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Messina (ME), in siciliano Missina è la terza città metropolitana della Sicilia e la tredicesima d'Italia e capoluogo dell'omonima Provincia. Situata nell'angolo nord est della Sicilia, coordinate geografiche 38°11′ N 15°33′ E, a circa 90 Km da Catania e circa 230 km da Palermo, stretta tra la costa ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo porto naturale a forma di falce (militare e commerciale) in magnifica posizione sullo Stretto di Messina, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria. La città è sede universitaria dal 1548, dell'Arcidiocesi Protometropolitana di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela, Archimandritato del Santissimo Salvatore e di un'antica ed importante Fiera Internazionale. Il porto è anche sede di un antico Arsenale della Marina Militare.
STORIA DI MESSINA
Affacciata sul mare dell'omonimo Stretto, famoso per comparire nell'Odissea di Omero come luogo di dimora dei mostri marini Scilla e Cariddi. Fu tra le primissime colonie greche di Sicilia, fondata sul territorio di preesistenti insediamenti siculi con il nome di Zancle ("falce", dalla singolare forma del braccio sabbioso di San Raineri, che chiude il grande porto naturale) dai calcidesi d'Eubea intorno al 730 a.C. vicino al lembo nordorientale dell'isola, in posizione strategica di primissima importanza. Grazie al suo porto divenne ben presto città ricca ed importante, al centro degli scambi commerciali del Mediterraneo. Fu presa dai Romani, con l'appoggio dei mercenari Mamertini ivi stanziati, nel 264 a.C. Passò poi all'impero bizantino ed al dominio saraceno, sotto il quale la città conobbe un periodo di decadenza. Prima città di Sicilia ad essere conquistata dai Normanni nel 1060, si riprese economicamente e demograficamente e godette da allora di un lunghissimo periodo di opulenza, che la vide patria di importanti personaggi (come il grande pittore quattrocentesco Antonello da Messina). La città ottenne sin da epoca normanna numerosi privilegi dai Re di Sicilia, che ne esaltarono il ruolo già rilevantissimo del porto, facendola divenire capitale economica della Sicilia e la fecero, al pari di Palermo, capitale del Regno. Messina raggiunse, nella prima metà del '600, il periodo di massimo splendore economico, tanto da poter essere annoverata tra le dieci più grandi ed importanti città d'Europa. Ciò fino al 1674, quando Messina si ribellò alla Spagna, con l'appoggio del francese Re Sole, Luigi XIV, ma la città, abbondonata dagli alleati d'Oltralpe, dovette capitolare alle armi spagnole nel 1678 e da allora cominciò un periodo di repressione e di decadenza, a causa soprattutto della soppressione punitiva, da parte degli spagnoli, dei privilegi cittadini. La ripresa fu bruscamente interrotta dal fortissimo terremoto del 1783, cui seguì la ricostruzione. Fu Messina, con i moti del 1 settembre del 1847, ad iniziare il Risorgimento Italiano; nel 1848, nuovamente ribellatasi ai Borboni, subì pesanti bombardamenti e dovette ancora una volta capitolare. Nel Luglio 1860 i Garibaldini, vittoriosi a Milazzo, entrarono in città. Messina fu rasa al suolo dal terribile terremoto e maremoto del 28 dicembre 1908, che uccise circa 70000 dei suoi abitanti e successivamente ricostruita sullo stesso sito con un nuovo razionale impianto urbanistico; fu nuovamente distrutta dagli immani bombardamenti angloamericani del 1943, che causarono migliaia di morti; per la tenacia nel resistere alle catastrofi e nel rinascere ancora una volta, la città fu decorata con una medaglia d'oro al valor militare ed una al valor civile. Oggi, nel moderno tessuto urbano di Messina, trovano posto, gelosamente conservate, le ancora numerose reliquie del suo glorioso passato.
Messina, all'epoca occupata dai Mamertini, costituì il casus belli della prima guerra punica combattuta tra romani e cartaginesi dal 264 AC al 241 AC. Dopo la conquista di Messina e della Sicilia da parte dei romani, al termine delle tre guerre puniche, la città non verrà colonizzata ma verrà dichiarata civitas foederata di Roma, uno status che la collocò in una posizione di privilegio rispetto alle altre città conquistate da Roma. Nel 1061, con la riconquista di Messina da parte del Gran Conte Ruggero D'Altavilla, iniziò la riconquista cristiana della Sicilia, che dal 965, con la caduta di Rometta ultima roccaforte dei bizantini in Sicilia, era stata completamente occupata e sottomessa dagli arabi. Nel 1189, il Re inglese Riccardo Cuor di Leone, mentre si recava in Terrasanta per una Crociata, si fermò a Messina per recuperare la dote della propria sorella Joan che era stata sposata con Guglielmo II di Sicilia. I contrasti con il Re Guglielmo II indussero Riccardo ad occupare la città insediandosi nel castello di Matagrifone dal quale dominava e spadroneggiava in città. Dopo quasi un anno Riccardo raggiunse un accordo sia con Guglielmo II che con uno dei suoi stessi compagni di Crociata, il re Filippo Augusto di Francia, l'accordo comprendeva la rinuncia di Riccardo a sposarsi con la sorella di Filippo, Alice, così da poter sposare la principessa Berengaria di Navarra. Nel 1347, nei primi giorni di Ottobre, nel porto di Messina arrivano delle navi genovesi provenienti da Caffa (oggi chiamata Teodosia) nel Mar Nero, poco tempo dopo l'arrivo delle navi, in città si manifesta una strana epidemia, i malati presentano rigonfiamenti di colore nero sotto le ascelle e all'inguine, con perdita di sangue e presenza di pus inoltre le emorragie interne provocano dolori lancinanti e portano alla morte in pochi giorni e a volte nel giro di 24 ore. Il morbo è la famigerata peste nera o peste bubbonica e quando i messinesi capiscono che la sua origine è da ricondursi all'arrivo delle navi genovesi queste ultime vengono scacciate al largo, ma ormai l'infezione è dilagante ed in poco tempo si diffonderà in tutta Europa con effetti devastanti fino al 1350, si calcola che circa un terzo della popolazione europea sia morto per effetto dell'epidemia. La peste nera del 1347 è quella ricordata da Giovanni Boccaccio nel Decameron. Nel 1492, all'età di 22 anni, Pietro Bembo chiede al padre il permesso di potersi recare a Messina alla famosa scuola di greco di Costantino Lascaris, che veniva ritenuto il migliore dei grecisti dell'epoca, il Bembo rimarrà a Messina fino al 1494. Nel 1548, Ignazio de Loyola fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, il famoso Primum ac Prototypum Collegium ovvero Messanense Collegium Prototypum Societatis Iesu, primo e quindi prototipo di tutti gli altri collegi di insegnamento che i Gesuiti fonderanno con successo nel mondo facendo dell'insegnamento la marca distintiva dell'Ordine. Il Collegium in seguito si trasformerà nel Messanense Studium Generale ossia l'Università di Messina. Nel 1571, dal porto di Messina partì la flotta cristiana, al comando di Don Giovanni D'Austria, che sconfisse i Turchi nella Battaglia di Lepanto, e sempre il suo porto accolse la flotta al rientro dalla vittoriosa spedizione. Tra le persone ferite sbarcate dalla flotta c'era Miguel de Cervantes (Miguel Saavedra de Cervantes), che rimase ricoverato nel grande ospedale della città per diversi mesi a causa della ferita riportata, alla mano sinistra, in battaglia.
Nel 1638, L'Università di Messina fondò l' Hortus Messanensis, il più antico della Sicilia e chiamò Pietro Castelli, da Roma, per realizzarlo. Castelli utilizzò un innovativo ed originale sistema di classificazione delle piante, che furono collocate in quattordici classi, nell'Hortus, le classi furono riunite in quattro hortuli, Castelli quindi anticipò la disposizione che oggi si darebbe ad un moderno Orto Botanico. Pietro Castelli fu sostituito da Marcello Malpighi, fondatore dell'istologia e dell'anatomia vegetale. Marcello Malpighi condusse a Messina, sulle piante dell'Hortus Messanensis, gran parte delle sue osservazioni scientifiche, che furono poi pubblicate nelle sue opere Anatomes Plantarum Idea, e poi nell' Anatome Plantarum. Nel 1674, Messina si ribella alla Spagna ma non potendo sostenere da sola una contrapposizione alla Spagna chiede la protezione del re francese Luigi XIV riuscendo così a mantenersi indipendete dall'impero spagnolo anche se con gravissime difficoltà. Nel 1678, però, con la firma della pace di Nimega, tra Francia e Spagna, la città viene abbandonata a se stessa dai francesi e subisce una crudele riconquista da parte della Spagna che rioccupata la città la dichiara morta civilmente e la priva di tutti i privilegi storici goduti sin dai tempi di Roma, chiude l'Università, abolisce il Senato cittadino e ne distrugge il palazzo cospargendo di sale l'area in cui sorgeva in segno di disprezzo, confisca e trasferisce in Spagna alcune opere d'arte e sopratutto i preziosi documenti in pergamena contenenti la memoria storica della città. Inoltre viene costruita una imponente fortezza pentagonale nella zona portuale per tenere sotto stretto controllo militare la città. La riconquista spagnola concluse uno dei periodi più floridi della storia di Messina. Nel 1848, durante i moti risorgimentali di Messina, il medico chirurgo Ferdinando Palasciano nato a Capua ed ufficiale dei Borboni, si adoperò per prestare soccorso sanitario anche ai nemici nonostante fosse stato minacciato di fucilazione dal generale borbonico Filangeri. Questa esperienza esposta nelle sue successive dichiarazioni al Congresso Internazionale dell'Accademia Pontaniana di Napoli del 1861 ebbe una vasta risonanza in Europa e fu alla base della Convenzione di Ginevra del 1864 che dette vita alla Croce Rossa. Nel 1866 Giuseppe Mazzini viene eletto alla Camera dei Deputati nel collegio elettorale di Messina. La Camera dei Deputati annulla il voto dei messinesi con 181 voti contro 107, motivando l'annullamento con la condanna a morte di Mazzini per i moti genovesi del 1858. Il Collegio elettorale chiamato ad esprimersi nuovamente rielegge per la seconda volta Mazzini come suo deputato. Mazzini il 7 febbraio 1867 rinuncia alla carica. Nel 1884, Ilya Ilyich Mechnikov anche noto come Elias Metchnikoff scoprì a Messina, dove si era trasferito da qualche anno proveniente dalla Russia, la fagocitosi, cioè il processo di ingestione da parte della cellula, di particelle di grandi dimensioni, che fa parte anche dei meccanismi di difesa dei vertebrati contro l'infezione batterica. Per tale scoperta Mechnikov fu insignito nel 1908 del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia. A Messina, dal primo al tre Giugno 1955, si svolse la Conferenza di Messina, passo fondamentale e decisivo che porterà alla costituzione dell'Euratom e della CEE (Comunità Economica Europea) diventata in seguito Unione Europea.
Secondo la leggenda, l'Apostolo San Paolo, nel corso delle sue peregrinazioni per il Mediterraneo alla volta di Roma per diffondere la Buona Novella, sarebbe approdato, nell'anno 41 d. C., a Messina, città già allora molto fiorente dal punto di vista economico grazie al suo porto. Qui egli, predicando la dottrina cristiana, avrebbe infiammato subito i cuori di molti messinesi e, tra essi, dei Senatori cittadini del tempo, i quali, saputo dall'Apostolo delle Genti dell'esistenza, a Gerusalemme, dell'anziana Madre del Signore, decisero subito di recarvisi per chiedere la sua benedizione sulla Città. La Madonna scrisse di suo pugno e consegnò agli ambasciatori messinesi una Lettera, in cui Ella benediceva la Città ed i suoi abitanti e si costituiva sua perpetua Protettrice. L'8 Settembre del 42 d.C. la nave recò gli ambasciatori nella città dello Stretto con la Lettera di Maria, che la stessa Celeste mittente aveva arrotolato e legato con uno dei suoi capelli. Da allora Messina divenne Città mariana per eccellenza, essendo stata scelta direttamente dalla sua Patrona. Nel Duomo è custodita la reliquia del capello della Madonna, che viene portata in processione su un artistico "Vascelluzzo" d'argento il giorno del Corpus Domini. La Città ha sperimentato innumerevoli volte nel corso della sua storia la valevole protezione di Maria.
L'attuale stemma della città di Messina risale al V secolo d.C. Nel 407, infatti, l'Imperatore d'Oriente Arcadio, figlio di Teodosio, dopo essere stato scacciato da Costantinopoli, capitale dell'Impero, si trovò assediato dai Bulgari all'interno delle mura della città greca di Tessalonica. All'arrivo delle richieste di aiuto da parte dell'Imperatore Messina, che già allora era tra le più fiorenti città marinare del Mediterraneo, inviò in suo aiuto quindici navi cariche di armati e provviste al comando del generale Metrodoro, riuscendo non solo a liberare Arcadio dall'assedio in Tessalonica, ma persino a riconquistare Costantinopoli, restituendola all'Imperatore. Arcadio, grato di ciò ai messinesi, donò loro in perpetuo lo stesso vessillo recante lo stemma imperiale (croce d'oro in campo rosso) che sostituì il precedente (tre torri in campo verde, che in precedenza aveva a sua volta sostituito quello raffigurante una falce, in ricordo della forma del porto) e decretò che sulle mura della torre della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli venisse incisa la frase "Gran mirci a Messina" ("Molte grazie a Messina"), oggi presente, a lettere dorate, sui cancelli del Municipio. L'Imperatore, inoltre, insignì la città del titolo di città principale dell'Impero al pari di Costantinopoli e di Protometropoli della Sicilia e della Magna Grecia, le conferì il Comando e Governo perpetuo della Sicilia, ordinò che la nave capitolina di Messina avesse in mezzo a tutte le altre il primo posto e che l'Imperatore, dovendo navigare, non si servisse d'altra che quella. Lo stemma ed il gonfalone della città di Messina hanno conformazione indicata nel decreto di riconoscimento dell'1 maggio 1942 ed adeguato al successivo D.L. 26 ottobre 1944 n. 313. Lo stemma della città di Messina è araldicamente così descritto: uno scudo a testa di cavallo, sovrastato da una corona e circondato da due tralci di vite con grappoli di uva. Lo scudo è ricamato nei colori: croce oro in campo rosso vermiglio.
La zona è altamente sismica, infatti la città fu rasa al suolo parecchie volte nell'antichità. Durante l'ultimo terremoto del 28 dicembre 1908 la città fu praticamente distrutta e morirono 60.000 persone dei 150.000 abitanti. Nonostante le devastazioni subite dalle calamità naturali, la città presenta ancora numerosi e notevoli monumenti antichi, tra i quali:
Il Duomo, Cattedrale normanno-sveva (inaugurato nel 1197 alla presenza dell'Imperatore Enrico VI), ma ricostruito varie volte a seguito di incendi e terremoti che lo danneggiarono notevolmente. All'interno, nel 1930, venne installato il più grande organo d'Italia e terzo in Europa con 16.000 canne, 50 tastiere, 170 registri. La Cattedrale, a tre navate ripartite da eleganti colonne, custodisce, tra le principali opere d'arte, un magnifico portale maggiore marmoreo tardo gotico quattrocentesco (di Antonio Baboccio da Piperno), completato da Pietro di Bonate nel 1468; un tetto ligneo finemente decorato in pittura ed un pavimento marmoreo policromo, rifatto sul modello dell'originale di Giovanni Angelo Montorsoli; un pulpito marmoreo di Andrea Calamech e la cappella del Sacramento di Jacopo del Duca, opere entrambe cinquecentesche; sulle pareti delle navate laterali, il grande complesso marmoreo dell'Apostolato, edificato nel XVI secolo su progetto di Giovanni Angelo Montorsoli; un altare maggiore in marmi mischi con il baldacchino in legno e rame di Simone Gullì (fine XVII secolo) ed il dipinto in stile bizantino della Madonna della Lettera, patrona della Città e dell'Arcidiocesi, rifatto nel dopoguerra da Adolfo Romano; numerosi monumenti seplocrali, tra cui quello dell'Arcivescovo Guidotto da Abbiate di Goro di Gregorio (1333), autore anche dei magnifici mosaici in stile bizantino dei catini absidali, raffiguranti il Cristo Pantocratore tra Santi (al centro), la Madonna tra S. Agata e S. Lucia (abside della cappella del Sacramento) e S. Pietro e S. Placido (abside destra); possiede un campanile, alto 60 metri, con l'orologio astronomico più grande del mondo costruito dalla ditta Ungerer di Strasburgo, che a mezzogiorno si anima con il movimento di diversi automi meccanici. Il tesoro del Duomo, ospitato in locali adiacenti dalle belle finestre in pietra policroma, custodisce importantissime opere dell'argenteria ed oreficeria soprattutto messinese, tra cui la preziosissima "Manta d'oro" della Madonna, di Innocenzo Mangani 1668 Il duomo di Messina è insignito del titolo di Basilica minore. La chiesa della SS.ma Annunziata dei Catalani, eretta tra XII e XIII secolo sotto Guglielmo il Buono, forse sui resti di un preesistente tempio pagano, e così denominata perchè sede della Confraternita dei mercanti catalani. In essa, massima espressione dell'arte arabo-normanna in Sicilia, si fondono magnificamente gli stili bizantino, romanico, arabo e normanno, come appare dalla parte absidale, con transetto sormontato da una cupoletta cilindrica al arcate cieche su colonnine e strette finestre, in un gioco cromatico di geometrie armoniche e vivaci. Il palazzo Municipale (Palazzo Zanca), che si affaccia sulla vasta piazza "Unione Europea", edificio imponente dal basamento in pietra di Billiemi e, sul frontone, le allegorie dello scultore messinese Bonfiglio, raffiguranti la Regina del Peloro e due sirene. I due grandi bassorilievi del padiglione principale raffigurano le eroine cittadine della guerra del Vespro Dina e Clarenza. La chiesa Concattedrale del SS.mo Salvatore, attuale sede dell'Archimandritato, antica carica, oggi assommata in quella di Arcivescovo di Messina, che aveva potestà su moltissimi monasteri basiliani (di rito orientale) di Sicilia e Calabria; oggi essa è la seconda Cattedrale (Concattedrale) di Messina; la città quindi è una delle poche a possedere due Cattedrali. Il forte del SS.mo Salvatore, fatto edificare da Carlo V sul braccio estremo della falce portuale, nel luogo in cui un tempo esisteva l'antica sede dell'Archimandritato del SS. Salvatore. Sulla torre "Campana", posta all'estremità, si trova un stele di 60 metri di altezza, che sostiene una grande statua benedicente della Madonna della Lettera in bronzo dorato (alta 6 metri), opera di Tore Calabrò. La stele fu illuminata per la prima volta nel 1934 da papa Pio XI, che azionò dal Vaticano un radiocomando di Guglielmo Marconi; essa appare in tutto il suo splendore a chi giunge dal mare e in atto benedicente verso la prospiciente città. La Galleria "Vittorio Emanuele", opera eclettica del messinese Camillo Puglisi Allegra (1939), opera unica nel suo genere nel Meridione d'Italia, se si fa eccezione per quella di Napoli; la belle decorazioni di Bonfiglio e Lovetti, su disegno dell'Allegra, si ispirano al '700 siciliano. Il Monte di pietà, edificato in via XXIV Maggio (un tempo "via dei Monasteri") nel 1616 dall'architetto Natale Masuccio su incarico dell'Arciconfraternita degli Azzurri e collegato, attraverso una scenografica scalinata, ai resti della chiesa della Pietà, di cui, a seguito dei danni del terremoto del 1908, rimane soltanto la bellla facciata. La magnifica scalinata è opera di P. Campolo e A. Basile; al suo centro si trova le bella "fontana dell'Abbondanza" di Ignazio Buceti (1741). Il forte Gonzaga, uno dei tanti forti e castelli di Messina, progettato dal Ferramolino nel '500, nell'ambito del progetto di costruzione di nuove possenti mura e fortificazioni per la città di Messina, voluto da Carlo V, che resero la piazzaforte la più munita del bacino del Mediterraneo. La Cittadella, costruita dopo la rivolta antispagnola della città dagli Spagnoli a freno della cittadinanza, situata all'imboccatura della falce del porto. Il Sacrario di Cristo Re, che possiede la più grande campana d'Italia, costruito sui resti del castello di Matagrifone di cui resiste, inglobata, una delle torri; progettato da Giovan Battista Milani nel 1937, troneggia sulla città con la sua grande cupola e le forme richiama l'architettura del messinese Filippo Juvara (in particolare, la Basilica di Superga a Torino); custodisce i resti di migliaia di caduti del I conflitto mondiale. Dal belvedere antistante si gode un magnifico panorama dello Stretto e della Città. La chiesa della Madonna di Montalto, sita in posizione preminente sul colle della Caperrina, fu il primo edificio di culto ricostruito nel dopo terremoto; è legata all'apparizione della Madonna in difesa dei messinesi assediati dai Francesi nel corso della guerra del Vespro (Madonna delle Vittorie); il bel prospetto, rivolto verso il mare, fu rifatto nel 1930 con due campanili a cuspide che affiancano la facciata. Anche dalla piazza antistante a questa chiesa si gode di uno stupendo panorama, lodato, con parole di viva ammirazione, da S.S. Giovanni Paolo II, che ebbe modo di goderlo nel corso della sua visita alla città del 1988. La chiesa di S. Maria Alemanna o degli Alemanni, l'unica in stile gotico puro in Sicilia, costruita nel XII secolo da maestranze tedesche su ordine dei Cavalieri Teutonici (Alemanni), che qui posero il loro priorato ed un ospedale all'epoce delle Crociate. Abbandonata dai cavalieri, nel XIV secolo passò alla Confraternita dei Rossi. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, vi trovò ricovero il grande Miguel de Cervantes. Un accuratissimo restauro la ha restituita all'originario splendore. La chiesa di S. Elia, cinquecentesca, a navata unica, dagli splendidi stucchi interni. La chiesa di San Francesco all'Immacolata, una chiesa duecentesca le cui possenti absidi merlate sono raffigurate nel dipinto La Pietà con tre angeli di Antonello da Messina che si trova al museo Correr di Venezia. Primo tempio dell'Ordine francescano in Sicilia, fu iniziato in periodo angioino (1255). La sua slanciata ed imponente architettura riecheggia forme nordiche. La chiesa di San Giovanni di Malta, opera di Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo, assieme al bellissimo palazzo del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta, che posero a Messina la residenza del loro Gran Maestro dopo la cacciata da Rodi nel 1136. Nella chiesa, sede un tempo della prima Abbazia benedettina del mondo dopo quella di Montecassino, sono custodite le reliquie del martire messinese Placido e dei fratelli Eutichio, Vittorino e Flavia, nonché il sepolcro del grande scienziato messinese Francesco Maurolico ([[1494 - [[1573). La statua in marmo bianco dell'Immacolata Concezione, che sorge su una alto basamento nella piazzetta "Immacolata di Marmo", a fianco del Duomo. E' opera dello scultore messinese Ignazio Buceti (1758). Il Monumento ai caduti, in piazza "Unione Europea" (Municipio), eretto nel 1936, dallo stile sobrio ed essenziale ma severo. Sul podio, davanti ad una stele, l'imponente gruppo bronzeo raffigurante un aviere, un marianio ed un fante. Il monumento alla batteria siciliana Masotto, caduta ad Adua nella campagna eritrea; il gruppo in bronzo, raffigurante tre soldati in atteggiamenti epici, fu modellato da Salvatore Buemi nel 1897. La "Porta Grazia", monumentale porta d'accesso alla Cittadella (XVII secolo), opera di Domenico Biondo e figli. Nel 1961 fu smontata dal luogo di origine e ricollocata nella centrale piazza "Casa Pia". La statua di Messina, raffigurante la Città riconoscente verso Ferdinando II di Borbone per la concessione del Porto Franco. E' opera del 1859 di G. Prinzi. e si trovava, prima del 1908, all'interno del Municipio. Oggi si trova al centro della piazzetta G. Minutoli, di fronte al porto e con, per scenografico sfondo, il retrostante Municipio. La chiesa della Madonna delle Grazie, nell'incantevole cornice marinara del villaggio Pace. Distrutta dal terremoto, essa si presenta ricostruita sul modello dell'originale del 1639, con aula a pianta centrale circondata da portici e sormontata da un'imponente cupola. Il Teatro "Vittorio Emanuele", già teatro "S. Elisabetta", che mantiene l'originaria architettura neoclassica, essendo sopravvissuto al terremoto. Fu progettato dal napoletano P. Valente e dal messinese C. Falconieri. Sormonta il prospetto il gruppo marmoreo raffigurante "Il Tempo che scopre la Verità a Messina" di Saro Zagari. Il soffitto all'interno è decorato da un grande affresco di Renato Guttuso, raffigurante "la leggenda di Colapesce". La fontana di Orione, in Piazza Duomo, opera superba di Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo di Michelangelo, voluta dal Senato messinese nel 1547 per celebrare la costruzione del primo acquedotto cittadino, che sfruttava le acque del torrente Camaro. Armoniosa, armonica, elegante è ricca di raffinati intagli; rappresenta il trionfo di Orione, mitico fondatore della Città. Sull'orlo della vasca principale le statue dei fiumi Nilo, Tevere, Ebro e Camaro; sulla balaustra significative scene mitologiche. La fontana del Nettuno, seconda opera messinese (del 1557) di Giovanni Angelo Montorsoli, in cui l'autore esprime con genialità creativa il potente stile michelangiolesco. Il dio Nettuno, come appena sorto dalle acque, calmo e invincibile, brandisce il suo temibile tridente e tiene incatenate ai suoi piedi le mostruose Scilla e Cariddi; è un'allegoria della forza fisica e morale della Città che doma le avversità. Le statue originali di Scilla e Cariddi sono custodite al Museo Regionale. La fontana Senatoria, collocata sul lato sud del Palazzo Municipale; si compone di una grande vasca circolare con al centro una stele che sostiene una grande tazza buccellata del 1619 recante sul bordo esterno, in sette targhe a rilievo, i nomi dei Senatori del tempo. La fontana Falconieri, eretta in piazza Ottagona (oggi piazza Filippo Juvara) nel 1842 per i festeggiamenti secolari in onore della Madonna della Lettera dall'architetto messinese Carlo Falconieri. Oggi si trova al centro di piazza Basicò. Le Quattro Fontane, tutte su disegni del romano Pietro Calcagni, poste ai quattro angoli tra via Austria (oggi via I Settembre 1847) e via Cardines, nuove arterie volute dal Senato di Messina nel 1572 per congiungere il Duomo al Palazzo Reale, furono eseguite in epoche diverse. La prima, nel 1666, da Innocenzo Mangani, la seconda, nel 1714, da Ignazio Buceti, le ultime due da ignoti artisti nel 1742. La decorazione è ispirata al mare; gli stemmi imperiali spagnoli e di Messina sormontano ciascuna fontana. Distrutte dal terremoto del 1908 ne sono state ricomposte, nel sito originario, solamente due. Le due mancanti sono custodite al Museo Regionale. La chiesa di S. Maria della Valle detta "Badiazza", un formidabile esempio di chiesa fortezza dell'epoca normanna nonchè uno dei monumenti medievali più rari nel suo genere e più affascinanti di Sicilia; sorge in un luogo impervio ed isolato, nell'alta vallata del torrente "Ritiro", sui monti Peloritani. Il convento di monache benedettine annesso fu abbandonato nel 1347; la chiesa, un tempo ricchissima di marmi e mosaici, fu nel tempo colmata in gran parte dai detriti alluvionali del torrente; oggi, un adeguato restauro l'ha restituita alla sua originaria bellezza. La chiesa e l'ex monastero basiliano di S. Maria di Mili in Mili San Pietro, fondata dal Gran Conte Ruggero il Normanno nel 1092, che vi fece seppellire il figlio illegittimo Giordano, morto nello stesso anno a Siracusa. Bellissima la parte absidale, con tre cupolette in stile arabo e richiami decorativi all'arte bizantina ed a quella normanna. Le fiancate sono decorate da un motivo ad archi incrociati, tipico dell'arte normanna. La chiesa, allungata nel '500 (nel 1511 fu anche rifatto il bel soffitto ligneo), presenta una facciata con un portale in marmo e pietra rinascimentale (al centro dell'architrave, tondo con la Madonna ed il Bambino), un portone ligneo originare del '500 ed un coronamento barocco. Il Museo Regionale, concepito dopo il 1908 nei locali di un'antica filanda di seta per accogliere quanto di artistico era stato possibile recuperare dalle macerie della città. Le sezioni sono organizzate in modo da offrire, attraverso le testimonianze artistiche, un quadro cronologico della ricca storia culturale di Messina attraverso i secoli. Ospita, tra le opere più importanti, quelle dei numerosissimi artisti messinesi e poi Il Polittico di San Gregorio ed un'altra tavoletta di Antonello da Messina e due tele di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio La Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei Pastori.
Messina celebra il 3 Giugno di ogni anno la Madonna della Lettera, patrona della Città e patrona principale dell'Arcidiocesi, con una partecipata processione della Varetta d'argento cesellato con la statuetta argentea della Madonna, modellata da Lio Gangeri nel 1902 e la reliquia del Capello di Maria contenuta in un prezioso ostensorio (la Lettera è andata perduta in uno dei tanti incendi che devastarono il Duomo nel corso della sua travagliata storia). La festa più importante è però quella che si svolge a Mezzagosto di ogni anno: viene portata in processione da centinaia di fedeli vestiti di bianco ed a piedi scalzi un'antica macchina votiva, la Vara, raffigurante le fasi dell'Assunzione di Maria al cielo. La Vara, alta circa 13,50 metri, poggia su grandi scivoli metallici e presenta numerose figurazioni in materiali diversi di angeli, le due grandi sfere rotanti del Sole e della Luna e, in cima, la statua del Cristo che sorregge per una mano Maria, in atto di portarla all'Empireo; i fedeli la trascinano tirando le lunghe gomene che vi sono attaccate alla base lungo il selciato precedentemente bagnato del corso Garibaldi, da piazza Castronovo a via I Settembre e poi da via I Settembre, arteria storica della Città, fino a Piazza Duomo, dove la processione si conclude. La Vara è una macchina tronfale, costruita per la prima volta nel 1535, in onore dell'Imperatore Carlo V, in quell'anno in visita a Messina; la sua processione, sicuramente la più imponente delle feste di tutta la Sicilia e la Calabria e forse di tutta Italia, richiama a Messina, nel pomeriggio del 15 Agosto, oltre centomila fedeli dalla Sicilia e dalla Calabria. Nei giorni prima del 15 Agosto, le vie della Città sono percorse dalla processione festante dei due Giganti e del Cammello, assieme a numerosi gruppi folkloristici. In particolare, le due colossali statue a cavallo raffigurano i leggendari fondatori della Città, la messinese Mata ed il moro Grifone; di questi ultimi due apparati festivi non si hanno notizie certe sull'origine, mentre il Cammello ricorda l'ingresso trionfale a Messina, al termine della conquista della Sicilia sottratta agli Arabi, del normanno Conte Ruggero d'Altavilla, che secondo la tradizione avvenne proprio a dorso di cammello.
Messina possiede il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (nel porto ha sede uno storico Arsenale della Marina Militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. È collegata al continente (e con essa l'intera Sicilia) con traghetti e aliscafi sia per Villa San Giovanni che per Reggio Calabria. Soprattutto i collegamenti con Villa San Giovanni permettono il trasporto dei convogli ferroviari, sia merci che passeggeri. Il porto di Messina è anche uno dei principali per attività croceristica, con oltre 200.000 croceristi che ogni anno vi approdano. E' il più importante snodo ferroviario e stradale della Sicilia: sia con Palermo che con Catania è collegata dall'autostrada e dalla strada ferrata. Le stazioni ferroviarie principali sono quelle di Messina Centrale e Messina Marittima (per i collegamenti con la linea ferroviaria del continente). La tangenziale di Messina (sette svincoli, di cui uno in fase di realizzazione) transita a monte del centro urbano e collega in modo efficiente le varie parti del territorio cittadino. Essa fa parte dell'A20 Messina-Palermo; dalla barriera di Tremestieri ha inizio, verso Sud, l'A18 Messina-Catania. Messina è sede del Consorzio per le Autostrade Siciliane. La città è servita per tutta la lunghezza del centro urbano (circa 8 kilometri) da una moderna ed efficiente tramvia (18 fermate) tra i capolinea di viale Gazzi (a Sud) e di viale Annunziata (a Nord) e, sia nel centro che tra lo stesso e le frazioni costiere e collinari, da numerose linee di bus. E' in corso di realizzazione una metropolitana ferroviaria che collegherà al centro urbano le frazioni costiere della zona Sud del territorio cittadino; in fase progettuale è invece la realizzazione, per le frazioni costiere della zona Nord, di una metropolitana marittima. Durante l'intero '900 si sono susseguite polemiche per il progetto di un ponte sullo Stretto che sarebbe una delle opere di ingegneria più ardite mai realizzate.
Messina è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia: 1989 (23 maggio): 3^ tappa, cronometro a squadre vinta dall'Ariostea. 1993 (28 maggio): 6^ tappa, vinta da Guido Bontempi. 1999 (17 maggio): 3^ tappa, vinta dall'olandese Jeroen Blijlevens. Nella stagione 2004-05 il Football Club Messina, a 40 anni di distanza dall'ultima partecipazione, ha disputato il campionato di serie A di calcio, esordendo nel nuovo stadio di San Filippo (impianto che ha una capienza di 40.200 spettatori) e ottenendo la settima posizione in classifica. | | |