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Il territorio lecchese divenne famoso nel secolo scorso per il romanzo de “I Promessi Sposi” scritto da Alessandro Manzoni e ambientato su questo ramo del lago. Questa area è la più aspra e geomorfologicamente tormentata di tutto il territorio lariano. Lecco si trova all'estremità meridionale del ramo orientale del Lario, nel punto" ..in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliare nome di lago..." (Manzoni) di Garlate prima e, più a sud, di Olginate, per poi proseguire la sua corsa verso il Po. A poca distanza dalla città di Lecco, e quindi dalla pianura brianzola, troviamo le catene montuose della Valsassina: il Pizzo dei Tre Signori, le Grigne ed il Resegone, che fanno da cornice al suggestivo paesaggio lecchese. Nella sponda occidentale del ramo di Lecco si trovano altre montagne, più dolci rispetto quelle della sponda opposta, tra le quali la catena dei monti Morigallo-Corni di Canzo e il Monte Barro. Questo monte, dalla struttura geologica complessa, fu notevolmente trasformato per lo sfruttamento delle numerose cave di calcare.

Nella zona numerose sono le vene minerarie, che fecero fiorire insediamenti industriali metallurgici. Questa prerogativa, nel secolo scorso, caratterizzò molto Lecco assicurandogli fama di città prevalentemente industriale. Il territorio di Lecco è ben riparato dalle catene montuose, e dal punto di vista climatico, gode dei benefici influssi delle acque del lago e del soffio della Breva, il vento locale che soffia da sud nelle ore pomeridiane. La dolcezza del clima e la buona esposizione al sole hanno favorito l’agricoltura: nel passato vi si produceva olio e vino ed erano molto apprezzati fichi, noci, noccioli e castagne. Anche nei giardini delle grandi ville gentilizie, sparse lungo la riviera, crescono piante asiatiche e mediterranee. Sempre lungo le coste del ramo di Lecco numerose sono le insenature, attracchi e porti attrezzati, ma il più delle volte questi non sono in buone condizioni, sia per i fondali bassi, sia per la situazione precaria dei moli.

Risalendo da Lecco la sponda orientale troviamo Abbadia Lariana, sorta su un pianoro alle pendici della Grigna meridionale. Deve il suo nome a un'abbazia benedettìna del IX secolo. Mandello del Lario, antico borgo dalla travagliata storia, è oggi un importante centro industriale (settore meccanico) e turistico. E' sede dal 1921 delle officine della Moto Guzzi, al cui interno si trova il Museo della Motocicletta. Da Abbadia si possono raggiungere a piedi per mulattiera (circa tre ore di cammino), oppure in auto passando da Lecco, i Piani Resinelli, vasto altopiano frequentato dai turisti in inverno per la presenza di alcuni impianti sciistici, e in estate per le numerose possibili escursioni alle Grigne. I Piani Resinelli sono anche base di partenza per le scalate sulla Grigna meridionale e includono l'area tutelata del Parco del Valentino. La sponda occidentale è poco soleggiata, sovrastata da montagne scoscese, quasi a picco sul lago, e presenta pochissimi centri abitati collegati da una strada stretta e scarsamente frequentata, ricca però di suggestivi scorci.

STORIA
Proprio di fronte a Lecco sorge Malgrate, vetusto borgo dalle caratteristiche case addossate, collegato alla città, prima della costruzione dei ponti, da un traghetto.

Il primo insediamento umano nel lecchese risale intorno al 2500 a.C. i primi territori occupati furono quelli più elevati, ma ben presto anche le sponde del lago e dell’Adda furono civilizzate. Comparvero abitazioni a palafitta nel quartiere di Pescarenico e sui laghetti di Oggiono e di Bosisio. Poco prima dell’anno 1000 a.C. alcune popolazioni di Galli e Celti emigrarono nel territorio per motivi di commercio e diffusero una nuova civiltà in Valsassina, in particolare a Barzio, Introbio e Pasturo. Alcuni ritrovamenti avvenuti nella zona fanno supporre che l’attività economica principale di questa gente fosse l’allevamento. Ai Celti si richiamano alcuni toponimi locali, vedi il caso della radice “Bar”, addirittura si parla di un’ipotetica città, Barra, situata sul monte Barro. Anche lo stesso nome Lecco potrebbe derivare dal celtico Leuki (però, allora, quella particolare popolazione era stanziata solo in Francia ), oppure da vocaboli indoeuropei “Locas” (campo) o “Lucus” (paese). Con l’invasione dei romani le terre del Lario si arricchirono di ville patrizie (i resti di una di tali costruzioni sono stati trovati a Lierna). A colonizzare le terre appena conquistate furono inviati, dall’Italia Meridionale, coloni greci, alla cui presenza sarebbero legate le origini di alcuni toponimi, come Dervio e Corenno. Nell’età imperiale Lecco acquistò una funzione prettamente militare, divenne piazza di difesa del lago dalle incursioni dei Reti e ………….. nel IV secolo passava da Lecco un’importante arteria militare proveniente da Aquileia, attraverso Bergamo, diretta alle Alpi passando per Como. Un ponte, presso Olginate (ne rimangono tracce di piloni semisommersi) permetteva di passare l’Adda. Quasi certamente esistevano altre due strade: una per Milano ed una per Como.

Fu la volta delle invasioni barbariche e dei longobardi che ebbero come protagonista la regina Teodolinda. Assaltarono il castello di Lecco che oppose loro una forte resistenza, ma nonostante tutto il territorio passò nelle mani dell’avversario e fu suddiviso in “ducati” e “iudiciarie”. I longobardi non si occuparono solo di questioni militari, ma col sistema delle “corti” favorirono lo sviluppo agricolo della campagna. Al tempo dei carolingi i Franchi istituirono il Comitato di Lecco, alla cui giurisdizione erano legate vaste terre: la Valchiavenna, Porlezza, l’Isola Comacina, la Brianza meratese e la Val S. Martino. Nei secolo IX e X Lecco fu sede della Marca Settentrionale. La famiglia comitale ha inizio col marchese Corrado, suo discendente è quell’Attone che nel 964 guidò la rivolta italiana contro l’imperatore Ottone I, a favore di re Berengario. La resistenza alle truppe imperiali si trincerò sull’Isola Comacina, ma fu battuta. Attone fu perdonato, ma venne esautorato e vide salire al potere il Vescovo di Como. Il comitato di Lecco andò disgregandosi e i suoi territori andarono ad arricchire altri poteri. Nel frattempo anche in queste terre si sviluppava l’economia curtense, vedi i casi di Limonta e Civenna, le cui corti erano di proprietà del monastero di S. Ambrogio a Milano. L’imperatore Corrado II mise in atto una politica che mirava a ridare prestigio alla corona, avversando l’operato dei vescovi-conti. Corrado II abitò per alcuni anni a Lecco e fece imprigionare il celeberrimo vescovo di Intimiano, Ariberto, reo di aver usurpato Lecco nel 1037. L’arcivescovo riuscì a fuggire e la città si ritrovò coinvolta in una guerra contro Milano, alla quale partecipavano anche Como e le tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico). La faccenda si chiuse in malo modo per Lecco che finì sotto il dominio milanese.

A Milano, però, stava nascendo un movimento, la Pataria, dove l’eresia e l’istanza sociale si sposavano in una miscela esplosiva, i cui effetti si fecero sentire anche a Lecco. I nuovi ceti emergenti, la borghesia cittadina, chiedevano di veder riconosciuti i propri diritti. Nacquero così da un punto di vista politico i Comuni mentre l’istanza di rinnovamento religioso si tradusse in una rinascita della vita monastica, ricordiamo che in questo periodo sorge l’abbazia di Piona Nel 1117 scoppiò una guerra che, nei dieci anni della sua durata coinvolse tutti i paesi del lago di Como e Lugano contro Milano. I lecchesi presero parte allo scontro nel 1125 con una flotta di 30 navi con la quale assediò Como e incendiò parte della città avversaria. I rapporti con Milano furono però sempre molto precari e si arrivò alle armi quando a peggiorare la situazione si innestarono sui motivi politici, tangibili motivi economici di disparità nella tassazione. Si raggiunse la pace nel 1219 e, nel 1224, si ottenne il riconoscimento giuridico di alcuni diritti lecchesi.Nella speranza di trarne protezione contro Milano, Lecco sposò la causa dell’imperatore, Federico II, ma alla morte di questo i milanesi inviperiti attaccarono il castello di S. Stefano e nel 1250 lo rasero al suolo. Eppure, nonostante questo trattamento, Lecco resta ghibellina e continua a dare ospitalità ai fuggiaschi milanesi, tanto che anni dopo la distruzione del castello la città venne assediata di nuovo. In quel periodo nella borgata di Lecco sorsero due contrastanti fazioni: i Visconti e i della Torre. Le contese non si placavano e così Matteo Visconti decise di adottare un provvedimento drastico: fece distruggere il Borgo dando ordine che non risorgesse mai più (1296).Il divieto non venne però rispettato tant’è che, agli inizi del ‘300, la città venne ricostruita. I vecchi rancori sono abbandonati. Il periodo di pace non durò a lungo, infatti, nel 1335, Lecco e tutta la sua riviera fu riconquistata da Azzone Visconti. Col passare del tempo le terre del lago cominciavano a destare un certo interesse anche per i veneziani, che nel 1433 riuscirono ad ottenere dal duca di Milano la Valli taleggio e Averara.

I territori di Lecco e dei paesi limitrofi furono dominati anche dagli spagnoli che, con Carlo V vennero trasformati in una piazzaforte militare. La dominazione spagnola ha fine nel ‘700 e l’intera zona è coinvolta nella contesa austro-francese per il possesso della Lombardia, ma nel 1746 la dominazione austriaca è ormai definitiva e Maria Teresa pone Lecco a capo delle Pievi di Bellano, Mandello, Varenna, Vedeseta e Valsassina. Nel 1773-77 viene costruito il canale di Paderno con lo scopo di incrementare gli scambi tra il Lario e Milano. Nel 1784 Giuseppe II d’Austria visita la città e decide la definitiva soppressione della cinta muraria. Con la discesa di Napoleone e la nascita nel 1797 della repubblica Cisalpina la Riviera di Lecco si trova a far parte del Dipartimento della Montagna (del quale è la capitale). Nel 1799 le truppe austriache si scontrano in zona con quelle francesi, in quel di Pescarenico, i francesi hanno la meglio. Nel 1814 l’esercito austriaco riprende possesso del territorio, sopprime ogni istituzione francese e nel 1815 Lecco è a capo di un distretto austriaco. Negli anni che vanno dal Congresso di Vienna al Risorgimento sono da segnalare alcuni fatti interessanti. Tra il 1830 e il 1833 in Lecco era attivo un centro di reclutamento per svizzeri che intendessero entrare nelle guardie pontificie. Inoltre risale al 1837 il primo esperimento di illuminazione pubblica con otto lampade a olio. La vera e propria illuminazione entrò in funzione nel ’44, nel 1871 l’impianto fu modificato a gas e nel 1904 elettrificato. Tra il 1843 e il 1844 venne edificato il Teatro della Società, in località Prato. Va segnalato un antefatto rispetto alle vicende nazionali. Nel 1847 i lecchesi assalirono alcune imbarcazioni che durante un periodo di penuria di grano, portavano lo scarso raccolto ai Grigioni.

Alla notizia dell’insurrezione milanese contro l’Austria – marzo 1848 – fu un prete, don Antonio Mascari, che dal pulpito incitava la ribellione. Subito si raccolsero denaro e volontari. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo i cittadini assediarono il Commissariato e costrinsero il comandante a cedere le armi. Il rag. Giuseppe Badoni venne eletto presidente del Comitato di Sicurezza pubblica e venne attivato anche un Comitato Civico. Purtroppo nell’agosto gli austriaci si rimpadronirono della città. Tra i valorosi di quei giorni vanno ricordati i fratelli Torri Tarelli, cinque uomini che parteciparono, ciascuno per la sua parte, a tutta l’epopea risorgimentale. Tra il ’49 e il ’59 i lecchesi fecero chiaramente capire la loro insofferenza per gli austriaci, poi nel ’59, con la Seconda Guerra d’Indipendenza, Lecco e la Lombardia, furono unite a Regno Sabaudo, primo troncone del Regno d’Italia. Nel ’59, tra l’altro, Lecco riebbe il titolo di città, che le era stato conferito nel ’48 e cancellato dagli austriaci. Primo sindaco fu il notaio Francesco Cornelio. Nel 1872 Lecco fu percorsa da fremiti sindacali, 291 operaie inviarono un esposto al sindaco chiedendo aiuto per migliorare le pessime condizioni degli stabilimenti tessili, con orari micidiali e salari bassi. Il sindaco Resinelli fece da mediatore tra le proprietà e le operaie, evitando uno sciopero e arrivando a una condizione di miglior lavoro. Nel 1885 nacque il corpo dei Vigili Urbani. Tra il 1895 e il 1924 la maggior figura nella politica locale fu quella di Mario Cermenati, democratico radicale, diventato deputato nel 1909. Dal 1912 al 1914 suo fratello Ulisse era stato sindaco della città e dal 1914 al 1921 la poltrona era andata ad un altro cermenatiano, Arturo Monti. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Cermenati si arruolò volontario negli alpini. Morì nel 1924, dopo una brillante carriera politica. Tra il settembre del ’43 e l’aprile del ’45 Lecco si distinse nella resistenza e nel 1976 fu insignita della medaglia d’argento al valor militare per meriti partigiani.
 
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