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Pisa è un comune della Toscana ed il capoluogo della omonima provincia. Ospita l'aeroporto "Galileo Galilei". Tra i monumenti più importanti della città vi è - nella celebre piazza del Duomo, dichiarata patrimonio dell'umanità - la cattedrale costruita in marmo tra il 1068 ed il 1118, in stile romanico, con i suoi portali in bronzo di Bonanno Pisano ed il pulpito di Giovanni Pisano. Nella piazza svetta la caratteristica Torre pendente del XII secolo, alta 55 metri, che acquisì la sua caratteristica inclinazione immediatamente dopo l'inizio della sua costruzione. Da notare la presenza di almeno due torri pendenti, una, la più nota, in Piazza dei Miracoli vicina all'estremità nord della centrale Via Santa Maria, accanto al duomo; l'altra a metà strada del lungofiume delle Piagge, campanile della chiesa San Michele degli Scalzi (in questo caso anche la chiesa è pendente).

STORIA DI PISA

Repubblica marinara assieme ad Amalfi, Venezia e Genova, Pisa ha tracce antiche che, per quanto riguarda la presenza dell'uomo nell'area cittadina, sembrano risalire al Paleolitico superiore. La città sorse in prossimità della confluenza delle foci dei fiumi Arno ed Auser, oggi scomparso, in una zona all'epoca lagunare. Le origini di Pisa state nel tempo attribuite ai Pelasgi, ai greci (Teuti o della Focide), ai Greci, agli Etruschi e ai Liguri e sono tuttora incerte. In base ai ritrovamenti archeologici si può sostenere con certezza l'esistenza di una città marittima e dedita a traffici con i Greci, i Fenici e i Galli almeno dalla metà del VI secolo AC. Anche gli autori romani attribuiscono a Pisa una non giovane età. Tra questi in particolare Virgilio, Plinio, Strabone e Servio. Servio sostiene che i fondatori della città furono i Teuti mentre secondo Plinio la città sarebbe stata fondata dai Teuti oppure da Pelope, Re dei Pisei, tredici secoli prima di Cristo. Strabone ne attribuisce invece le origini a Nestore, Re di Pilo, successivamente alla caduta di Troia, mentre in quello stesso periodo, stando all'Eneide, Pisa appare già una città grande e potente. Il ruolo marittimo della città era già spiccato all'epoca se è vero che gli autori antichi attribuivano ad un pisano l'invenzione del rostro. Studi recenti sostengono che l'espansione della città abbia comportato la necessità di utilizzare, oltre al porto fluviale, nuovi porti marittimi tra i quali uno a S.Piero a Grado, uno nella zona di S.Rossore e uno nei pressi di Livorno. I primi due furono in seguito abbandonati per l'interramento della laguna e gli scali furono trasferiti lungo il corso dell'Arno. Col passare del tempo entrò nell'orbita politica di Roma e fu base di numerose imprese navali romane contro Liguri, Galli e Cartaginesi. Nel 180 AC divenne colonia romana. e sotto il consolato di Giulio Cesare ottenne lo status di colonia Julia Obsequens e una maggiore autonomia.

Con la caduta dell'impero romano Pisa non subì la decadenza di altre città probabilmente a causa della complessità del suo sistema fluviale di allora, che permetteva una facile difesa della città, e del possesso di una flotta. Il rilievo militare della città pare non essere stato scarso se, agli inizi del 600, tale flotta sembra aver minacciato la prosecuzione delle trattative di pace tra Bizantini e Longobardi. Inizialmente unico avamposto bizantino nella Tuscia conquistata dai Longobardi, entrò poi a far parte della Tuscia stessa probabilmente non a causa di una guerra ma in quanto lentamente assorbita nel periodo successivo al confronto tra i due regni. Da questo momento inizia l'ascesa di Pisa al ruolo di porto principale del Tirreno e di centro degli scambi della Tuscia con Corsica, Sardegna e coste meridionali di Francia e Spagna. Con la sconfitta di Re Desiderio cui Pisa era fedele, l'avvento dei Franchi e la vittoria di Carlo Magno, la città ebbe una crisi dalla quale si risollevò presto. Dal punto di vista politico essa fu inserita nella contea-ducato di Lucca. Nel 930 fu trasformata in centro di contea, status che perdurò fino all'avvento di Ottone I, all'interno della Marca di Tuscia che aveva in Lucca la sua capitale ma in Pisa la città più importante se è vero che a metà del 900 Liutprando, vescovo di Verona, chiamava Pisa "Tusciae provinciae caput" e un secolo dopo il marchese di Tuscia veniva comunemente chiamato "marchese di Pisa". Proprio ai danni di Lucca, Pisa fu vittoriosa protagonista, nel 1003 della prima guerra comunale in Italia. Dal punto di vista navale invece, l'emergere dei saraceni nel IX secolo indusse Pisa ad allestire autonome flotte per contrastare i pirati. E furono tali flotte la garanzia dell'espansione della città. La prima fase dello sviluppo della potenza pisana vede la città impegnata nel contenimento dei pirati saraceni nel Mediterraneo occidentale. Le imprese navali iniziano nell'828 con una spedizione contro le coste africane. Nell'871 Pisa partecipò in forze alla difesa di Salerno dall'attacco dei saraceni. Nel 970, dette un importante contributo alla spedizione dell'imperatore Ottone I che sconfigge una flotta bizantina in Calabria.

Nel 1005 occupò e saccheggiò Reggio Calabria. Altre spedizioni antiarabe furono la conquista e l'occupazione di Bona, in Africa settentrionale, nel 1034, la vittoriosa spedizione contro la città tunisina di El Mehedia nel 1088 ed il saccheggio di Palermo del 1063 con i cui marmi si dette inizio alla costruzione della Piazza dei miracoli. Nel corso dello scontro con gli arabi vi furono i grandi accrescimenti territoriali della città che nel 1016 strappò la Sardegna a Mugahid, detto Musetto, nel 1052 conquistò la Corsica e nel 1115 le Baleari. Quest'ultima impresa, peraltro non duratura, avvenne a seguito di una guerra iniziata nel 1113 e promossa da Pisa insieme a Papa Pasquale II e a cui parteciparono anche il conte di Barcellona, e contingenti di altri alleati provenzali ed italiani poi quasi interamente ritiratisi. Tra questi, a differenza delle precedenti spedizioni in Sardegna e Corsica, non vi furono i genovesi. Dalla metà del secolo XI, l'accresciuto potere della città le valse diversi riconoscimenti papali e imperiali. Gregorio VII concesse la "legazia" sulla Corsica nel 1077, Urbano II elevò il rango della città a dignità arcivecovile nel 1092 mentre Enrico IV nel 1081 concesse alla città il diritto di eleggere i propri consoli. Quest’ultima concessione rispecchiava in realtà una situazione di fatto dal momento che, negli anni precedenti, una forte crisi istituzionale si era conclusa con l'accordo tra l'arcivescovo e il visconte, dal quale rimase escluso il Marchese, e a seguito del quale Pisa iniziò a governarsi tramite dei consoli assistiti da un Consiglio degli Anziani. La crescita del potere economico e politico Pisa la ebbe principalmente con l'acquisizione di possedimenti e diritti commerciali verso l'est del Mediterraneo durante il periodo delle Crociate. A meno di due mesi dalla prima crociata del 1099, una flotta pisana di 120 navi giunse in Terrasanta a portare rifornimenti ai crociati. Durante il tragitto i crociati pisani, a cui si accompagnava l'arcivescovo Daiberto, futuro patriarca di Gerusalemme, colsero l'occasione per attaccare e saccheggiare varie isole dell'impero bizantino. Giuseppe Setaioli, nella sua "Historie dell'antichissima città di Pisa" scrive "Patriarca Pisano qual fece ritorno per allhora alla Patria stette in quel tempo l'armata Pisana quattro anni continui in quelle parti e volendo far ritorno a i patrij lidi ricordevoli di alcune ingiurie ricevute da Colajanni Imperatore di Constantinopoli risolvettero (benchè da longhe fatiche indeboliti) volere andare a i danni di detto Imperatore e luoghi e scorrere fino a Costantinopoli del che intimorito mandò sei ambasciatori a chieder paci alli Pisani dalli quali benignamente fulli concessa con alcuni pochi di tributi quali dovesse detto imperatore pagare fra i quali furono cinquanta capi di paramenti per la lor Chiesa del Duomo de i quali ven'era alcuni che per la quantità dell'oro si reggevano ritti". La presenza pisana e delle altre repubbliche ovviamente non si limitò al sostegno ai crociati ma fu volta allo stabilimento di colonie commerciali presso Siria, Libano e Palestina.

Nello specifico del caso pisano le concessioni ottenute permisero di fondare colonie ad Antiochia, Acri, Giaffa, Tripoli di Siria, Tiro, Gioppe, Laodicea ed Accone. A queste di aggiungevano possessi a Gerusalemme e Cesarea ed altre colonie, con un minor grado di autonomia, al Cairo, Alessandria e Costantinopoli. In tutte queste città i pisani avevano grandi privilegi ed esenzioni fiscali ma l'obbligo di contribuire alla difesa in caso di attacco esterno. Nel corso del secolo successivo l'importanza della presenza pisana aumentò anche nell'impero bizantino e a Costantinopoli in particolare. Qui fu messo a disposizione un quartiere, nella parte orientale della città, che potrebbe aver visto la presenza di un migliaio di pisani. Nel corso del XII secolo i rapporti con l'Impero migliorarono a tal punto che Pisa, anche se per pochi decenni, ottenne la posizione di nazione preferita, tradizionalmente assegnata a Venezia. Dalla metà del XII secolo Pisa, tramite le acquisizioni della chiesa locale, ebbe un'espansione anche terrestre in Toscana e particolarmente nella Valdera, nel Valdarno inferiore e a Sud in direzione di Piombino. Contemporaneamente cresceva la rivalità con Lucca per il castello di Montignoso e per la via Francigena. Sul mare, arginata la minaccia saracena nel Mediterraneo occidentale e proiettata verso i mercati dell'oriente, Pisa concentrò i suoi sforzi nella costruzione di nuovi scali e nel conseguimento di nuovi rapporti diplomatici ed economici usando la forza semplicemente per garantirsi trattati più vantaggiosi o monopòli in antagonismo con le città rivali. Tale rivalità si manifestò, in momenti diversi, con tutte le altre repubbliche marinare ma particolarmente con Genova. Successivamente alla spedizione delle Baleari, a cui seguì la concessione della primazìa sulla Sardegna, l'ostilità tra Pisa e Genova si trasformò in guerra. Questo a causa del contrasto tra i reciproci interessi in tutto il Tirreno che, negli anni immediatamente precedenti la guerra si era esteso ad occidente spingendosi anche a Linguadoca e Provenza. La città toscana aveva infatti intrecciato proficui rapporti commerciali con Noli, Savona e Montpellier mentre Genova con Hyerés, Fos, Antibes e Marsiglia. Le ostilità ebbero inizio nel 1119, con l'attacco genovese ad alcune galee che si dirigevano a Pisa, e si protrassero fino al 1133. Il conflitto fu combattuto per mare e per terra ma non vide battaglie cruciali quanto un susseguirsi di scorrerie piratesche sulle coste sarde, corse e tirreniche. L'accordo successivo, favorito dall'intercessione di Papa Innocenzo II previde la spartizione dei vescovati della Corsica: a Genova Mariana, Nebbio ed Acca; a Pisa, che mantenne la legazìa sulla Sardegna, Aleria, Aiaccio e Sagona. Contemporaneamente, svolgendosi un conflitto tra il legittimo Papa e l'antipapa Anacleto sostenuto da Ruggero II di Sicilia, Pisa partecipò alle spedizioni militari connesse e, il 6 agosto 1135, attaccò Amalfi. Con la città campana era in vigore una convenzione stipulata nel 1126 ma questa venne considerata invalida per la sopravvenuta soggezione ai normanni. Nel corso dell'attacco vennero saccheggiate le navi nel porto, espugnati i castelli circostanti e sconfitto un esercito di Ruggero II proveniente da Aversa. Due anni dopo, in una spedizione alleata del Papa e dell'Imperatore Lotario II, Pisa partecipò operando nuovamente nella zona di Amalfi. Seguì una fase di relativa tranquillità durante la quale Pisa si legò ancor di più agli imperatori tedeschi ottenendo importanti concessioni nei due diplomi del 1162 e 1165. Con essi Federico I riconosceva alla città, oltre alla giurisdizione sul contado pisano e la libertà di commercio nei territori dell'Impero, anche il lido del mare da Civitavecchia a Portovenere, la metà di Palermo, Messina, Salerno e Napoli, tutta Gaeta, Mazzarri e Trapani e una strada con case per i mercanti in ogni città del Regno di Sicilia. Alcuni di questi riconoscimenti vennero successivamente riconfermati da Enrico VI, Ottone IV e Federico II. L'editto ebbe due conseguenze. Esso determinò un certo risentimento anche da parte di Massa, Volterra, Lucca e Firenze che aspiravano ad un autonomo sbocco al mare. Inoltre contribuì, unitamente ai patti stretti tra Pisa e i giudicati sardi, allo scoppio di una nuova guerra con Genova.

Oggetto del contendere con la città ligure erano nuovamente le reciproche posizioni in Sardegna e Corsica nonché l'accaparramento dei mercati del Sud della Francia, dove Genova aveva assunto una posizione nettamente predominante, e di Spagna. Le ostilità ebbero probabilmente inizio nell'agosto 1165 sul Rodano, dove erano presenti stanziamenti pisani, con un fallito attacco dei genovesi alleati con il conte di Tolosa, verso un convoglio pisano supportato dai provenzali. Le ostilità si protrassero quindi fino al 1175 senza episodi eclatanti. Un altro fronte dei contrasti tra Pisa e Genova fu la Sicilia. Qui, a causa dei privilegi concessi da Enrico VI ad entrambe le città, si ebbero vari scontri iniziati con la conquista pisana dell'intera città di Messina nel 1192 a cui seguirono scontri armati in tutta l'isola fino alla conquista genovese di Siracusa nel 1204. Le posizioni commerciali in Sicilia furono successivamente perdute con l'accordo tra la Lega Guelfa toscana, guidata da Firenze, e Papa Innocenzo III il quale, pur avendo revocato la scomunica lanciata poco tempo prima da Celestino III, si accordò poco dopo anche con Genova indebolendo ulteriormente le posizioni pisane nel Sud Italia. Negli anni seguenti si posero le premesse per ulteriori successivi scontri con l'intensificazione maggiore penetrazione commerciale pisana nel Sud della Francia. Dal 1208 Pisa stipula accordi commerciali con i borghi di Fos e Hyères, si accorda col conte di Barcellona per rinnovare i privilegi ad Arles e S.Egidio, stipula un trattato di pace trentennale col comune di Marsiglia, uno cinquantennale con quello di Narbonne ed altri accordi con Gras ed Accone. All'incirca nello stesso periodo Pisa tentava una politica di penetrazione nell'Adriatico e di sfida alla supremazia veneziana in quel settore. Nel 1180 veniva stipulato tra le due città un accordo di non aggressione nel Tirreno e nell'Adriatico ma nello stesso anno la morte a Costantinopoli di Emanuele Commeno mutò gli equilibri e si verificarono varie azioni contro convogli veneziani. Contemporaneamente la volontà di contrastare la potenza veneziana in Adriatico si concretizzava in iniziative, sia commerciali che diplomatiche, verso le città di Ancona, Pola, Zara, Spalato e Brindisi. Nel 1188 si ebbe la firma di un trattato di pace con Zara, che si rese indipendente da Venezia per qualche anno, e nel 1195 una spedizione pisana si avventurò fino a Pola nel tentativo di indurla a ribellarsi contro Venezia anche se quest'ultima riuscì a riconquistare subito la città. L'anno successivo fu firmata una pace decennale a condizioni favorevoli per i pisani. Il trattato ebbe vita breve in quanto nel 1199 i pisani tornarono all'attacco con un blocco navale nei pressi di Brindisi che si concluse con una battaglia vittoriosa per i veneziani. In ogni caso non si arrivò ad una vera e propria guerra e nel 1206 le due città stipularono un trattato con il quale Pisa rinunciava alle sue mire espansionistiche in Adriatico pur mantenendo il controllo degli sbocchi già acquisiti. Il trattato aveva funzione antigenovese e nel corso del tempo i rapporti tra Pisa e Venezia divennero generalmente di collaborazione quando non di alleanza per la conquista del mercato di Costantinopoli.

All'inizio del XIII secolo Pisa si impegnò nella normalizzazione dei rapporti con la rivale Genova. Dopo essersi accordata con Venezia per poter eventualmente sostenere uno scontro prolungato con i liguri, Pisa si impegnò in un tentativo di pacificazione. Nel 1209 e nel 1217, vi furono dei convegni di pace a Lerici con i genovesi che si conclusero positivamente con la firma di trattati che garantirono un periodo ventennale di pace tra le due potenze marinare. La pacificazione non fu peraltro generalizzata in quanto nel 1220 Federico II confermò a Pisa il possesso della costa tirrenica da Civitavecchia a Portovenere rinnovando i motivi di ostilità verso Pisa non solo di Genova ma anche delle città toscane. Negli anni seguenti vi furono infatti scontri con Lucca in Garfagnana e Versilia ed una vittoria fiorentina a Castel del Bosco. Inoltre il legame indissolubile con l'Impero, che vedeva acuire le tensioni col papato, portò quest'ultimo ad ostacolare le ambizioni pisane cercando di far perdere alla città ghibellina le posizioni acquisite nei giudicati sardi di Gallura, Arborea e Torres. Nel corso degli anni trenta del XIII secolo il papato accusò diverse sconfitte militari tra cui quella della Lega lombarda. Nel 1238 tuttavia, grazie all'insoddisfazione di Genova per la politica di Federico II, papa Gregorio IX riuscì a formare un'alleanza che vedeva Genova e Venezia unite contro chi disobbediva al papato, vale a dire l'Imperatore e con esso Pisa. L'anno dopo procedette a scomunicare Federico II e indisse poi per il 1241 un concilio antimperiale da tenersi a Roma. Il precedente accordo con Genova ebbe modo di concretizzari con la scorta che la città ligure concesse per il trasporto dei prelati dell'Italia del Nord e della Francia verso la città eterna. Dopo aver cercato inutilmente di impedire la partenza attaccando Genova via terra e conquistando Lerici, una flotta pisana a cui si unì una flotta imperiale proveniente dalla Sicilia e guidata da Enzo, figlio di Federico II, affrontò la scorta. La battaglia si svolse il 3 maggio 1241 presso l'isola del Giglio e si concluse con una pesante sconfitta per Genova e le costò la cattura di 25 galee e di alcune migliaia di marinai di prigionieri tra i quali due cardinali e vari vescovi. I prelati furono successivamente liberati ma conseguenza della loro cattura fu il fallimento del Concilio, che non ebbe luogo, e la scomunica della città di Pisa, accompagnata dalla revoca dei privilegi ecclesiastici concessi in passato. Tale scomunica venne a sua volta revocata solo nel 1257. La città toscana cercò comunque di sfruttare il momento favorevole conquistando la città corsa di Aleria e, nel 1243, addirittura cingendo Genova d'assedio se pur inutilmente. La città repubblica ligure si riprese tuttavia abbastanza velocemente e nel 1256 riuscì a riconquistare Lerici. Con l'espansione della presenza pisana nel Mediterraneo e il consolidarsi degli interessi delle classi mercantili pisane, divenne necessario modificare l'assetto istituzionale della città. Scomparve quindi la carica di console e intorno al 1230 tali classi individuarono una figura che li rappresentasse sul piano politico e li difendesse su quello militare nella nuova istituzione del Capitano del popolo. Nonostante l'opera riformatrice in città così come nei territori ad essa sottoposti rimase una forte tensione dovuta alla rivalità tra le famiglie Della Gherardesca e Visconti. Dopo vari tentativi di pacificazione, tra cui quella del 1237, da parte degli arcivescovi e dell'Imperatore Federico II, nel 1254 il popolo con una rivolta impose la nuova istituzione dei dodici Anziani del Popolo come loro rappresentanti alla guida del Comune. Inoltre affiancarono ai Consigli legislativi, composti da nobili, i nuovi Consigli del Popolo formati da rappresentanti delle arti principali e dai capi delle Compagnie del Popolo con la funzione di ratificare le leggi approvate dal Consiglio Maggiore Generale e dal Senato.

Nel 1284 nel coro dell'ennesimo confronto militare con Genova, Pisa subì una disastrosa sconfitta nella battaglia della Meloria. La potenza terrestre non ne risentì immediatamente e ancora nel 1315 truppe pisane sconfiggevano duramente i fiorentini nella battaglia di Montecatini. Il lento declino era tuttavia iniziato e nel 1406 i fiorentini riuscivano ad impossessarsi della città. Nel 1494 il duro regime a cui la città fu sottoposta e l'orgoglio dei cittadini pisani fece sì che al calare in Italia del Re francese Carlo VIII scoppiasse la rivolta. La riconquistata libertà non durò tuttavia che quindici anni e nel 1509 Pisa dovette definitivamente piegarsi a Firenze.

Pisa è sede di tre istituzioni universitarie: l'Università degli Studi, la Scuola Normale, la Scuola Sant'Anna. I primi dati certi sulla presenza a Pisa di scuole di diritto, laiche e monastiche, risalgono alla seconda metà del XII secolo, quando Pisa aveva già raggiunto un ragguardevole sviluppo economico. E sono del secolo successivo i primi documenti che attestano la presenza di dottori di medicina e chirurgia. Tuttavia la vera e propria fondazione viene fatta risalire ad una bolla siglata da Papa Clemente VI ad Avignone il 3 settembre 1343, dopo che per qualche anno il conte Fazio della Gherardesca aveva lavorato per questa istituzione, chiamando importanti professori a Pisa. Pochi mesi dopo, con un'altra bolla, lo stesso Clemente VI, con grande magnanimità nei confronti dell'Università di Pisa, consentiva ai religiosi di frequentare lo Studio, cosa rara per quei tempi. Nel 1355 lo Studio venne riconosciuto anche dall'imperatore Carlo IV. Negli anni successivi, nonostante le traversie di Pisa, che attraversava guerre e pestilenze, l'Università cresceva, avviando ad esempio anche l'insegnamento della grammatica nel 1369. Tuttavia la sorte dello Studio doveva seguire quelle della città, che dopo il 1406, data della conquista da parte dei Fiorentini, era semidistrutta e si impoverì enormemente: l'Università dovette chiudere. Fu Lorenzo de' Medici a riaprire lo Studio nel 1473; tuttavia, in occasione della discesa di Carlo VIII di Francia, la città di Pisa si ribellò al dominio di Firenze (1494); e quando Pisa fu ricondotta nel dominio di Firenze (1509) fu privata della sua Università. Dopo sei anni fu riaperta, ma stentò a tornare grande. Fu merito di Cosimo I de' Medici se lo Studio fu riaperto solennemente il 1 novembre 1543 con un corpo docente qualificato e ben pagato, e un Orto botanico che è rimasto uno dei più antichi del mondo. Fu inaugurata anche la sede, il palazzo della Sapienza, che era stato iniziato da Lorenzo de' Medici oltre mezzo secolo prima e che successivamente è rimasto per secoli la sede storica dello Studio, sino ai giorni nostri. Nel corso del XVII e XVIII secolo l'Ateneo ebbe un lungo periodo di intensa e gloriosa attività, per merito degli eminenti insegnanti che furono chiamati a Pisa. In tempi recenti, è stata la prima Università italiana ad avere un corso di laurea in Scienze dell'Informazione.

La Scuola Normale Superiore di Pisa, in sigla SNS, nasce ufficialmente, per decreto napoleonico, il 18 ottobre 1810 come succursale dell’École Normale Supérieure di Parigi per i paesi in cui era autorizzato l’uso della lingua italiana, ma solo nel 1813 comincia veramente la sua attività, volta soprattutto alla formazione degli insegnanti di scuola media superiore. L'abdicazione di Napoleone e la restaurazione granducale dei Lorena portò a una chiusura della Scuola dopo solo un anno; ma nel 1846 la Scuola Normale rinacque per un motu proprio del granduca Leopoldo II di Lorena, continuando così a svolgere la sua funzione di “semenzaio dei professori e dei maestri delle scuole secondarie del granducato”. Nel 1862 la Scuola assume carattere nazionale e prende il nome di "Scuola Normale del Regno d’Italia". Con la fondazione delle due riviste "Annali della Classe di Scienze" (1871) e "Annali della Classe di Lettere e Filosofia" (1873) ha inizio dell’attività editoriale della Scuola. Con lo sviluppo del corso di perfezionamento la Scuola andò sempre più assumendo, accanto alla funzione di collegio universitario, quello di istituto superiore di formazione scientifica e di ricerca. Questo carattere venne acquisito ufficialmente, insieme con l’autonomia amministrativa, nel 1932, soprattutto grazie all'azione di Giovanni Gentile. Anche nel periodo fascista la Scuola normale mantenne la sua rigorosa attività didattica e di ricerca. Nella denominazione originaria di “Scuola Normale”, l’aggettivo si riferiva a quella che era la sua funzione didattica primaria, di trasmettere norme. Si ricordi che quello che poi sarebbe diventato l'istituto magistrale era allora chiamato "scuola normale"; l'appellativo di "Superiore" alla Scuola è quindi legato alla preparazione per l'insegnamento secondario. Alla funzione della scuola di preparare all’insegnamento secondario, si è progressivamente affiancata quella di formare i futuri ricercatori e docenti universitari. Nel 1959 è stata istituita una sezione femminile per consentire anche alle donne di vivere presso la Scuola. Sono numerosi i normalisti (questo è il termine che designa i suoi allievi ed ex allievi) che hanno insegnato ed insegnano nelle università italiane e straniere e che hanno lasciato profonde tracce sia in ambito scientifico sia umanistico: gli storici Gioacchino Volpe e Delio Cantimori, filologi e italianisti come Luigi Russo, il poeta Giovanni Pascoli, matematici quali Mauro Picone, Aldo Andreotti, Ennio de Giorgi. Due fisici premi Nobel, Enrico Fermi e Carlo Rubbia e il Nobel Giosuè Carducci. I normalisti sono stati e sono presenti anche in altri settori della vita nazionale come parlamentari e politici (Giovanni Gentile, Giovanni Gronchi, Carlo Azeglio Ciampi), scrittori e dirigenti editoriali (Giulio Bollati, Adriano Sofri, Pietro Citati).

La Scuola Normale fornisce ai suoi allievi vitto, alloggio, il rimborso delle tasse universitarie e un modesto contributo economico mensile per l'acquisto dei libri. Agli studenti è inoltre garantita una serie di servizi gratuiti o comunque agevolati (fotocopie, accesso alla biblioteca, accesso ad Internet dai collegi, convenzioni con enti sportivi, et cetera...) ed essi dispongono di un fondo comune autogestito che possono utilizzare per promuovere attività ricreative o culturali in un regime di relativa autonomia. I normalisti sono a tutti gli effetti studenti dell'Università degli studi di Pisa, regolarmente iscritti, e sono tenuti ad espletare tutti gli obblighi didattici che essa impone. La Scuola Normale richiede in aggiunta la frequenza di due corsi complementari all'anno, il mantenimento della media del 27 e del minimo del 24. Il mancato adempimento comporta la non riconferma del posto per l'anno successivo. La Scuola è inoltre un ambiente particolarmente vitale dal punto di vista culturale, in quanto ospita un gran numero di iniziative di genere diverso, dai seminari ai corsi di lingue, dagli incontri di approfondimento su tematiche di attualità, ai concerti. Il carattere collegiale dell'istituzione favorisce l'aggregazione e la collaborazione tra studenti di età e di preparazioni differenti. L'allievo è inoltre posto rapidamente in contatto con personaggi chiave del mondo della ricerca. Benchè l'attività didattica della Scuola si articoli in due classi, rispettivamente di Scienze e di Lettere e Filosofia, gli alunni delle due classi risiedono nei medesimi collegi e non è raro che, per propria iniziativa, condividano la frequenza di qualche corso; si viene così a creare un regime di scambio tra ambiti culturali diversi che promuove indirettamente l'interdisciplinarità, anche quando questa non sia attivamente ricercata dai docenti che sono investiti di ruolo decisionale.

L'ammissione avviene per concorso. E' possibile entrare a far parte degli studenti della Scuola sin dal primo anno di università oppure tentare l'ingresso al quarto anno, dopo aver conseguito la laurea triennale. Infine è possibile essere ammessi alla Scuola in qualità di perfezionando, posizione questa equivalente a quella di dottorando e che quindi è accessibile solo per chi abbia conseguito la laurea quinquennale. Gli esami sono diversi a seconda della classe di appartenenza e della facoltà cui si chiede l'ammissione; in ogni caso è prevista una prima fase scritta ed una seconda fase orale. I temi d'esame sono studiati in modo tale che l'ammissione alla Scuola venga garantita non a chi è dotato di mere competenze nozionistiche e mnemoniche ma piuttosto di originalità e intuizione. Per un'analisi dei temi di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa del secolo scorso si veda Temi di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Per l'ammissione al perfezionamento il concorso avviene per titoli ed esami. I partecipanti al concorso di ammissione sono in genere poche centinaia, gli ammessi al prim'anno 30 per la Classe di Scienze e 25 per quella di Lettere e Filosofia, sebbene le commissioni si riservino di ammettere un numero minore di allievi in caso di manifesta inadeguatezza dei candidati. Per il quarto anno sono invece disponibili 5 posti per ciascuna classe.

La Biblioteca è nata con la Scuola e viene considerata uno strumento essenziale per l’attività didattica e di ricerca. Essa occupa attualmente il Palazzo della Gherardesca, il Palazzo del Capitano e una parte del Palazzo della Carovana. Il suo patrimonio raggiunge attualmente (2005) le 600.000 unità. Esso si concentra soprattutto su alcune discipine, matematica e fisica, per la Classe di Scienze e tutte le scienze umane per la Classe di Lettere. La biblioteca inoltre raccoglie anche opere di scienza dell'informazione, bibliografia e biblioteconomia. Essa si è arricchita, oltre che con le regolari acquisizioni, anche per le donazioni di vari studiosi legati alla Scuola. Tra questi ricordiamo Arnaldo Momigliano, Paul Oskar Kristeller, Sebastiano Timpanaro, Clifford Truesdell ed Ettore Passerin d’Entrèves. Nel suo ambito si sta inoltre sviluppando una biblioteca digitale.

La Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, brevemente Scuola Sant'Anna o SSSUP, è un istituto universitario pubblico che opera nel campo delle scienze applicate: Scienze Economiche, Scienze Giuridiche e Scienze Politiche per la Classe di Scienze Sociali e Scienze Agrarie, Scienze Mediche, Ingegneria Industriale e dell'Informazione per la Classe di Scienze Sperimentali. La Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant'Anna nasce nel 1987 dalla fusione delle preesistenti Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento e Conservatorio Sant'Anna. La Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento originava dal Collegio Mussolini per le Scienze Corporative, fondato nel 1931, e dal Collegio Nazionale Medico, fondato nel 1932. Tali istituzioni furono in seguito riorganizzate nel Collegio Medico-Giuridico, per lungo tempo sotto una costola della Scuola Normale Superiore, nel Collegio Pacinotti (cui afferivano le facoltà di Economia e Ingegneria), e nella Scuola di Agraria. A partire dal 1967 i diversi collegi costituivano un'unica Scuola, organizzata nelle aree disciplinari di Scienze Sociali e Scienze Applicate e Sperimentali. Il Conservatorio Sant'Anna era stato istituito dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1785, per l'educazione delle giovani in un monastero benedettino femminile trecentesco, intitolato appunto a Sant'Anna. Nel 1987 le suore del Conservatorio, che andava verso l'estinzione, si dichiarano disposte a cederlo alla Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento, a condizione che il complesso resti intitolato a Sant'Anna. Conseguentemente si istituisce la Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant'Anna, un'ente universitario dotato di personalità giuridica, autonomia amministrativa e disciplinare, e ispirato al modello della Scuola Normale Superiore.

Per gli studenti dei corsi di laurea e di laurea specialistica l'ammissione alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa avviene per concorso pubblico nazionale attraverso il quale si assume lo status di allievo ordinario della Scuola. Lo Statuto e il Regolamento Didattico della Scuola sono ispirati al modello della più nota Scuola Normale Superiore di Pisa. Il concorso si tiene ogni anno nei mesi di agosto o settembre precedentemente all'apertura dell'anno accademico ed è aperto a tutti coloro che desiderano iscriversi ad uno dei corsi di laurea afferenti ai settori della Scuola: tutti i corsi di laurea delle facoltà di Agraria, Economia, Giurisprudenza, Medicina, Scienze Politiche e molti dei corsi della facoltà di Ingegneria. A coloro che diventano allievi ordinari è richiesta l'iscrizione all'Università di Pisa, e non è richiesto il pagamento di nessuna retta a parte le normali tasse di iscrizione all'Università di Pisa. Gli allievi ordinari devono inoltre soddisfare stringenti requisiti didattici, concernenti il numero di esami universitari sostenuti ogni anno e la media; devono inoltre seguire un certo numero di corsi interni della Scuola. Gli allievi ordinari del I e II livello della Scuola Sant'Anna seguono i corsi universitari delle lauree triennali e specialistiche delle Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Ingegneria, Medicina e Agraria dell'Università di Pisa. Le informazioni che seguono sono tratte dal Regolamento Didattico dei Corsi Ordinari di Primo e Secondo Livello. L'accesso ai corsi ordinari di I livello avviene mediante concorso pubblico per esami; il corcorso per i corsi ordinari di II livello è basato su esami e titoli. Per i corsi ordinari di Scienze Mediche è prevista la possibilità di partecipare al concorso al primo, secondo e terzo anno. Gli allievi dei corsi ordinari sottostanno a stringenti requisiti di media; negli esami universitari devono riportare, per ciascun anno accademico, una media non minore di 27/30, e in ogni singolo esame voti non inferiori a 24/30. Per il conseguimento della Licenza, di I e II livello è necessario acquisire, oltre ai crediti necessari per il conseguimento della Laurea Triennale o Laurea Specialistica presso l'Università di Pisa, un certo numero di crediti relativi ai corsi interni (18 crediti al I livello, 12 al II livello) e ai corsi di lingua (6 crediti al I livello, 4 al II livello). L'inosservanza di tali obblighi comporta la perdita del posto di allievo della Scuola.

La possibilità di vivere nella comunità degli allievi ordinari costituisce una delle principali attrattive della Scuola, nonché un importante fattore di crescita degli allievi stessi non solo dal punto di vista accademico, ma soprattutto umano. Gli ideali della collegialità rivestono un ruolo informale, ma certamente centrale nella formazione degli allievi. Gli allievi ordinari di primo e secondo livello alloggiano in una delle residenze della Scuola. La maggior parte degli allievi alloggia in camere singole o doppie nella sede di piazza Martiri della Libertà 33, Pisa; un ridotto numero di allievi dei primi anni risiede al Pensionato Toniolo, in via San Zeno a Pisa. Il Sant'Anna ha una sezione staccata a Navacchio nel comune di Cascina, il Polo scientifico e Tecnologico e uno a Pontedera il Polo Valdera. Prossimamente verrà aperto a Volterra la Scuola internazionale di Alta formazione. Dopo essersi estesa a diverse sedi all'interno di Pisa negli ultimi anni, la Scuola Sant'Anna si allarga anche alla sua provincia.

La Torre pendente di Pisa (chiamata semplicemente Torre pendente o Torre di Pisa) è un campanile posto accanto al duomo di Pisa, sotto al quale il terreno ha leggermente ceduto, facendolo inclinare di alcuni gradi. Si tratta di un campanile costruito nell'arco di due secoli (in tre diverse fasi di lavoro) a partire dalla fine del XII secolo. Si trova nella celeberrima Piazza dei Miracoli a Pisa; la Torre, interamente rivestita in marmo bianco, ne è sicuramente il gioiello. I lavori iniziarono il 9 agosto del 1173, che secondo il calendario pisano era il 1174, in quanto l'anno iniziava il 25 marzo. Alcuni studi tra i più recenti attribuiscono al paternità del progetto a Gherardo di Gherardo, mentre secondo il Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno. La tesi del Vasari è supportata dal ritrovamento nelle vicinanze della torre di una pietra tombale col nome del Bonanno, che oggi si trova murata nell'atrio della Torre; inoltre nell'800 fu rinvenuto sempre nei dintorni un frammento epigrafico di stucco rosa, probabilmente un calco su cui venne fusa una lastra metallica, che attualmente trova collocazione sullo stipite della porta di ingresso dell'edificio. Su tale frammento si legge, ovviamente rovesciato: E O/Q C H SPISAN(us) C(i)VIS BONANNO N(omin)E ossia "cittadino pisano di nome Bonanno". La prima fase dei lavori fu interrotta a metà del terzo piano, a causa del cedimento del terreno su cui sorge la base della Torre. La cedevolezza del terreno, dovuto alla presenza di numerose falde acquifere, è la causa della pendenza della Torre. I lavori ripresero nel 1275 sotto la guida di Giovanni di Simone e Giovanni Pisano, aggiungendo alla costruzione precedente altri tre piani. Nel tentativo di raddrizzare la Torre, i tre piani aggiunti tendono ad incurvarsi in senso opposto alla pendenza. La Torre fu completata alla metà del secolo successivo, aggiungendo la cella campanaria. La caratteristica sicuramente più nota della Torre è la pendenza, pari a 5° e 30', corrispondenti a circa 2,95 metri di strapiombo tra la prima e la settima cornice; lo sprofondamento medio della base è di circa 2,25 metri. Lo strapiombo continua ad aumentare anno dopo anno, con una velocità di circa 1 millimetro l'anno. Recenti lavori di consolidamento, iniziati nel 1990, hanno ridotto la pendenza della Torre di alcuni millimetri, consentendo di nuovo ai visitatori di potervi salire. È stata proposta come una delle sette meraviglie moderne.
 
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