dei tempi, confondendosi con le vicende della vicina e potente Luni: prove ne sono la questione, mai compiutamente risolta dell'etimologia del nome del borgo e quella dell'ubicazione del Portus Lunae aperta da una citazione del dotto Strabone. Tuttavia, ci soccorre e conforta un'ampia messe di studi seri e storiograficamente attendibili sviluppatisi nel corso della seconda metà dell'Ottocento - prima metà del Novecento e ascrivibile ad alcune personalità illuminate quali Agostino Falconi, Giovanni Sforza, Ubaldo Mazzini, Ubaldo Formentini, tanto per citarne alcune tra le più illustri. I loro scritti costituiscono oggi il nucleo più consistente e originale del fondo di storia locale conservato presso la storica Biblioteca civica "U. Mazzini".
Il sito della Spezia è documentato con certezza a partire dal sec. XII e il toponimo relativo, a partire dal sec. XIII nelle forme "aquaricium de Speca", "Aspecia", "gulfum Specie". Di fatto, anche se non in modo chiaro e visibile, il territorio sul quale sorgerà il centro spezzino mostra già chiari e leggibili segni di presenza umana a partire dalla preistoria con emergenze archeologiche risalenti all'età del Ferro. Tuttavia le tracce più eclatanti di frequentazione del Golfo le abbiamo in età romana: ne fanno fede i resti di alcune splendide ville in località Muggiano e Varignano e, più di tutto, la serie di toponimi con desinenza - anus sparsi in tutto l'arco del Golfo, riconducibili alla suddivisione prediale romana e ascrivibili almeno al I secolo a. C. E' in questa fase storica che il sito sembra legare e confondere le sue vicende con quelle della colonia romana di Luni, assumendo, in modo emblematico, la fisionomia ibrida di terra di confine, non si sa bene se compiutamente ligure o etrusca. Lo storico Strabone, nel descrivere la regione, cita il "portus lunae", aprendo inconsapevolmente la strada ad un dibattito sull'identificazione del Golfo della Spezia con il porto della Luni romana destinato ad andare avanti nella storiografia locale fin quasi ai giorni nostri. E' comunque innegabile che le sponde del Golfo siano state interessate, e non marginalmente, dalla colonizzazione romana nell'ambito dell'ager lunense. Di queste importanti fasi storiche abbiamo testimonianza nei numerosi reperti archeologici conservati nelle sale del Museo archeologico "U. Formentini" che vanta oggi un moderno allestimento, depositario quindi della più lontana memoria storica della città.
Nel periodo delle invasioni barbariche il territorio rimane sotto la dominazione bizantina: è in questa fase che si afferma sempre più il prestigio del Vescovo di Luni quale figura storica di rilievo delle vicende di questo territorio. La fase altomedioevale e quella successiva appaiono caratterizzate da una realtà assai complessa e frammentata, ricostruibile a tasselli, anche attraverso la più generale situazione politico - economica della Liguria orientale. Da un lato abbiamo le cosiddette "corti" regie appartenenti ai vari rami dei marchesi Obertenghi, dall'altra i possedimenti del Vescovo di Luni sia diretti sia in mano a suoi feudatari, dall'altra ancora, il patrimonio fondario di potenti monasteri quali quello di S. Venerio del Tino, piccola isola che assieme alla Palmaria costituisce la naturale propaggine del ramo occidentale del Golfo. E' proprio attraverso le carte di questo organismo monastico, fondato nella prima metà del sec. XI, che possiamo avere un quadro abbastanza definito della situazione nella zona. Alcuni di questi preziosi documenti si conservano presso l'Archivio Storico della città che ha sede nella stessa palazzina che ospita, fin dai primi anni del Novecento, la storica Biblioteca civica "U. Mazzini". Proprio nel corso del sec. XI avviene la disgregazione delle corti obertenghe con la conseguente emergente ribalta di gruppi signorili che, nel tempo, consolidano le proprie posizioni e si impongono come nuove realtà. Si tratta dei Vezzano, dei Passano, dei Lavagna: essi, attraverso la loro politica, facilitano l'ingresso del Comune di Genova nel dominio del Golfo.
La Spezia, in questi frangenti, è ancora una piccola e oscura realtà, conosciuta come pertinenza del castello di Vesigna, appartenente alla corte vescovile di Vezzano. Sono alcuni borghi vicini, situati ai limiti del Golfo, a rubarle il ruolo storico che ancora non è in grado di ricoprire. E' il caso di Portovenere, citato appunto come "portus" già con propria fisionomia fin dall'epoca romana, e depositario di un ruolo strategico importante nella lotta tra Pisa e Genova per il dominio marinaro. Il borgo viene infatti acquistato da Genova agli inizi del sec. XII e quindi inserito nell'ambito del sistema della Compagna genovese. Per quanto riguarda l'interno del Golfo, due sono i poli politici che si affermano: da un lato il centro di Carpena, situato alle spalle del Golfo con un ruolo in ascesa; dall'altro Vesigna che, come già accennato, comprende il primo nucleo spezzino propriamente detto. Nel 1224 Carpena entra a far parte della Compagna, Vesigna già dall'anno precedente n'è parte. Così anche la Spezia per conseguenza entra nel sistema politico - economico genovese che, attraverso la forma della Compagna, consente alle popolazioni locali di affrancarsi progressivamente dal sistema feudale. Nel corso del sec. XIII gli eventi cardine sono rappresentati dalla conquista genovese di Lerici, altro baluardo al confine orientale del Golfo, e dal tentativo di Niccolò Fieschi di costruirsi un proprio dominio nella zona, in aperto antagonismo con Genova. Proprio al centro di questo vasto dominio che va, con successo, da Lavagna a Sarzana, si situa La Spezia. E' a questo punto che l'oscuro borgo spezzino entra alla ribalta della storia divenendo il fulcro della controffensiva del governo genovese contro il tentativo del Fieschi, conclusosi definitivamente nel 1276 con la riconquista definitiva all'influenza genovese. Già dal 1273, comunque, La Spezia entra a far parte della nuova podesteria di Carpena, ad essa quindi legata inscindibilmente. E' nel corso del secolo successivo che il centro spezzino viene affermando la propria autonomia, autonomia di carattere prima economico con fisionomia mercantile a danno delle sopravvissute realtà feudali, poi anche di carattere politico con la costituzione, nel 1343, della nuova podesteria della Spezia. Il borgo si cinge di mura e va lentamente assumendo un ruolo importante nella zona. Eccoci quindi arrivati al primo dei significativi traguardi temporali della storia spezzina. Le basi economiche della crescente potenza della città nel contesto del Levante sembrano da ravvisarsi nel privilegio ottenuto da Genova nella spedizione del sale bianco (condotta) sfruttando l'estrazione locale, con conseguente lavorazione ed esportazione.
A testimoniare l'avvenuta conquista di una propria individuale importanza, il borgo spezzino, nel 1407, si dota di Statuti e sono proprio questi, pervenutici in copia del sec. XVI, a fornirci un quadro vivace e interessante della vita civile e sociale che qui si svolge. Se ne ricava che il Podestà è la figura politica di maggiore rilievo, poi sostituito dal Capitano che assomma in sè anche un potere di carattere militare. Di questa prima Spezia non si hanno emergenze monumentali palesi: saranno i bombardamenti della seconda guerra mondiale a mettere, purtroppo drammaticamente, in luce brandelli del tessuto urbano quattro - cinquecentesco con l'insediamento dei primi conventi, la costruzione delle chiese più importanti, gli oratori. Ecco perché La Spezia, agli occhi del turista e del comune visitatore, appare come città di impianto moderno, con poche concessioni al passato, prima di un immediato interesse storico, al contrario di altre città che più palesemente mostrano con orgoglio della storia. Qui, le tracce storiche vanno faticosamente messe insieme, lette attraverso quella poco che rimane, considerate alla luce dei documenti che il territorio ci offre. Nel periodo del quattro - cinquecento si evidenzia, inoltre, l'opera di numerose confraternite, quali, per citarne solo alcune, quella di S. Antonio Abate, quella della Santissima Annunziata e numerose altre. Ad opera di questi numerosi gruppi assai dinamici sul piano sociale, non solo ferve la vita religiosa attorno alle chiese e agli oratori (vedi ad es. la chiesa di S. Antonio o la stessa S. Maria, destinata a ricoprire il ruolo di cattedrale), ma si dà impulso decisivo alla costruzione del primo ospedale con fisionomia moderna: S. Andrea, entro la cerchia delle mura urbane (1480). Con questo tipo di istituti il nucleo spezzino si allontana sempre di più dalla sua immagine medioevale, per acquisire una fisionomia che maggiormente lo avvicina ai piccoli centri dell'epoca moderna. Nel corso del Seicento si assiste alla nascita, o per meglio dire, ad un rafforzamento del ruolo strategico - militare del centro spezzino ad opera della Repubblica genovese. E' veramente per la prima volta che La Spezia è inserita in un organico quadro strategico e che se ne ravvisa l'importanza come baluardo genovese nell'estremo Levante, soprattutto in concomitanza con le mire espansionistiche della Spagna. Oltre alla costruzione di alcune fortezze ex novo, Genova mira a rafforzare i baluardi difensivi già esistenti, come ad esempio la cosiddetta Bastia. E' questo un caposaldo, in forma di torrione, che domina la città fin da tempi più remoti, nell'area che tutt'oggi è occupata dal Castello di San Giorgio. Probabilmente il suo primo nucleo sorge nel periodo del tentativo di dominio del Fieschi.
Così, nei primi anni del sec XVII, il Golfo vede il sorgere di nuove forticazioni (ad es. quella di Sant' Andrea e di San Giovanni Battista sullo scoglio detto la Scuola), la ripresa e l'ampliamento di vecchi nuclei difensivi e il progetto di allargamento della città. Questa fase storica della vita spezzina è caratterizzata da un generale ristagno dell'attività economica: Genova mira unicamente a rafforzare i confini del suo dominio, ma non lascia respiro alcuno al libero sviluppo delle attività mercantili spezzine. Tuttavia, in base a quanto ci dicono i documenti del periodo, è possibile ravvisare i segni d'alcune nobili famiglie locali che partecipano, a vario titolo, alla gestione del potere politico: sono i Biassa, i Federici, i Massa, i Viano, i Sommovigo. Quello che era l'antico palazzo del Comune, sorto nel 1420, ora conosce una fase secentesca di radicale rifacimento, destinata a rendere manifesto il ruolo di prestigio del Capitano che vi risiede. Tra Sette e Ottocento la città non pare essere oggetto di grandi lavori di espansione e la nuova ribalta ha come teatro il periodo napoleonico, quando il centro spezzino si trova a rientrare nel vasto disegno politico - strategico dell'Impero. Caduta la Repubblica di Genova, con l'avvento della Repubblica Democratica Ligure nel 1797, La Spezia entra a far parte dell'XI Circondario marittimo della Repubblica ligure. Dopo la nascita dell'Impero napoleonico, essa diventa sede di Distretto. Sono anni nei quali si sviluppa un nuovo e dinamico impulso dal punto di vista politico ed economico: un vento di novità sembra spirare a ridare vita al panorama sociale cittadino dopo l'affrancamento dal giogo genovese. Si ha una ripresa generale delle attività imprenditoriali borghesi e mercantili e si consolida una classe aristocratica cittadina assai vivace. E' in questo clima che matura e prende consistenza l'idea francese di fare della Spezia un centro strategico chiave nell'ambito della penisola. ln realtà, si tratta di un pensiero già vagliato intorno alla metà del Settecento, in concomitanza con il conflitto della Francia con gli austro-inglesi: il luogo appare quanto mai adatto ad ospitare stabilimenti industriali e marittimi, nonché di natura militare. Il progetto, tuttavia, rimane soltanto a livello di congettura; il suo sviluppo, sul piano pratico, pare concretizzarsi agli inizi del sec. XIX, con l'invio da Parigi di Viotte, ingegnere preposto al settore Ponts e Chaussès, incaricato di dirigere il disegno di un vero e proprio arsenale. Egli ne individua il sito più adatto sul ramo occidentale del Golfo, sulla penisola del Lazzaretto, in concomitanza col seno delle Grazie. Tale grandioso progetto è però, una volta ancora, destinato a restare sulle carte: si impantana in mille difficoltà d'ordine burocratico e la somma prevista per la realizzazione appare subito eccessiva.
Con le fatidiche date del 1812 e 1813 l'Impero napoleonico si avvia verso la fine: si apre l'età della Restaurazione. La Spezia si inserisce nell'ordinamento del Regno sardo-piemontese, in qualità di sede dell'Intendenza della Provincia di Levante (1815). E' da questa data in poi che il centro assume dapprima una vocazione di località balneare, poi la fisionomia di capitale marittima militare. Si aprono decenni di grande crescita demografica: la città si espande oltre la cerchia delle vecchie mura nella piana antistante il mare (Prato alla Marina) e viene fondato il civico Teatro, come primo edificio pubblico fuori cinta (1846), la costruzione del quale prelude al grandioso sviluppo urbano ottocentesco. Attorno agli anni Quaranta dell'Ottocento riprende corpo l'idea di costruire l'Arsenale alla Spezia, sulla scorta del vecchio progetto francese. Tale idea subisce vicende alterne, fino all'avvento di Cavour alla Presidenza del Consiglio. E' proprio lui a dare l'impulso decisivo al progetto: la legge del trasferimento dell'Arsenale da Genova alla Spezia è approvata nel luglio del 1857. Realizzatore dell'impresa è il giovane maggiore del Genio Domenico Chiodo. Sua è, inoltre, l'idea di utilizzare come sito di ubificazione la piana di San Vito, ad occidente della città. Il progetto è definitivamente varato nel 1861: accanto alle due grandi darsene, ai bacini di carenaggio e ai vari scali sono previsti numerosi edifici quali officine, magazzini e uffici.
Il 1862 vede l'avvio dei lavori, il 28 agosto 1869 l'inaugurazione ufficiale dell'Arsenale. Una possente cinta a bastione ne racchiude gli stabilimenti. Eccoci arrivati al secondo importantissimo nodo temporale nella storia spezzina: La Spezia acquista quella fisionomia che è tutt'oggi chiaramente leggibile nel suo tessuto urbano. E' il piano regolatore del 1870 a farsi carico delle pesanti conseguenze che la costruzione dell'Arsenale ha portato con sè. Esso prevede il tracciato di nuovi assi viari (viale Militare e Regina Margherita), l'espansione del centro urbano verso Levante e la costruzione di nuovi e splendidi edifici (ad es. l'albergo Croce di Malta e il nuovo Teatro Politeama Duca di Genova). L'ultima porzione dell'Ottocento spezzino vede anche la realizzazione del grandioso quartiere operaio Umberto I, destinato all'alloggiamento della numerosa mano d'opera ruotante attorno alle attività dell'Arsenale. E' in questo quadro di vivace vita cittadina che si inserisce, inoltre, la nascita della storica Biblioteca civica "U. Mazzini" (1898), destinata ad accogliere attorno a sè le personalità più originali e importanti del panorama culturale spezzino e ad essere custode del patrimonio libraio e documentale della Spezia nelle sale dei suoi magazzini e nei locali dell'Archivio storico, oggetto di un recentissimo e prezioso lavoro di dislocazione e riordino. Agli inizi del nuovo secolo l'ambiente sociale ed economico spezzino è in espansione a movimento orizzontale: nascono nuove industrie e fabbriche artigiane (sorgono lo Jutificio della Spezia, l'Odero Terni, i Molini Merello), sia come indotto diretto e indiretto dell'Arsenale, sia come incremento di quello che si definisce oggi terziario.
Tuttavia, non si può pensare che la costruzione dell'Arsenale sia stata la sola causa dello sviluppo della città della Spezia: ad essa si accompagnano i lavori di fortificazione del Golfo, che impiegano notevole mano d'opera, nonché un notevole movimento migratorio stabile d tutta una categoria di persone legate direttamente o indirettamente all'ambiente della Marina Militare. Infine, ma di non minore importanza, si colloca la progettazione e la realizzazione del porto mercantile destinato ad assorbire tutto il movimento delle merci. La prima guerra mondiale vede un generale arresto delle attività portuali e cittadine. Tuttavia, sul piano culturale, a cavallo del primo e secondo decennio del Novecento si manifesta un vivace rigoglio a seguito del modernismo; il fulcro di questa nuova ondata è rappresentato dalla nascita dell'"Eroica", rivista di stampo futurista legata al nome dello spezzino Ettore Cozzani, corredata di splendide xilografie di livello nazionale. Al nome dell'"Eroica" è legata anche la figura di Franco Oliva, architetto e grafico, realizzatore di opere tra le quali si annoverano il palazzo del Governo (1928) e la nuova veste del Teatro Civico (1933), tuttora inserite con splendida originalità nel tessuto urbano cittadino. Gli anni che seguono, dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, vedono un pesante bilancio di distruzione della città: a seguito dei bombardamenti effettuati a tappeto nel 1943, il tessuto urbano esce gravemente ferito e, più che mai urgente, si pone il problema della ricostruzione. Quest'ultima si svolge sulla scorta del piano regolatore del 1946 e, purtroppo, finisce per far disperdere ulteriormente le tracce degli antichi edifici e le emergenze storiche. E' a seguito di questi eventi che la città assume il volto di centro urbano industriale, per così dire "senza storia", almeno fino alla fine degli anni Ottanta, al centro di un'economia prettamente incentrata sugli stabilimenti industriali e sul porto, con parallela decadenza delle attività cantieristiche e navali.
Il turista, in questi decenni, sembra ricordarsi della città soltanto come punto di passaggio verso mete più allettanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Sono gli anni Novanta, attualmente in corso, a costruire quello che senz'altro potrà, in futuro, essere definito come il terzo nodo temporale importante della storia spezzina. Siamo di fronte ad un'inversione di rotta: la città cerca di riprendere il filo della sua storia e si rimette in gioco come polo turistico d'attrazione. Nel novembre 1996 nasce il Museo Civico "Amedeo Lia" (MAL). Con quest'istituzione, che ha alle base l'importante donazione di opere d'arte da parte dell'ingegner Amedeo Lia e della sua famiglia, La Spezia si qualifica come città d'arte d'interesse europeo. Tale evento si inserisce nel quadro di un vasto programma di recupero di antichi edifici storici, di valorizzazione del patrimonio artistico disponibile, di lavoro d'équipe tra le più importanti istituzioni culturali cittadine. | | |