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Livorno è un comune della provincia di Livorno, capoluogo della provincia omonima. È uno dei più importanti porti della costa tirrenica, sia come scalo commerciale che turistico e, tra tutte le città toscane, la più giovane. Il comune di Livorno ha una superficie di 104,1 kmq. La città si trova a 3 metri s.l.m. Non vi sono corsi d'acqua rilevanti, a parte alcuni piccoli torrenti (Ardenza). Il terreno è generalmente pianeggiante, salvo elevarsi a sud, dove inizia il sistema della Colline livornesi. Conseguentemente anche la costa, che da Marina di Carrara a Piombino è sempre bassa, si alza quasi a picco sul mare, nella zona detta del Romito. Il comune è classificato, allo stesso modo della maggior parte dei comuni toscani, con grado di sismicità 9 (categoria 2).
STORIA DI LIVORNO
Livorno nasce come piccolo villaggio di pescatori, posizionato sulla costa dell'alto Tirreno, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e da Pisa. Mentre le consorelle toscane, Firenze, Lucca, Pisa vivono stagioni di grande vivacità artistica, culturale e commerciale, Livorno rimane ai margini della storia. L'evento che muterà in maniera definitiva ed irreversibile il destino del piccolo villaggio, è l'insabbiamento naturale e progressivo dell'antico Porto Pisano, già noto agli Etruschi ed ai Romani, unico sbocco al mare della Repubblica di Pisa. Questo evento naturale costrinse i Pisani a cercare una valida alternativa su cui puntare per la continuazione dei loro scambi e traffici marittimi. Il piccolo attracco venne fortificato e attrezzato. Agli inizi del XIV secolo la Repubblica di Pisa vi edificò il faro (il Fanale) e verso la fine dello stesso secolo furono innalzate delle mura tutto intorno all'abitato. Lo sviluppo del porto desterà grande interesse nei genovesi, oltre che nei fiorentini. Furono comunque questi ultimi che, al tramontare della Repubblica Pisana, dopo un passaggio di mano tra genovesi e francesi, riuscirono ad accaparrarsi il fiorente scalo marittimo, il loro agognato sbocco al mare, per la cifra finale di 100.000 fiorini d'oro. Era il 1421.
Bisognerà aspettare il 1500 e l'avvento dei Medici, Granduchi di Toscana, per assistere all' esplosione demografica e commerciale di Livorno. I Medici, a cominciare da Cosimo I, primo Granduca di Toscana, riuscirono a fare di Livorno uno dei più grandi porti del Mediterraneo: fu costruito un doppio molo, un canale navigabile (Canale dei Navicelli) tra Pisa e Livorno, istituirono l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, la cui flotta aveva base nel porto di Livorno, e per mano del figlio primogenito di Cosimo, Francesco I, fu assegnato l'incarico a noti architetti ed artisti dell'epoca, come Bernardo Buontalenti, Alessandro Pieroni e Giovanni de' Medici, di progettare la pianta della nuova città. La nuova città doveva essere la "città ideale", da disegnare con squadra e compasso e definire nei minimi particolari. Il risultato è una splendida città, con quartieri, piazze e strade progettate con grande senso dell'urbanistica, ma anche una città-fortezza, di pianta pentagonale, circondata da mura imponenti, baluardi e fortificazioni, che dovevano servire a proteggerla dall'assalto delle navi pirata dei Mori e Saraceni, in quei tempi protagonisti di frequenti scorrerie ed incursioni lungo le coste del Tirreno e del Mediterraneo in generale. Ma quello che segnò definitivamente il destino di Livorno fu la sua proclamazione come porto franco e l'emanazione delle cosìddette "Leggi Livornine".
Il 1587 vede il succedersi alla massima carica granducale, dell'altro figlio di Cosimo I, Ferdinando I, fratello di Francesco I. A Ferdinando si deve la proclamazione di Livorno come porto franco. Gli scambi commerciali subirono un aumento vertiginoso. Tra il 1590 ed il 1603 furono poi emanate le "Leggi Livornine" o "Costituzione Livornina". Queste leggi prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi garantivano anche e soprattutto libertà di culto e di professione religiosa e politica. Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la falsa moneta) aveva garantita libertà di accesso alla Terra di Livorno. Di seguito l'incipit della 'livornina' proclamata da Ferdinando I, Granduca di Toscana, il 30 luglio 1591: "...A tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno..." Queste leggi daranno a Livorno, nel tempo, le caratteristiche di città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multireligiosa. A chiunque sarà consentito professare il proprio culto e molte saranno le chiese e cimiteri costruite dagli appartenenti alle varie comunità religiose e straniere: ebrei, armeni, greci, olandesi.
Giovanni Gastone (o Gian Gastone) è l'ultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Corre l'anno 1736 e Livorno, a cui era stato conferito il titolo di Città agli inizi del 1600, supera i 30.000 abitanti. La città vede insediarsi, al posto dei Medici, la famiglia dei Lorena, famiglia dai forti legami con i reali d'Austria, gli Asburgo. Il primo rappresentante dei Lorena ad assumere il titolo di Granduca di Toscana, è Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di Carlo VI, che nel 1745 divenne Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero. Francesco II delegherà un Consiglio di Reggenza in sua vece, con sede a Firenze. Durante questo periodo la città vive un momento di ulteriore espansione, questa volta oltre il perimetro portuale e la zona costiera. La città si allarga, si allontana gradualmente dalle fortificazioni difensive, verso la periferia. In questo periodo si assiste ad una notevole ripresa del commercio, delle arti in genere e dell'editoria che trovano terreno fertile nel diffuso clima di tolleranza della città: qui vengono pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, il primo volume della copia italiana dell' "Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres" di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata dal vecchio bagno dei forzati. Nel 1765, Pietro Leopoldo succede a Francesco, dopo la morte di quest'ultimo. Egli volle continuare il progetto urbanistico della città del suo predecessore e seppe dare un nuovo impulso, un respiro un po' più ampio alle attività locali, agganciandole all'economia della regione. Una delle novità legislative in assoluto più significative e all'avanguardia per l'epoca fu l'abolizione della pena di morte, nel 1786. Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e sarà di nuovo un consiglio di reggenza a governare la Toscana. A Livorno, intanto, prende il potere Ferdinando III°, e fu durante il suo periodo che la città subì l' occupazione dei Francesi (capeggiati da Napoleone Bonaparte, nel 1796), degli Spagnoli e degli Inglesi. Nel 1849, durante i moti che cacciano il Granduca Leopoldo II, Livorno si proclama repubblica autonoma, ed è l'ultima città toscana a capitolare contro gli austriaci che restaurano il Granducato. Lo stesso Leopoldo sarà costretto ad abbandonare il trono nel 1859. Così finisce l'epoca dei Granduchi di Toscana: dal 1860 la storia di Livorno segue di pari passo quella del resto d'Italia, dalla proclamazione dell'unità in poi. Nel 1865, la città perderà le franchigie doganali e cesserà di essere porto franco. Questa deliberazione provocherà un drastico calo nelle attività commerciali e nei traffici marittimi, ma la nascita e lo sviluppo del Cantiere Navale Orlando, da lì ad un paio di decenni, farà cambiar volto alla città e vi farà affluire nuove risorse, trasformandola in un centro industriale.
Un evento di fondamentale importanza per il futuro della città fu la nascita dell'Accademia Navale, il 6 novembre 1881. L'Accademia, istituto per la formazione degli Ufficiali della Marina Militare italiana, fu fondata in seguito alla fusione delle Scuole della Marina sarda con sede a Genova e della Marina borbonica con sede a Napoli, ad opera dell'ingegnere navale Benedetto Brin, più volte Ministro della Marina. Nella scuola furono così costruiti alloggi per gli allievi, aule e, per consentire la pratica della vela anche sulla terraferma, fu interrata un' imbarcazione nel cortile interno dell' istituto per insegnare i rudimenti della velatura ed effettuare esercitazioni sull' alberatura. Sono presenti anche spazi aperti attrezzati per gli esercizi fisici e la pratica sportiva. Il simbolo dell'Accademia, che negli anni ha mantenuto un intatto prestigio, è il magnifico veliero, e nave scuola per gli ufficiali, 'Amerigo Vespucci'.
Gli inizi del XX secolo vedono un fiorire di progetti di notevole valore architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, alla funicolare per il Santuario di Montenero, alla nuova stazione ferroviaria. Verranno inaugurati nuovi teatri e rinnovato l'intero assetto del centro storico. Nel 1936 verrà anche costituita la società ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), che darà, col suo complesso petrolchimico, una maggiore caratterizzazione industriale alla città. Lo scoppio della seconda guerra mondiale sarà l'evento che cambierà per sempre e definitivamente l'aspetto di Livorno. Il 28 maggio 1943 la città subì il primo di una lunghissima serie di bombardamenti (oltre 100). I "B17" delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sull'intero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, le acciaierie 'Motofides', il porto) furono distrutti, ma anche gran parte dell'abitato, siti di interesse artistico e storico come il Duomo, la Sinagoga Ebraica (seconda in Europa, per dimensioni e valore artistico, solo a quella di Amsterdam), il Teatro San Marco, l'intero centro storico e tutto l'impianto cinquecentesco della città, subirono terrificanti devastazioni, che provocarono centinaia di morti.
La ricostruzione durò molti anni: lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni '50, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati fino agli anni '60. Livorno acquistò il volto di una città moderna, dimenticando per lungo tempo i lati più preziosi del suo impianto urbanistico. Solo negli ultimi decenni è stata rivolta una maggiore attenzione al passato della città, cercando di recuperare un ruolo turistico ormai da tempo ridotto a testa di ponte per la Corsica o la Sardegna. Nel mentre, la vocazione industriale della città deve misurarsi con una crisi che nasce dal disimpegno della partecipazione pubblica, a partire dagli anni '80: il risultato è uno spostamento del baricentro economico dai grandi complessi (cantiere navale, industria pesante) alle piccole e medie imprese e al terziario.
Livorno ha perso gran parte del suo retaggio storico, anche se resistono vestigia delle sue varie fasi: in particolare la struttura del centro cittadino, un pentagono fortificato costruito secondo i criteri della Città Ideale. Altrove emergono echi del tardo Ottocento e della Belle Époque. I principali monumenti di Livorno: Il Monumento ai 4 Mori: è uno dei simboli di Livorno. E' composto dalla statua del granduca Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. Il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri Stefaniani, che affrontarono l' impresa di difendere le coste dalla minaccia dei pirati saraceni. La statua (1595) è opera dello scultore Giovanni Bandini, mentre il gruppo bronzeo dei 4 Mori (1623 - 1626) è opera di Pietro Tacca. La Torre del Marzocco: Torre ottagonale rivestita in marmo bianco, venato, con base a tronco di piramide. Gli otto spigoli corrispondono ai quattro venti dominanti ed ai quattro intermedi, i nomi dei quali sono stati incisi sui corrispondenti lati della torre. Le quattro armi fiorentine sono rappresentate da altrettanti scudi in marmo. Il nome della torre ha origine da quello che era uno degli emblemi raffigurati sugli stemmi della Repubblica Fiorentina, un leone rampante in rame (il Marzocco), che era rappresentato su una banderuola posta sulla cima della torre. All’interno, al pianterreno, si trova una cisterna di raccoglimento dell' acqua piovana, nella quale si raccoglieva l'acqua sospinta dal vento sulle pareti della torre, incanalata da una conduttura marmorea. Il Cisternone: Situato nel Viale Carducci, è una costruzione che unisce l'impronta romana (nicchia semicircolare a cassettoni) ad uno stile più specificamente neoclassico. Costruito nella prima metà del XIX secolo da Pasquale Poccianti, era destinato all' approvvigionamento dell'acqua, funzione che conserva ancora in parte.
Nell' XI secolo Matilde di Canossa fece erigere una torre cilindrica, chiamata, appunto, il Mastio di Matilde, a difesa e sorveglianza della costa, allora oggetto di frequentissime incursioni di pirati saraceni. Nel XIV secolo, ad opera di Francesco di Giovanni e Puccio di Landuccio, fu costruita una fortificazione di pianta quadrata attorno alla torre, la cosiddetta Quadratura dei Pisani, posta a sua difesa. Nel 1505, Antonio da Sangallo il Veccchio, su commissione del cardinale Giulio de' Medici (il futuro papa Clemente VII), progettò una nuova ed ulteriore fortificazione, che comprendesse al suo interno la Torre e la Quadratura. Terminata la progettazione, la direzione dei lavori, poi terminati nel 1534, fu lasciata a Nicolao da Pietrasanta. La Fortezza ha una pianta pentagonale, possenti mura in laterizio ed è circondata, eccetto un lato che si presenta interrato, dai fossi medicei, i canali navigabili che attraversano parte del centro storico della città. Durante l'invasione napoleonica nel 1796 i bastioni vennero in gran parte ristrutturati dai soldati francesi, e vi furono inserite fenditure per le bocche da fuoco. La Fortezza fu gravemente danneggiata in seguito ai bombardamenti del 1943 ed i lavori di restauro si sono protratti per anni.
Costruita su progetto di Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de' Medici, tra il 1590 e l' inizio del 1600. Fortificazione dagli imponenti spalti in pietra e mattoni, di pianta poligonale, vi si accede tramite un ponte posto sugli Scali della Fortezza Nuova, o Scali delle Pietre. Uno dei bastioni ( Bastione di Santa Barbara) fu demolito per far posto al quartiere chiamato Venezia Nuova. Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Fortezza venne usata per scopi militari. Alla fine della guerra fu utilizzata, invece, come centro di raccolta di materiale e di macerie in seguito alla lunga e faticosa ricostruzione degli edifici e delle strade del centro storico. Dopo il terremoto del 1950 vi furono poi insediati alloggi prefabbricati per i senzatetto. Il restauro fu completato nel 1972 e la parte superiore è da allora adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e manifestazioni.
Belvedere in stile ottocentesco, costituito da una balaustra composta da 4.100 colonnine in marmo ed una pavimentazione di 34.800 piastrelle a mosaico che occupano una superficie di 8.700 mq. Nel luogo dove adesso si estende la Terrazza, sorgeva un tempo il Forte dei Cavalleggeri, postazione a difesa della costa. All'inizio del XX secolo alla fortificazione fu sostituito un parco dei divertimenti. Nel 1925 ebbe poi inizio la costruzione della Terrazza, che fu completata nel 1928. Fino al 1943 fu chiamata Terrazza Ciano. Nel 1935 venne poi aggiunto il Gazebo, utilizzato per le rappresentazioni musicali. Il Gazebo, distrutto dai bombardamenti, è stato di recente ricostruito integralmente. La terrazza, nel suo insieme, nonostante le circostanze ed il periodo in cui fu progettata, si può dire non abbia in alcun modo risentito delle influenze dell'architettura tipicamente fascista, richiamandosi piuttosto a quello stile Liberty al quale sono improntati gran parte del lungomare e dei quartieri residenziali
Tra i principali luoghi di culto di Livorno: - Santuario di Montenero: il colle di Montenero è meta di pellegrinaggi dalla prima metà del XIV secolo: secondo la tradizione, nel 1345 la Madonna sarebbe apparsa ad un pastore storpio. L'attuale santuario ha un impianto fondamentalmente settecentesco, e raccoglie una pittoresca serie di ex-voto. La Madonna di Montenero è la patrona della Toscana. - Il Duomo - La Sinagoga Ebraica - Chiesa della Madonna del Soccorso - Chiesa di San Jacopo in Acquaviva - Chiesa di San Ferdinando - Chiesa del Luogo Pio - Chiesa di Santa Caterina - Chiesa Olandese - Chiesa dei Greci Uniti - Chiesa degli Armeni
Tra i musei di Livorno ricordiamo: Il Museo Civico G. Fattori, recentemente spostato nella cornice di Villa Mimbelli, ospita un'importante raccolta di opere dei Macchiaioli e dei Postmacchiaioli, movimenti di cui Livorno e i paesi della sua costa furono insieme culla e centro d'attrazione. Il Museo Ebraico Yeshivà Marini (Via Micali, 21), oltre ad una collezione di arredi e paramenti sacri del culto ebraico, in gran parte portati qui dalla vecchia Sinagoga che fu completamente distrutta ad opera dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, si possono qui trovare raccolte di libri dal XVII al XX secolo ed un Hekhàl del cinquecento che contiene i rotoli della Torah. Il Museo Mascagnano, è situato all' interno del parco di Villa Maria (ingresso Via Calzabigi). Vi si possono trovare cimeli e testimonianze relative al musicista livornese Pietro Mascagni. Il Museo Provinciale di Storia Naturale del Mediterraneo (Via Roma, 234, ma l' acesso è da Via dell' Ambrogiana, 4), è ospitato nella Villa Henderson. Un museo ritenuto all' avanguardia sia dal punto di vista del contenuto esposto, che delle strutture.
L'Acquario Comunale Diacinto Cestoni, situato nel Viale Italia, lungo la Terrazza Mascagni, è intitolato al naturalista che tra il XVII ed il XVIII secolo abitò a Livorno. Fu prima costruito nel 1937 e di nuovo riedificato nel 1950 a causa dei danni subiti dai bombardamenti del 1943. Vi si trovano esemplari di ittioflora ed ittiofauna del Mar Mediterraneo. Oltre alle 18 vasche contenenti le specie caratteristiche della costa livornese, si trovano, al pianterreno, anche locali adibiti a sale conferenze. Al piano superiore si trova il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata, al quale fanno riferimento le università di Torino, Pisa, Firenze, Siena, Bologna e Modena. | | |