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Reggio Emilia (ufficialmente, anche se poco usato, Reggio nell'Emilia), è un comune con 140 mila abitanti, situato lungo la via Emilia e capoluogo dell'omonima provincia. In età romana era chiamata Regium Lepidi derivando il nome da Marco Emilio Lepido, fondatore della città e della via che dà il nome alla regione. Prima dell'unità d'Italia la città era chiamata semplicemente Reggio, o talvolta Reggio di Lombardia. Il territorio comunale di Reggio Emilia è interamente pianeggiante, situato nella pianura padana ed è attraversato dal torrente Crostolo. La città ha subito un notevole incremento urbanistico e demografico a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, accentuatosi negli ultimi decenni. Il centro storico attuale della città di Reggio Emilia ha forma di esagono allungato, attraversato dalla via Emilia, ed ha un'impronta prevalentemente cinque - settecentesca. I principali monumenti sono il teatro municipale neoclassico, le basiliche rinascimentali e barocche di San Prospero e della Beata Vergine della Ghiara, il duomo e molti palazzi. Particolarmente interessanti sono le piazze della città, collegate fra loro da strade porticate (Piazza del duomo, piazza del Monte, Piazza San Prospero e Piazza Fontanesi), la via Emilia fiancheggiata da palazzi, l'antico Corso della Ghiara, dove un tempo scorreva il fiume Crostolo, deviato in seguito fuori dalle mura, dove sorge anche il palazzo ducale (attualmente sede della Provincia e della prefettura) e i giardini pubblici, un parco ottocentesco con statue e fontane impiantato sull'area dell'antica cittadella militare. Nella sala settecentesca del Municipio, il 7 gennaio 1797, venne adottato il primo tricolore della Repubblica cisalpina da cui deriva l'attuale bandiera della Repubblica italiana.
La superficie comunale di Reggio Emilia è formata amministrativamente da 8 circoscrizioni, che raggruppano le antiche "Ville", cioè suddivisioni del territorio rurale con al centro la chiesa parrocchiale. Attualmente alcune di queste sono state inglobate nell'espansione urbana del secondo dopoguerra, in particolare Ospizio, Santa Croce, San Pellegrino, San Prospero Strinati, e tutto o parte del loro territorio può essere considerato come un quartiere periferico della città. L'elenco completo delle ville comprende le seguenti località: Bagno Cadè Canali Castellazzo Cavazzoli Cella Codemondo Coviolo Fogliano Gaida Gavassa Gavasseto Mancasale Marmirolo Masone Massenzatico Ospizio Pieve Modolena Pratofontana Rivalta Roncadella Roncocesi Sabbione San Bartolomeo San Maurizio San Pellegrino San Prospero Strinati Santa Croce Sesso
Nel territorio comunale di Reggio emilia vi è un forte distretto meccanico e una significativa presenza di imprese cooperative in diversi settori. A Reggio Emilia sono presenti sedi e dipartimenti di due università: l'Università di Modena e Reggio e l'Università di Bologna. La città è al centro dell'esperienza chiamata "Reggio Children" per l'approccio pedagogico nelle scuole dell'infanzia comunali, ispirata alle ricerche del pedagogista reggiano Loris Malaguzzi. La principale squadra di calcio di Reggio Emilia è la A.C. Reggiana, nata nel 1916 e fallita nel 2005. Rinasce dalla serie C-2 sfruttando il Lodo Petrucci. A Reggio Emilia si trova inoltre uno stupendo stadio per il gioco del baseball, usato negli ultimi campionati mondiali svoltisi in Italia e soprannominato coliseum dagli americani per la forma delle tribune che richiama il colosseo di Roma.
STORIA DI REGGIO EMILIA
I primi insediamenti nell'area che diverrà la città di Reggio Emilia sono testimoniati dai cimeli raccolti nel Civico Museo di paletnologia. Essi attestano che il territorio reggiano era abitato sin dall'età preistorica, ma le origini della città sono avvolte nella leggenda. Ai Liguri, agli Etruschi, ai Galli Boi, se ne attribuisce variamente la fondazione; altri, sull'autorità di Plinio, affermano che soggiogati questi ultimi dai Romani (560 di Roma) fosse dedotta da Roma a Reggio una colonia.
Se non l'origine, Reggio deve sicuramente da Roma una importante rifondazione. Marco Emilio Lepido, console romano, apre sul margine delle paludi la via Emilia, che da Piacenza conduce a Rimini (567 di Roma — 187 A.C.), rende Reggio Emilia centro per l'amministrazione della giustizia su tutta la provincia consolare e vi stabilisce un foro chiamato dapprima Lepidi, poi Lepidum Regium, infine Regium. Marco Emilio Lepido quindi, se non il fondatore, è considerato il restauratore della città. Scarse nella storia di Roma le notizie di Reggio. Tra gli scrittori che la citano, Festo e Cicerone la ricordano come una delle stazioni militari lungo la via Emilia. La città romana divenne fiorente e fu elevata al grado di Municipio con propri statuti, magistrati e collegi d'arte.
Il cristianesimo vi è predicato da S. Apollinare (a. 60 d. C.), ma solo dopo l' editto di Costantino del 313 si hanno notizie certe di una cattedra vescovile (vedi articolo diocesi di Reggio Emilia). Si ha notizia che nel 440 la diocesi reggiana fu resa suffraganea di Ravenna per opera dell'imperatore Valentiniano III. Verso la fine del IV secolo Reggio Emilia era così decaduta che S. Ambrogio la annovera fra le città semidirute. Le invasioni barbariche ne accrebbero i danni. Alla caduta dell' Impero d'Occidente (476 d. C.) soggiacque ad Odoacre, re degli Eruli, nel 489 passò ai Goti, nel 539 agli Esarchi di Ravenna e poi (569) ad Alboino, re dei Longobardi, che la fece sede di un duca. Assoggettata dai Franchi nel 773, Carlo Magno conferì al vescovo l'autorità regale sulla città di Reggio Emilia e stabilì i confini della diocesi (781); nel 888 passò ai re d'Italia. Gravi danni ebbe a soffrire dall' invasione degli Ungari (899), che uccidono il vescovo Azzo II. Il clima di instabilità rende necessaria l'edificazione delle mura. L'imperatore Lodovico III concederà al vescovo Pietro, il 31 ottobre del 900, il permesso di erigere di mura (castrum) la parte centrale della città. Intanto parallelamente all’autorità vescovile sorge quella dei Conti. Azzo Adalberto, figlio di Sigifredo di Lucca, di stirpe longobarda, fonda intorno all'anno 940 il castello di Canossa, che ospita poco dopo (950) Adelaide vedova di Lotario I, re d'Italia, fuggita dalla prigione del Garda.
Nel 1002 il contado di Reggio insieme con quello di Parma, Brescia, Modena, Mantova e Ferrara forma la marca del Marchese Tedaldo di Canossa e che poi divenne (1076) il patrimonio della Contessa Matilde. Durante il governo di questa celebre donna il castello di Canossa fu testimone della storica umiliazione di Enrico IV imperatore di Germania al cospetto di papa Gregorio VII durante il conflitto fra la Chiesa e l'Impero per la questione delle investiture ( Vedi Canossa).
L'umiliazione di Enrico IV fu il culmine di un processo di crisi dell'autorità imperiale in Italia a vantaggio delle libertà comunali. Sul finire dell'XI secolo o forse principio del XlI, anche Reggio si regge a Comune. Nel 1167 la città fa parte della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa; partecipa alla congiura di Pontida e alla battaglia di Legnano. Nel 1183 la città sottoscrive il trattato di Costanza con cui il console reggiano Rolando della Carità riceve l'investitura imperiale. il periodo di pace ebbe effetti positivi per la sviluppo civile: nel 1199 il governo di Reggio adotta dei nuovi statuti, si coniano monete, vengono aperte scuole chiamandovi celebri maestri, i commerci si intensificano e il nuovo clima di prosperità favorisce anche le arti. Anche i castelli del teritorio vengono progressivamente sottomessi alla città di Reggio emilia.
I secoli XII e XIII furono tormentati da gravi conflitti interni. La guerra con Parma (1152), le lotte tra le fazioni dei Scopazziati e dei Mazzaperlini, la guerra con Modena (1225), le discordie tra i Ruggeri e i Malaguzzi (1232), poi quelle tra i Sessi e i Fogliani che assunsero il carattere di lotte fra guelfi e ghibellini, rendono instabile il quadro politico dell'epoca. Nel 1260 Reggio fu testimone di un episodio di grande fervore religioso: un eremita perugino predicò in città seguito da una folla di 25.000 penitenti. Per qualche tempo si ebbe una diminuzione degli odi civili e si verificarono scene pubbliche di abbracci, conversioni e presenza di flagellanti. Dopo non molto però i dissidi e gli scontri ripresero come prima. Nel 1265 si videro i guelfi prevalere sui ghibellini con l'uccisione del capo di questi ultimi, Caco da Reggio. Cio' non porto alla pace interna e proseguirono i dissidi fra vescovo e comune e la divisione civile, con la formazione del partito degli Inferiori e dei Superiori, questi utlimi infine vittoriosi.
Per metter pace alla città, sottoposta agli arbitri delle potenti famiglie dei Sessi, dei Fogliani, dei Canossa, il Senato deliberò di affidare per un triennio il governo al Marchese Obizzo d'Este, signore di Ferrara. Questa scelta segna l'inizio del dominio, più volte interrotto, degli Este su Reggio e getta le basi per la futura trasformazione del libero comune in signoria. Obizzo accettò l'incarico per un anno, ma in realtà continuò a governare anche alla scadenza del mandato. La carica venne trasmessa al figlio Azzo, finchè i reggiani, aiutati da Gilberto da Correggio, signore di Parma, cacciarono l'Estense ripristinando le libertà cittadine (1306). In una prima fase la città fu retta da aristocratici, in seguito divenne una repubblica governata da 800 popolani Nel 1310 sceso in Italia Enrico VII fu imposto il Marchese Spinetto Malaspina come vicario imperiale, ma venne dopo poco cacciato dalla città. La repubblica non ebbe però vita lunga. Nel 1326 il card. Beltrando del Poggetto occupava la città in nome del papa Giovanni XXII; La città di Reggio Emilia fu in seguito tenuta dal re Giovanni di Boemia, Nicolo Fogliani e da Martino della Scala che, nel 1336 ne investì Luigi Gonzaga. Questi, proclamato principe di Reggio per meglio assicurarsene il possesso, costruì una cittadella nel quartiere di S. Nazario facendo abbattere 144 case tra cui palazzi ed edifici di pregio. Nel 1356 i Visconti di Milano, intenzionati ad espandersi in Emilia, con l'aiuto di 2000 fuorusciti occuparono la città. Respinti dai Gonzaga si rinchiusero nel monastero di S. Prospero, fuori S. Stefano, uno dei più importanti dell' ordine benedettino. Il monastero fu riconquistato da Feltrino Gonzaga che ne ordinò la demolizione totale, sebbene i cittadini facessero richiesta di risparmiarlo. Infine gli stessi Gonzaga vendettero la città ai Visconti per 5000 ducati d'oro. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti detto Conte di Virtù, Ottobono Terzi, tiranno di Parma, si impossessò di Reggio (1405); fu ucciso a Rubiera da Michele Attendolo Sforza, capitano di ventura al soldo di Nicolò III d'Este, che diviene signore della città (1409). Nei patti con i quali Reggio Emilia consegna la propria sovranità agli Este, la città conserva una larga autonomia: mantiene il diritto di far leggi, battere moneta e amministrare la giustizia. A Nicolò seguì nel 1442 il figlio naturale Lionello, che governò fino al 1450. A lui successe il figlio Borso d'Este.
Finalmente nel 1452 Borso d'Este ottenne dall'imperatore Ferdinando III il titolo di duca di Modena e di Reggio. Il suo successore il duca Ercole I è ricordato per i pesanti tributi cui sottopose la città, e per avere dato al poeta Matteo Maria Boiardo la carica di governatore della città con il compito di liberare le campagne dall'imperversare di banditi Ad Ercole successe nel 1595 Alfonso I che otto anni dopo consegnava la città al duca d'Urbino e al papa Giulio II. Entrata nell'orbita pontificia, la sovranità passò prima a Leone X e poi ad Adriano VI. Durante il dominio pontificio una particolare contesa delle monache di S. Raffaele aveva inimicato le famiglie dei Bebbi e degli Scaiola e dato origine alle fazioni della Tovaglia e della Cucina. A comporre il dissidio e ridare quiete alla città, si era adoperato il governatore Giovanni Gozzadini, bolognese. Ma i Bebbi, da lui esiliati, ordirono una congiura e lo pugnalarono nella Cattedrale, mentre ascoltava la messa (28 giugno 1517). Lo Storico e giureconsulto fiorentino Francesco Guicciardini che gli successe, tentò di pacificare gli animi e di liberare le montagne dai banditi che le infestavano capitanati da Domenico Amorotto da Carpineti. Morto Adriano VI la città di Reggio Emilia ritornò agli Este con Alfonso I , che fu accolto da festeggiamenti il 29 settembre 1523. Il duca Alfonso dovette comunque pagare una grossa somma al papa per avere dall'imperatore Carlo V la conferma della sua investitura, che ebbe luogo nel 1531. Ad Alfonso (m 1534) seguì Ercole II, figlio di Lucrezia Borgia che fortificò le mura della città distruggendo i sobborghi per un miglio all'intorno nel 1551 (la cosiddetta Tagliata). Ad Ercole succedette Alfonso II, al quale morendo senza successori, succedette il cugino Cesare che, per la sua condizione di figlio naturale, perdette il ducato di Ferrara, che divenne parte dei domini pontifici (1598). la capitale fu pertanto spostata da Ferrara a Modena. In questi anni Reggio ebbe una importante fioritura artistica legata al cantiere della basilica della Ghiara. Il duca Cesare regnò per trent'anni. Morì nel 1628 e il diretto successore Alfonso rinunciò al trono perché divenne frate francescano. Il ducato passò quindi a Francesco I, che dovette fronteggiare passaggi di truppe e tentativi di annessioni da parte di eserciti stranieri e anche l'epidemia di peste, che a Reggio fece circa 6000 vittime. Il successore Alfonso IV morì a ventotto anni nel 1662. Fece in tempo però a ricevere dalla Spagna, nel 1659, il principato di Correggio, che era stato oggetto di contese negli anni precedenti. La signoria Estense continuò senza interruzioni fino all' anno 1702, quando la città e il territorio furono occupati dai Francesi e Spagnoli e più tardi (1733-34) anche dagli imperiali per la guerra di successione. Il trattato di Aquisgrana (1748) restituì il ducato a Francesco III al quale seguì (1780) Ercole III, ultimo del ramo diretto degli Estensi. Il duca Ercole seguì la politica dell'assolutismo illuminato, promuovendo opere pubbliche e limitando l'influenza del clero. Con lo scoppio della Rivoluzione francese e le conseguenti invasioni degli eserciti napoleonici fuggì dal ducato lasciando una reggenza (8 maggio 1796) e negoziando con Napoleone Bonaparte un pesante armistizio.
L'arrivo a Reggio Emilia dei francesi, accolto con visibile entusiasmo, aprì gli animi a molte speranze. Nella notte dal 20 al 21 agosto 1796 è cacciato il presidio ducale di 600 uomini; il 26 i francesi piantano sulla piazza l'albero della libertà e nello stesso giorno il Senato avoca a sé il governo della città e del ducato di Reggio Emilia. Il 26 settembre giunge notizia che una colonna d' austriaci, varcato il Po, avanza su Reggio. Il Governo Provvisorio convoca la guardia civica e con volontari ne forma un corpo al comando del capitano Carlo Ferrarini. Gli austriaci, rinchiusisi nel castello di Montechiarugolo, sono obbligati dopo combattimento alla resa, lasciando 144 prigionieri, tre carriaggi e tutte le armi. Alla battaglia, di per se di scarsa importanza, venne dato un particolare significato risorgimentale perché fu considerato il primo sangue versato per l'indipendenza italiana. Ugo Foscolo chiamò Reggio "città animatrice d' Italia" Lo stesso Bonaparte si felicitò coi reggiani e li premiò con 500 fucili, 4 cannoni e una bandiera ma sui primi di ottobre, rotto l'armistizio, occupava il ducato incitando i popoli dell'Emilia ad unirsi in una sola repubblica. Nel congresso tenuto a Reggio Emilia (27 dicembre 1796-9 gennaio 1797), di cui l'organizzatore non ufficiale, i delegati delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio proclamarono (30-dicembre) la repubblica cispadana "una e indivisibile" e decretavano (7 gennaio 1797) l'aspetto dello stendardo o bandiera cispadana, il primo tricolore verde, bianco, rosso (con i colori disposti a bande orizzontali).Contemporaneamente in Lombardia si formo la Repubblica Cisalpina, fuse poi entrambe nella effimera repubblica italiana. Napoleone ebbe modo di vanificare le speranze repubblicane quando, cinta la corona imperiale di Francia (1804), si proclamò a Milano re d'Italia. Si ricorda che nel governo del primo regno italico ebbero importanza i reggiani Paradisi, Lamberti, Veneri, Venturi.
Il trattato di Vienna del 1815 restituì il ducato di Reggio a Francesco IV il quale rimise in vigore l'antico codice estense e gli ordinamenti anteriori al 1797. Soppresse ancora la libertà di stampa, richiamò i gesuiti cui riaffidò l'insegnamento, e istituì a Rubiera il tribunale statario per giudicarvi i colpevoli del reato di carboneria. Di essi ne imprigionò gran numero e nove furono condannati a morte. Sette erano fuggiti in tempo e dei due detenuti solo Giuseppe Andreoli, sacerdote ventottenne, salì il patibolo (17 ottobre 1822). Pare che il duca per un certo periodo accarezzasse l'idea di divenire re d'Italia per cui prese contatti col patriota Ciro Menotti. Scoppiata però a Modena l'insurrezione (3 febbraio 1831), lo fece arrestare e, costretto a fuggire, lo portò con se in ostaggio a Mantova. A fronteggiare gli eventi i reggiani organizzarono un corpo di truppe al comando del generale Carlo Zucchi, ma il 9 marzo il duca rientrava scortato da soldati austriaci, e poco dopo, sugli spalti della cittadella di Modena, Ciro Menotti e Vincenzo Borelli di Reggio salivano il patibolo (23 maggio 1831). Francesco V, succeduto al padre nel 1846, spaventato dai moti di Milano e dalla rivoluzione di Vienna, abbandonava due anni dopo lo stato riparando in Austria. Reggio istituì allora un governo provvisorio unitosi poi con quello di Modena, e proclamò l' annessione al Piemonte. La sconfitta di Novara riportò la città sotto l'Estense, ma quando nel 1859 questo fu a sua volta sconfitto, Reggio Emilia si aggregò all'Italia ed ebbe come dittatore Luigi Carlo Farini Il plebiscito del 10 marzo 1860, con 50.012 voti contro 77 (lo 0,15% di voti contrari) sanzionò l'annessione al Regno d'Italia. | | |