|
Splendide chiese romaniche, palazzi gotici, rinascimentali e barocchi, vie ricche di tesori storici e architettonici: nel centro storico di Pordenone, detto la Contrada Maggiore, troverete tutto questo, e molto di più. Nota caratteristica della città è il fiume che la attraversa, il Noncello, solcato da bellissimi ponti. Pordenone infatti deriva il suo nome da Portus Naonis, poiché nacque proprio come porto fluviale, prima dell'anno Mille. E proprio il fiume ha fatto sì che la città e i suoi dintorni siano anche, da sempre, un importante centro di industrie manifatturiere: se vi interessa un turismo diverso dal solito, vi consigliamo di non perdervi una visita agli antichi cotonifici risalenti all'800, seguendo un percorso di archeologia industriale lungo il Noncello davvero caratteristico e unico.
STORIA DI PORDENONE
Il Duomo è la chiesa principale di Pordenone e per mole e per le opere d'arte che accoglie. Così come lo si vede, estremamente ripulito dopo i recenti restauri, sottintende appena le lunghe travagliate vicende che ebbe a subire nei secoli. Eretto poco dopo la metà del Duecento, era già compiuto nel 1278, quando per decreto del vescovo Fulcherio divenne chiesa matrice in luogo di quella del vicino paese di Torre. Subì in seguito profonde modifiche: nel 1719 Domenico Rossi diede inizio all'opera di rimodernamento (proseguita oltre la sua morte) che prevedeva la creazione di un unico vano con sei cappelle laterali, ma che nella realizzazione pratica finì per alterare il programma del geniale ideatore. Rimane incompiuta la facciata, alla quale nell'Ottocento furono addossate quattro tozze colonne. Della costruzione gotica rimangono all'esterno elementi decorativi che ne perpetuano lo spirito: finestroni murati ma visibili, uno splendido tiburio che risale probabilmente alla fine del Trecento o all'inizio del secolo seguente, in mattone. Rimane il bellissimo campanile, alto 72 metri, ultimato nel 1347, svettante sulla città.
Il portale maggiore, che sembra quasi incorniciato dalle colonne ottocentesche, è opera di Giovanni Antonio Pilacorte, ed è datato 1511. È una delle opere maggiori di questo lapicida lombardo che, accurato nell'esecuzione delle statue poste sull'archivolto (San Marco, protettore della città e titolare della chiesa), ai lati dello stesso (Angeli) e nella lunetta (Cristo) diede libero sfogo alla sua fantasia nella decorazione dell'architrave, dei capitelli e degli stipiti, scolpiti con begli ornati e fogliami e con la simpatica raffigurazione dei segni dello Zodiaco. All'interno la chiesa si presenta a navata unica, nella quale si aprono profonde cappelle, un transetto e tre absidi; soprattutto alterata rispetto al progetto trecentesco è la zona del transetto di destra. L'acquasantiera del 1508, greve, massiccia, con la coppa intagliata a girali, è del Pilacorte, così come il fonte battesimale (1506) che sulla cupola porta la figurina di S. Giovanni Battista: pregevoli le portelle dipinte (ora in museo) con Storie del Battista (Nascita, Predicazione, Battesimo di Cristo e Banchetto di Erode) recentemente restaurate e credibilmente assegnate a Giovanni Antonio da Pordenone (1534). Di Giuseppe Bernardi Torretti sono le due statue di Angeli (1764) sull'altar maggiore. Sulla navata destra sono stati recentemente riscoperti affreschi (S. Cristoforo, il Bambino e Santi) del XIV secolo. Molto più interessanti sono quelli, del secondo decennio del Cinquecento, del grande pilastro di destra, prima del transetto: lì, oltre ad una Madonna con Bambino e ad un Sant'Erasmo, è raffigurato uno splendido San Rocco nel quale si è voluto vedere l'autoritratto stesso di Giovanni Antonio da Pordenone; mirabile per l'intensità espressiva, per il gusto ritrattistico che lo informa, per il sapiente uso di un corposo colore, è senza dubbio tra le figure meglio riuscite del maestro. Sul basamento, un graffito datato 1523 ricorda un curioso fatto di cronaca, e cioè che il 2 novembre di tale anno ci fu tal | | |