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Piacenza (Piasëinsa in piacentino) è un comune della provincia di Piacenza. Posta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera assai notevole dell'influenza di Milano, alla cui regione economica appartengono per molti aspetti e alla quale hanno spesso legato i propri destini.
Piacenza è situata nella Pianura Padana ad un'altitudine di 61 metri s.l.m. e sorge sulla riva destra del Po, dove in esso confluiscono il fiume Trebbia a ovest e il torrente Nure ad est della città. Ad una quindicina di chilometri in direzione sud, compaiono i declivi dei Colli Piacentini, prime propaggini dell'Appennino Ligure. La posizione geografica ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.

STORIA DI PIACENZA

Prima dell'arrivo dei romani, nelle zone limitrofe all'odierna città di Piacenza vivevano tribù appartenenti ai popoli dei liguri e dei celti. La città fu fondata dai romani sulle rive del fume Po nel 218 a.C. (secondo la tradizione il 31 maggio). Si trattava della prima colonia di Roma. Nello stesso anno fondarono la vicina Cremona. I romani scelsero per la fondazione un territorio pianeggiante e fertile, vicino al fiume Po e ad altri corsi d'acqua, in prossimità delle colline e soprattutto con l'accesso al Mar Ligure: per questo la città venne chiamata Placentia (ovvero "che piace") dal verbo "placeo".

Essendo la zona popolata dai Celti (Galli Boi, Insubri e Veneti Cenomani), entrambe le città nacquero come avamposto per consolidare le conquiste in territorio gallico e per tenere a bada le genti celtiche. Sia a Piacenza che a Cremona vennero inviati 6.000 coloni latini, specialmente selezionati fra i cavalieri romani. La scelta fu dovuta particolarmente all'incombente minaccia di una seconda guerra punica con Annibale che, alla guida dell'esercito cartaginese, aveva appena vinto la battaglia del Ticino e si preparava alla conquista di queste zone. Dopo aver espugnato Casteggio (PV), Annibale vinse anche la battaglia della Trebbia (forse la più cruenta mai combattuta nel Piacentino) nel corso della quale caddero circa 20.000 soldati romani. Placentia seppe resistere: il territorio paludoso fu bonificato, la produzione di grano, orzo e miglio fu incrementata, si iniziò anche la tessitura della lana, quindi divenne un importante Municipio Romano con un attivo porto lungo il fiume Po durante la Repubblica e l'Impero.

Il fiume e la via Emilia, che la congiungeva con Ariminum o Rimini, già allora caratterizzavano la vocazione logistica della città. Lo schema viario romano con "cardo" e "decumano" (via Emilia) è ancora ben visibile nel centro storico. Essendo città di frontiera, subisce vari saccheggi e distruzioni (che si verificheranno in tutta la sua storia), ma sempre si risolleva e durante l'epoca di Augusto era una città rinomata. Procopio la definisce "Urbs Aemiliae Princeps", Cornelio Tacito la definisce "colonia potente per forze e per ricchezze" e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri dell'area padana. In era cristiana i cittadini di Placentia costruiscono piccoli sacelli dedicati ai martiri del luogo, tra cui Antonino. Centurione romano della legione Tebea, cristianizzò la popolazione della zona all'inizio del IV secolo e fu martirizzato sotto Diocleziano. Divenne patrono della città che lo onorò con la costruzione di una basilica che porta il suo nome. Caduto l'Impero Romano, la città fu saccheggiata e ricostruita in seguito alle invasioni barbariche. Si ritrovò al centro della guerra tra i goti e le truppe dell'Impero Romano d'Oriente. Le sorti cittadine si risollevarono quando divenne sede comitale longobarda (fu cioè stabilita qui la sede di un ducato longobardo), ma solo con la dominazione dei Franchi (dal IX secolo) si ha una consistente rinascita. Importanza sempre maggiore ebbe intorno all'anno Mille, quando si registrò anche una crescita demografica ed economica, essendo posta lungo la via Francigena che portava in città numerosi pellegrini e mercanti. Con l'affermazione dell'Impero Romano Germanico, del feudalesimo e dei vescovi-conti, sorgono nuove classi sociali, tra le quali un intraprendente ceto mercantile e artigianale, ma anche feudatari rurali che si uniscono al governo della città.

Nel 1095 papa Urbano II indice da Piacenza, dove era tornato in auge un sentimento filopapale, la Prima Crociata per la liberazione della Terra Santa. Fu un importante libero Comune (dal 1126) aderente alla Lega Lombarda e nell'XI secolo partecipò alla guerra contro l'imperatore Federico Barbarossa, scendendo in campo con gli altri comuni della Lega Lombarda nel 1176 in occasione della battaglia di Legnano. Combattè con successo contro i comuni confinanti di Cremona, Pavia e Parma, riuscendo ad allargare i suoi domini al contado e strappando ai Malaspina e al vescovo di Bobbio il controllo delle vie commerciali per Genova, dove già erano insediati i primi banchieri piacentini. In questo secolo, nonostante le poco fruttuose lotte contro l'imperatore Federico II, conquistò qualche caposaldo sulla sponda lombarda del Po. Nella chiesa di Sant'Antonino furono firmati i preliminari della Pace di Costanza nel 1183. Le attività mercantili e agricole assai fruttose nei secoli XII e XIII, portarono ad un notevole arricchimento urbanistico della città. Dalla seconda metà del XIII secolo furono frequenti le lotte intestine per il potere e l'amministrazione e quindi si susseguirono alla guida del territorio di Piacenza e del circondario gli Scotti, i Pallavicino e Alberto Scoto (1290-1313), mercante e potente banchiere. Sotto quest'ultimo governante, nel 1313, fu assediata e cedette al dominio dei Visconti di Milano fino al 1447. Il duca Gian Galeazzo riformò lo statuto cittadino e trasferì a Piacenza l'Università di Pavia. Passerà poi agli Sforza fino al 1499. Su una moneta del XVI secolo è impresso il motto: "Placentia floret" poichè la città stava nuovamente sbocciando grazie al lavoro delle campagne circostanti. Sempre nel corso del 1500 vengono ricostruite le mura cittadine.

Fu governata dalla monarchia francese fino al 1521 poichè il re Luigi XII rivendicava il possesso del Milanese di cui aveva fatto parte anche il Piacentino sotto le dominazioni delle due famiglie lombarde. Andrà allo Stato Pontificio poco più di un secolo dopo (sotto la reggenza di papa Leone X), rimanendoci per un breve periodo in quanto nel 1545 divenne parte del Ducato di Parma e Piacenza sotto la famiglia Farnese. A fondare il ducato fu papa Paolo III e il primo duca fu suo figlio Pierluigi Farnese che morirà due anni più tardi assassinato in seguito alla congiura di alcuni nobili. Si avvicendarono alla guida del Ducato altri sette duchi, tra i quali spiccano Ottaviano (seepellito nella chiesa di San sisto), Alessandro, Ranuccio. Ottaviano spostò la capitale a Parma, impossessandosi di Borgo Val di Taro (PR) e dello Stato Pallavicino (territorio della pianura lungo il Po, al confine tra le attuali province di Piacenza e Parma); introdusse l'industria della seta e del velluto oltre a rinnovare i catasti. Alessandro, partecipando alla battaglia di Lepanto nel 1571 , riconquistò le Fiandre. Sotto Ranuccio I vennero promulgate le costituzioni e fu nominato il governatore. Tempi duri invece si ebbero sotto di Odoardo, quando su trentamila piacentini, seimila morirono di fame e tredicimila perirono colpiti dalla peste. Ci furono avanzate di soldati francesi nel territorio ducale che spadroneggiavano in città e nel contado; la popolazione era in preda a scorribande di banditi. Nel 1682 Ranuccio II annesse al proprio ducato il feudo di Bardi e Compiano comprati dai Doria. L'importante cardinale Giulio Alberoni divenne primo ministro spagnolo dopo aver favorito le nozze tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna e da questo momento la città e il resto del ducato andarono ai Borbone. Dal 1732 al 1859 vi fu il dominio borbonico, dapprima con Carlo (figlio di Elisabetta Farnese), poi con Filippo e Ferdinando. Nel corso del XVIII, mancando in città la corte ducale, fioriscono numerosi palazzi che l famiglie nobili come gli Scotti, i Landi e i Fogliani costruivano per ostentare le proprie ricchezze ed il proprio potere.

Nel 1746 il vicino fiume Trebbia fu teatro di un'altra violenta battaglia, quella tra le truppe austro-sarde e quelle francesi. Il ministro Du Tuillot fu ricordato per l'impulso riformista che permeò la sua attività politica. Nel 1802 la città fu annessa all'Impero Francese di Napoleone che, con la coscrizione obbligatoria, invia i giovani piacentini a combattere le battaglie di Russia, Spagna e Germania. Napoleone e le sue truppe saccheggiarono abbondantemente Piacenza, spogliandola di tantissime opere che tuttora sono esposte nei musei francesi. Il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847) fu una sorta di regno illuminato per i piacentini di città e del contado che la ricordarono a lungo. La duchessa bonificò ampi territori, fece costruire ponti lungo la Trebbia e il torrente Nure, avviò iniziative scolastiche ed artistiche. Allontanate le truppe austriache dalla città tra la popolazione e le milizie croate (appartenenti all'esercito austriaco), con un plebiscito del 10 maggio 1848 Piacenza chiese l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora ancora Regno di Sardegna (su 37.585 votanti, ben 37.089 vollero seguire le sorti del Piemonte e dei Savoia). Per questo episodio è ricordata come "Primogenita d'Italia". Il 14 maggio una delegazione composta da illustri cittadini, portava al re Carlo Alberto, accampato nei pressi di Verona, i risultati del plebiscito. Il monarca proclamava così Piacenza Primogenita dell'Unità d'Italia. Il massiccio arruolamento dei piacentini fra le truppe volontarie guidate da Giuseppe Garibaldi rappresentano la continuazione dell'impegno a favore dell'indipendenza. Il 3 giugno 1865 fu inaugurato il primo ponte ferroviario.

Nel 1891 l'atto costitutivo della prima Camera del Lavoro italiana fu firmato proprio a Piacenza come tentativo di tutela dei lavoratori. Le due guerre mondiali interessarono la città e la provincia, vista anche la notevole partecipazione dei piacentini nell'esercito. Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesantemente colpita dai bombardamenti aerei che fecero crollare anche l'importante ponte ferroviario sul Po, la stazione e l'arsenale oltre al centro storico. Fuori città, in collina e sull'Appennino, erano attivi diversi nuclei di partigiani che combattevano l'esercito nazista. Nel 1996, l'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ha insignito Piacenza della medaglia d'oro al valor militare. Nella seconda metà del XIX secolo e nella prima del XX nuove iniziative imprenditoriali diedero un notevole impulso allo sviluppo economico ed industriale, ma anche alla modernizzazione delle aziende agricole. Per questa vocazione agricola e considerata anche la forte tradizione cattolica, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano inaugurò in città la prima facoltà negli anni Sessanta, quella di Agraria, nel distaccamento piacentino dell'ateneo. La posizione centrale, l'importante nodo ferroviario, il passaggio di due importanti autostrade, continuano a favorire lo sviluppo economico ed industriale di Piacenza e dei dintorni fino ai giorni nostri in cui sta nascendo un polo logistico nella periferia cittadina. Ottenuto negli utlimi anni il titolo di "città d'arte" (come i comuni di Bobbio, Cortemaggiore e Castell'Arquato), Piacenza ha visto aumentare la presenza turistica. La città attualmente si distingue per l'impegno a favore dell'UNICEF.

È una città d'arte che dispone di un ragguardevole patrimonio artistico. Piazza Cavalli è considerata il centro della città e, su di essa, si affacciano diversi edifici storici come il Palazzo Gotico e il seicentesco Palazzo dei Mercanti, sede del comune. La piazza prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, realizzate da Francesco Mochi tra il 1612 e il 1628. La piazza è dominata dal Palazzo Comunale, abitualmente chiamato Palazzo Gotico, del XIII secolo, che fu realizzato su base romanica e solo in seguito venne rielaborato in stile gotico. Poco distante si trova anche il Palazzo del Governatore del XVIII secolo, in stile neoclassico. Nei pressi si trova anche la chiesa di San Francesco in stile gotico del XII secolo. Il Duomo, edificato tra il 1122 e il 1233, è un altro esempio importante di architettura romanica. Nello stesso stile sono la basilica di Sant'Antonino, patrono della città, caratterizzata da una grossa torre ottagonale e la chiesa di San Savino (il secondo vescovo cittadino dopo San Vittore). Di epoca rinascimentale sono le chiese di San Sisto che vanta un prezioso coro, di Santa Maria di Campagna con dipinti del Pordenone e San Sepolcro, realizzate dall'architetto piacentino Alessio Tramello tra il XV e il XVI secolo. Del XVI secolo è anche la chiesa di Sant'Agostino. Palazzo Farnese è poi un altro importante edificio, la cui costruzione venne iniziata nel 1568, su desiderio di Ottavio Farnese (secondo duca di Parma e Piacenza) e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo V di Spagna. Il progetto iniziale venne elaborato da Francesco Paciotto da Urbino e il cantiere fu affidato ai maestri murari Giovanni Bernardo Dalla Valle, Giovanni Lavezzari e Bernardo Panizzari detto il Caramosino. Il progetto venne poi modificato nel 1589, quando l'architetto Jacopo Barozzi detto Il Vignola, ne prese parte, modificandone l'alzata. Purtroppo il palazzo non venne terminato infatti i lavori subirono una lunga pausa nel 1568 per mancanza di fondi e per assenza di una direzione competente ma anche per il disinteressamento di Margherita d'Austria. Soltanto nel 1588 riaprirono i cantieri su interesse di Alessandro Farnese e dei figli Ranuccio I Farnese (1670), e Ranuccio II Farnese (1690) che si adoperarono ad ornare sale con splendide decorazioni e arredamenti preziosi. Purtroppo dal 1731, anno di decesso dell'ultimo duca della dinastia Farnese, inizia un lungo periodo di decadenza che terminò solo nel 1909 quando iniziarono le prime opere di restauro. Al giorno d'oggi ospita varie rassegne culturali ed è sede del Museo Civico. Numerosi sono i palazzi nobiliari di notevole valore caratterizzati da bellissimi giardini. Piacenza risulta appunto "città di palazzi" come nessun altro centro della Val Padana. Mancando una corte fissa (il Palazzo Farnese non fu sempre sede della famiglia che preferiva la vicina Parma ), i nobili ebbero la possibilità di ostentare il proprio rango con lussuose opere architettoniche. Tra i vari, si ricordano Palazzo Mulazzani, Palazzo Scotti (ora Collegio Morigi), Palazzo Landi (sede del Tribunale), Palazzo Costa e Palazzo Somaglia. Si segnala anche il Teatro Municipale. In città è presente anche la Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi, una delle principali d'Italia. Importanti sono anche la biblioteca comunale Passerini-Landi e la Galleria Alberoni. In città si trova una sede dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con quattro facoltà e una sede del Politecnico di Milano.

È sede della squadra calcistica Piacenza Calcio e della squadra di pallavolo di Serie A1 Copra Volley Piacenza. Sono presenti inoltre diverse squadre di rugby tra cui: "Termoraggi Piacenza Rugby" e "Lyons Rugby". Mentre nel baseball è rappresentata dal "Piacenza Baseball" e dai "Red Devils Piacenza".

Piacenza è la città italiana col maggior numero di caserme, chiese (dopo Roma) e banche e, considerando anche la provincia, di castelli. La città e la provincia, teatri naturali amati da grandi uomini (Ernest Hemingway su tutti), hanno dato alla luce numerose persone illustri e di grande spessore. I santi Corrado e Gerardo, il cardinale e primo ministro di Spagna Giulio Alberoni, il letterato Pietro Giordani, lo scrittore e politico Melchiorre Gioia, lo stilista Giorgio Armani, la cantante Fiordaliso, la showgirl Barbara Chiappini, i calciatori Filippo e Simone Inzaghi, il sociologo Francesco Alberoni, il fotografo Oliviero Toscani e il regista televisivo Beppe Recchia sono solo alcuni dei piacentini più importanti, di ieri e di oggi. Piacenza ha ospitato diversi membri della famiglia Guadagnini, famosi liutai, tra i quali Lorenzo Guadagnini (1685 - 1746) che spesso si firmò placentinus e Giovanni Battista Guadagnini (1711 - 1786), il più importante rappresentante della famiglia. Tra i cittadini della provincia di Piacenza non possono essere dimenticati il librettista Luigi Illica di Castell'Arquato, il regista Marco Bellocchio, proveniente da Bobbio e l'attrice Isabella Ferrari originaria di Ponte dell'Olio. Secondo alcuni, il navigatore Cristoforo Colombo sarebbe nato a Pradello, frazione di Bettola. Giuseppe Verdi, nato in terra parmigiana a Roncole frazione di Busseto, da una famiglia d'origini piacentine, raggiunte fama e ricchezza andò a risiedere nella tenuta che aveva acquistato a Sant'Agata di Villanova sull'Arda, in provincia di Piacenza, dove sperimentò tecniche agricole d'avanguardia, diede il suo contributo ad iniziative socio asistenziali e rivestì pure la carica di consigliere provinciale.
 
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