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Padova è un comune capoluogo dell'omonima provincia, nel Veneto. Antica sede universitaria, Padova vanta numerosissime testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico. Padova è inoltre nota in tutta il mondo come la città di Sant'Antonio.

STORIA DI PADOVA

La tradizione vuole che la fondazione di Padova risalga ad un gruppo di fuggiaschi da Troia, guidati da Antenore. Uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse sulle sponde del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione.

Nel 49 AC divenne nominalmente municipio romano, perdivenirlo poi effettivamente nel 45 AC con la Lex Julia Municipalis. Durante la dominazione romana Patavium, com'era allora conosciuta, divenne una delle più ricche città dell'Impero grazie, tra le altre cose, all'allevamento di cavalli. In età augustea Padova divenne parte della X Regio che aveva come capitale Aquileia, cui era collegata grazie alla via Annia che partiva da Adria. Del periodo romano rimangono alcuni ponti, rimaneggiati in età medioevale, l'arena (presso la cappella Scrovegni), resti di terme (sotto palazzo Storione) e del foro (zona piazza Garibaldi e piazzetta Cavur) di cui rimane una sola colonna. All'inizio del V secolo a Padova fu posta un Praefectus Sarmatarum gentilium, ovvero una delle 13 guarnigioni di Sarmati a difesa dell'impero. Probabilmente la guarnigione era di stanza a Sarmeola (Sarmaticula), frazione di Rubano e a Sermazza (località di Vigonovo). Nel 452-453 la città fu devastata dall'invasione degli Unni di Attila. Dal 535 al 553 imperversò la guerra tra Bisanzio e i Goti alleati dei Franchi.

Successivamente alla caduta dell'Impero, Padova vide il Brenta cambiare di corso con la rotta del 589, sostituito dal Bacchiglione. Venne quindi assediata e completamente rasa al suolo nel 601 dai Longobardi di Agilulfo che, secondo la tradizione locale, penetrarono nelle difese cittadine dall'attuale Ponte della Morte davanti a via Rudena (ovvero: rovina). Monselice resistette qualche mese prima di capitolare anch'essa ai Longobardi. Alcuni abitanti cercarono allora rifugio nella Laguna Veneta, contribuendo successivamente alla nascita di quella che diverrà, secoli dopo, Venezia. Nel 899 Padova fu razziata dagli Ungari. Solo dopo l'anno 1000 Padova iniziò a riprendersi, affermandosi come comune indipendente, pur dovendo subire le devastazioni del terremoto del 1004, ancor più grave, quello del 1117, così come il grande incendio del 1174. Nel 1164 partecipò alla lega veronese contro Federico Barbarossa. Dal 1168 (convegno di Lodi) al 1183 (Pace di Costanza) Padova fu membro anche della Lega Lombarda. Gli anni successivi videro Padova espandere la propria importanza ed i propri domini, in perenne lotta contro i comuni limitrofi. Nel 1222 venne fondata l'Università, la seconda più antica d'Italia ed una tra le prime e più prestigiose d'Europa. Vi predicò Sant'Antonio, che vi morì nel 1231 e per il quale i padovani eressero una grandiosa basilica. Tra il 1303 ed il 1305 Giotto dipinse la Cappella degli Scrovegni, inestimabile tesoro pittorico. L'espansione del comune patavino fu tuttavia interrotta a più riprese, in particolar modo tra il 1237 ed il 1256 dalla sanguinosa dominazione di Ezzelino IV Da Romano, ricordato per aver trucidato in un solo giorno oltre diecimila padovani. Nel 1318 muta l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto De' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca. Nel 1405 Padova dovette però piegarsi definitivamente a Venezia dopo una lunga e cruenta lotta. Durante il medioevo il municipio e la successiva signoria scavarono le principali opere idrauliche della provincia di Padova: il canale di Battaglia, il Piovego e il Brentella.

Per quasi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica potè godere della pace e della prosperità assicurata dalla dominazione veneziana e della libertà che venne assicurata alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, tra i quali indimenticabile Galileo Galilei. Il terribile assedio del 1509 durante la guerra anti-veneziana promossa dalla Lega di Cambrai, in seguito al quale venne completata la cinta muraria, fu tra i pochi eventi bellici degni di nota del periodo. Gli assalti imperiali furono respinti sul Bastione Codalunga da nobili veneziani, padovani e celebri soldati di ventura come Citolo da Perugia.

Nel 1797 cadde Venezia sotto l'avanzare di Napoleone e Padova venne ceduta all'Austria col trattato di Campoformio, per entrare a far parte successivamente alla disfatta napoleonica del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1848 anche Padova vide l'insurrezione contro l'occupazione austriaca, in particolar modo ad opera di studenti universitari: tuttora la data dell'insurrezione studentesca, 8 febbraio, viene festeggiata. Nel 1866 Vittorio Emanuele II entrò a Padova e questa venne annessa al Regno d'Italia.

Durante la Prima Guerra Mondiale Padova fu sede di vari comandi compreso quello della Terza Armata, subendo a più riprese bombardamenti aerei. Da un piccolo areoporto, a San Pelagio - ora sede di un museo del volo, partì Gabriele D'Annunzio per il celebre viaggio su Vienna. Nel 1918 a Villa Giusti nei pressi di Padova, a Mandria venne firmato l'armistizio che pose fine alla guerra tra Italia e gli Imperi Centrali. La Seconda Guerra Mondiale fu anche per Padova portatrice di morte e devastazione, con la perdita tra gli altri degli inestimabili dipinti della Cappella Ovetari di Andrea Mantegna e di Ansuino da Forlì durante un bombardamento aereo alleato l'11 marzo 1944: rimangono solo frammenti. Stessa fu la sorte per gli affreschi della cappella del podestà, realizzati da Filippo Lippi, Niccolò Pizzolo ed, ancora, Ansuino da Forlì. Numerosi studenti ed insegnanti universitari furono protagonisti della lotta partigiana. Importante fu il discorso del rettore Concetto Marchesi il 9 novembre 1943 per l'inaugurazione dell'anno accademico in cui invitò gli studenti a prendere le armi contro il fascismo e il nazismo. Gli anni dal dopoguerra ad oggi furono Padova di continuo sviluppo economico, grazie alla favorevole collocazione geografica al centro di importanti vie di comunicazioni favorevoli per industrie e servizi. L'interramento delle riviere (1956-1960) e la perdita (1954) dei collegamenti ferroviari con la provincia (gestiti dalla Società Veneta per le Imprese e Costruzioni Pubbliche nota come La Veneta) costituirono uno dei tanti prezzi che la città pagò alla diffusione del trasporto su gomma. La crisi sociale e politica degli anni settanta vide il polarizzarsi delle tensioni a Padova. Il 15 aprile 1969 una bomba collocata da Franco Freda e Giovanni Ventura esplose nel rettorato, allora occupato dal professor Opocher. Gli stessi acquistarono presso la Valigeria al Duomo le valige utilizzate il 12 dicembre 1969 per le bombe a Milano nella sede della Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana e alla Banca nazionale del Lavoro a Roma Il 13 gennaio 1974 il colonnello Amos Spiazzi, del gruppo terroristico di destra Rosa dei Venti viene arrestato. Il 17 giugno 1974 le Brigate Rosse compiono a Padova il loro primo omicidio assassinando due missini nella sede del Movimento Sociale Italiano Il 7 aprile 1979 il sostituto procuratore Pietro Calogero fece arrestare circa 140 persone appartenenti a Potere Operaio e Autonomia Operaia, tra cui spiccarono i professori universitari Luciano Ferrari Bravo, Toni Negri ed Emilio Vesce, oltre che molti studenti e ricercatori. L'accusa, passata alla storia come teorema Calogero, tentò di dimostrare che il gruppo di Autonomia fosse la facciata legale delle Brigate Rosse e che Toni Negri fosse l'organizzatore del sequestro di Aldo Moro. Il 5 febbraio 1981 l'estremista di destra Valerio Fioravanti uccise sull'argine del canale Scaricatore due carabinieri che lo avevano sorpreso mentre recuperava armi da un nascondiglio segreto subacqueo. Fioravanti fu in breve catturato. Con la sigla di Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente a Verona il 17 dicembre 1981 fu sequestrato il generale americano James Lee Dozier che fu liberato con un blitz dei NOCS a Padova il 28 gennaio 1982

Il tessuto urbano di Padova è fortemente condizionato dalla presenza di numerosi corsi d'acqua, formati dall'intrecciarsi delle acque del Bacchiglione e del Brenta, che donano a molti angoli della città scorci suggestivi. In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, in particolar modo per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali han rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. I corsi d'acqua cittadini principali sono: il Tronco Maestro, ovvero il ramo del Bacchiglione che costeggia il centro storico ad ovest e a nord, fino alle Porte Contarine; il Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco Maestro presso le Porte Contarine e costeggia il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus; Canale Piovego, anch'esso derivato dal Tronco Maestro presso le Porte Contarine e quindi diretto verso il Brenta e quindi Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche; Canale di Battaglia, antico scavo che si dirige verso i centri a sud della provincia e che origina in quel della località Bassanello dal Bacchiglione; Canale Scaricatore, scavo recente per convogliare fuori dal centro cittadino le acque del Bacchiglione, fondamentale difesa contro il pericolo di alluvione; Canale Brentella, antico scavo ad ovest di Padova che porta al Bacchiglione le acque del Brenta. Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno a partire dagli anni '50, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni '90 che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni.

Il 23 maggio 2000 la 10^ tappa del Giro d'Italia 2000 si è conclusa a Padova con la vittoria di Ivan Quaranta. Un ruolo importante ricopre la squadra di rugby del Petrarca. Sono due i quotidiani storici che si occupano attualmente della cronaca locale della città: Il Gazzettino e il Mattino di Padova. Dal 12 novembre 2002 viene venduto in abbinamento al Corriere della Sera anche il Corriere del Veneto, che ha sede a Padova e che dedica alla città due pagine al giorno di cronaca locale, in abbinamento con la cronaca di Rovigo. Nel passato la città ha avuto un'altra testata di cronaca locale: L'Eco di Padova, nato nel 1977, edito dalla Rizzoli e chiuso nel 1980. Tra le principali frazioni di Padova ricordiamo Mandria che confina con i comuni di Abano Terme ed Albignasego, ed è divisa da quest'ultimo dal Canale di Battaglia. Sorta attorno all'antica strada romana Annia che conduceva da Padova ad Adria, ospita sul proprio territorio Villa Giusti del Giardino, in cui venne firmato il 4 novembre del 1918 l'armistizio tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Germania che poneva fine alla prima guerra mondiale; affacciata sul Canale di Battaglia sorge invece Villa Molin, progettata dall'architetto Vincenzo Scamozzi nel 1597 (e che erroneamente viene collocata spesso a Mandriola, che sorge sull'altra sponda del Canale di Battaglia).
 
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