|
Siena è un comune capoluogo dell'omonima provincia toscana. Siena è universalmente conosciuta per il suo patrimonio artistico e per la sostanziale unità stilistica del suo arredo urbano. È stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Siena si trova al centro di un vasto paesaggio collinare, tra le valli dei fiumi Arbia a sud, Merse a sud-ovest ed Elsa a nord, e tra le colline del Chianti a nord-est, la Montagnola ad ovest e le Crete Senesi a sud-est. La popolazione presente risultava essere superiore nel Censimento generale, mentre i residenti sono di numero inferiore. È quindi evidente la presenza di un numero consistente di persone abitanti all'interno del comune ma non residenti o difficilmente censibili. Si tratta presumibilmente dei numerosissimi studenti fuori sede che alloggiano nella città, ma anche dei molti dipendenti di alcune grandi aziende (come la banca Monte dei Paschi o l'azienda Ospedaliera) che hanno sede a Siena. Va poi considerato che, a causa della relativamente piccola estensione del territorio comunale, alcune zone periferiche della città si trovano ormai a lambire i comuni confinanti e che l'elevato costo della abitazioni (vedi sotto) ha spinto molti senesi ad acquistare nuove case in zone relativamente distanti dal centro cittadino. Tutto questo induce ragionevolmente a ritenere che la città di Siena sia a tutti gli effetti molto più cospicua, in termini di numero di residenti, rispetto al valore dedotto dal censimento ISTAT. Alcuni anni orsono, l'Amministrazione comunale ha stimato, in base ai consumi di energia elettrica e ai rifiuti urbani solidi prodotti, che Siena sia una città di circa centomila abitanti. Visti i dati dei residenti del 2003 nella tabella in alto a destra, è inoltre in corso un lentissimo progresso della popolazione dopo anni di diminuzione. L'indice di vecchiaia era nel 2001 di 285,03 a fronte di una media provinciale di 222,55, e poneva Siena tra le città con gli indici più alti. A causa dello spopolamento del centro storico, la popolazione di Siena negli ultimi trenta anni si è spostata nei comuni limitrofi (Asciano, Castelnuovo Berardenga, Monteriggioni, Monteroni d'Arbia, Sovicille) che segnano aumenti significativi di popolazione e indici di vecchiaia molto più bassi. Le giovani coppie sono infatti costrette, soprattutto dai prezzi degli immobili, a stabilire la loro residenza nei dintorni della città, dove i prezzi sono più bassi. Le nuove nascite avvengono in misura crescente in questi comuni.
STORIA DI SIENA
Malmenato e ridicolizzato con un finto funerale durante la sua visita ufficiale a Saena Julia, piccola colonia militare della Tuscia, il senatore Manlio Patruito riferì a Roma l'oltraggio subìto. Il Senato romano decise di punire i principali colpevoli e di richiamare severamente i senesi a un maggiore rispetto verso l'autorità. L'episodio, avvenuto nel 70 d.C., al tempo dell'imperatore Vespasiano, è narrato da Tacito nel IV libro delle Historiae e segna il singolare esordio storiografico della comunità senese, i cui componenti erano iscritti alla tribù Oufentina. Le scarne notizie precedenti - tralasciando leggende più o meno suggestive sulle origini della città - suggeriscono l'esistenza di un piccolo agglomerato etrusco, posto al confine fra i territori di Volterra, Arezzo e Chiusi, sul quale di insediò la colonia militare romana al tempo di Augusto. Bisogna attendere invece il tempo di Graziano e Teodosio per stabilire con buona probabilità l'esistenza della diocesi senese, dopo l'evangelizzazione del territorio per opera di Ansano, giovane martire assunto al primo posto nell'ordine canonico dei santi patroni senesi, seguito da Crescenzio, Savino e Vittore, capaci poi - tutti insieme - di provocare l'ironico commento dei fiorentini verso gli eterni rivali: « V'avete santo Sano e v'ammalate / v'avete san Crescenzio e vu' calate / v'avete san Savino e vu' impazzate / v'avete san Vittore e vu' perdete: / oh, che quattro be' santi che vu' avete ! » Ancora a un fiorentino - il cronista Giovanni Villani - si deve la maligna diceria secondo cui Siena avrebbe ottenuto l'onore dell'istituzione del vescovado grazie alla ricca cena offerta da una famosa ostessa del luogo - madama Veglia - a un potente e goloso cardinale legato. In realtà quando, verso il 650, negli ultimi anni del regno longobardo di Rotari, la diocesi senese venne ristrutturata dopo una lunga vacanza della cattedra episcopale, i suoi primitivi e angusti confini, coincidenti con quelli della colonia romana, furono allargati sul versante orientale, in un vasto territorio appartenente alla diocesi di Arezzo. E' probabile che tale concessione fosse dovuta al maggior potere acquistato dalla città e dal suo vescovo dopo l'inserimento di Siena nel percorso che dal Monte Bardone - ovvero dal passo della Cisa - scendeva verso la Tuscia e, attraverso Pontremoli, Luni, Lucca, San Gimignano, Siena, San Quirico in Osenna, Bolsena e Viterbo, giungeva fino a Roma. Questa strada, che poi si chiamò Romea o Francigena, dopo l'invasione longobarda divenne la via più sicura tra la Padania e l'Italia centrale, considerando che la Cassia era troppo vicina al confine bizantino dell'Esarcato e l'Aurelia troppo vicina alla costa tirrenica, meta di possibili incursioni dal mare, nonché gravata, nel tratto maremmano, dall'impaludamento ormai avanzato della zona. Lo sviluppo demografico, economico e politico di Siena fra l'XI e il XIII secolo fu fortemente determinato dalla sua posizione lungo questa grande direttrice viaria, potente elemento di organizzazione del territorio, come suggeriscono - fra le altre testimonianze - le memorie di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, che nel 994, tornando alla sua diocesi, segnalò ottanta luoghi di tappa da Roma al canale della Manica. Al tempo di Sigerico, Siena (che lui chiamò Seocine) era uno di tali luoghi; aveva già ampliato il suo nucleo più antico, posto nell'altura detta Castelvecchio, e aveva formato ai suoi piedi un sistema di borghi, che man mano si svilupparono lungo la Francigena da nord a sud. Questi borghi costituirono poi i Terzi di Camollia e San Martino, che insieme al Terzo di Città - primitivo agglomerato presso Castelvecchio, dove sorse il duomo - dettero a Siena la sua originale forma di stella a tre punte, che ancor oggi mantiene entro la cerchia delle antiche mura ... ... Banchieri senesi come gli Angiolieri, i Tolomei, i Buonsignori, i Salimbeni, i Piccolomini, i Gallerani o i Malavolti ebbero l'opportunità di svolgere in un vastissimo ambito europeo le loro operazioni, anche perché alcuni di essi ricoprirono a lungo il ruolo di « campsores domini pape », furono cioè incaricati di raccogliere dovunque le decime e gli altri redditi papali per trasferirli a Roma, speculando sul cambio e disponendo così di un'ingente base monetaria ...
Dopo una serie di scontri nell'aprile e nel maggio 1260, l'esercito fiorentino si mosse definitivamente verso Siena il 20 agosto. Era composto da circa quindicimila uomini, che, insieme con gli alleati dello schieramento guelfo (lucchesi, pistoiesi, aretini, volterrani ecc.) e altri ribelli all'autorità senese, formava una forza di trentamila armati. Giunta all'alba del 4 settembre sulla riva sinistra del fiume Arbia, presso Montaperti, con l'obbiettivo di andare a liberare Montalcino assediato dai senesi, questa enorme milizia si trovò all'improvviso dinanzi l'esercito nemico, giunto di nascosto sul luogo. Agli undicimila fanti e cavalieri senesi e ai circa mille cavalieri e arcieri inviati da Manfredi, si erano aggiunte alcune centinaia di fuoriusciti fiorentini, capitanati da Guido Novello e Farinata degli Uberti, e un certo numero di alleati e mercenari, ingaggiati anche grazie alla generosità di banchieri come Salimbene Salimbeni, che donò per l'occasione alla repubblica un carro pieno di monete. I versi danteschi dedicati allo « strazio » e « al grande scempio, che fece l'Arbia colorato in rosso » ricordano con efficacia il drammatico scontro. Le antiche cronache, pur nella varietà delle cifre, son concordi nel valutare le perdite guelfe nell'ordine delle varie migliaia di uomini, ai quali si devono aggiungere circa quindicimila prigionieri, trascinati a Siena in catene la mattina del 5 settembre ... ... Alla tentazione di sfruttare la grande vittoria marciando su Firenze, come avrebbero voluto alcuni membri del governo senese dei Ventiquattro e lo stesso Manfredi, si resistette per volontà dei ghibellini fiorentini, sicuri di riprendere la guida della loro città, come infatti avvenne. Ma i vantaggi immediati dovuti al successo militare - divenuto presto oggetto di mitiche elaborazioni nell'immaginario collettivo - non durarono a lungo: le sanzioni di scomunica comminate contro i senesi da papa Alessandro IV e poi dal suo successore Urbano IV scioglievano infatti i debitori degli anatemizzati dall'obbligo di pagare, mettendo così in crisi l'attività finanziaria di mercanti e banchieri senesi ... ... Sotto l'oligarchia novesca, che tenne il potere per settanta anni, Siena ebbe un grande sviluppo demografico ed edilizio. La popolazione urbana raggiunse, infatti, le cinquantamila unità intorno al 1320 e la costruzione del Campo, del palazzo pubblico, della torre detta del Mangia (dal soprannome del campanaro Giovanni di Balduccio, noto come Mangiaguadagni), del duomo e di alcune grandi e utili fonti dette alla città il volto che in buona parte ancor oggi conserva e che la rende - come scrisse l'ambasciatore veneto Vincenzo Fedeli - « bella, nobile e accomodata ». La stessa immagine ci restituisce l'affresco del « Buon governo », che i Nove commissionarono ad Ambrogio Lorenzetti nel 1338 per la Sala della Pace nel palazzo comunale: accanto alla figura di un grande vecchio, che rappresenta il Bene Comune, si anima un idillico quadro di vita cittadina e rurale, dominato dall'allegoria della Securitas, una giovane donna che vola al centro della composizione, recando in una mano la forca con un impiccato e nell'altra un cartiglio con l'invito a lavorare e ad avere fiducia nell'autorità ...
Le grandi feste di « Nostra Donna d'agosto » richiamavano nella città una folla di visitatori, attratti dalle giostre, dalle cacce dei tori, dai palii con le bufale e dalle « pugnate », che - grazie all'organizzazione contradaiola, capace di aggregare il popolo a fini ludici, anche con l'apporto delle ricche casate cittadine - si susseguivano per giorni, contribuendo a rafforzare la fama dei senesi come gente fanatica e « vana », per dirla col padre Dante. In Siena - scrisse nel 1548 Ortensio Lando, che per primo tradusse in italiano l'Utopia di Tommaso Moro - c'è « l'aria tanto sottile, che ogni anno n'escono da' gangheri infiniti, de' quali alcuni ne ritornano e alcuni perpetuamente ne rimangono pazzi » ...
Il primo anniversario della vittoria di Camollia fu festeggiato dai Popolari con un assalto alle case di molti Noveschi, protetti dal papa e militanti in un « partito » filo-francese. Costretti poi all'esilio, alcuni di loro cominciarono un'azione diplomatica per convincere Carlo V a farli rientrare in città, dove un governo « largo » di Popolari aveva dato l'incarico a Baldassarre Peruzzi di migliorare il sistema difensivo urbano. La migliore difesa della libertà era però garantita, nella concezione del governo repubblicano, dalla protezione dell'imperatore, che aveva inviato un contingente di 400 soldati a Siena e che qui fu accolto con grande entusiasmo nell'aprile del 1536. L'esigenza di Carlo V era quella di assicurare la pace interna a una città strategicamente importante per gl'interessi dell'impero e ciò, alla lunga, non solo favorì il rientro dei Noveschi esiliati, ma - nell'arco di una decina d'anni - impose un vero e proprio assoggettamento politico-militare di Siena all'impero. Resisi conto della situazione - come dimostrano tanti brani delle commedie dei Rozzi, che prendono di mira la prepotenza degli spagnoli - i senesi, oppressi anche da un'aspra politica fiscale, si ribellarono. Nel 1546 altri Noveschi furono uccisi e le loro case saccheggiate, mentre la guardia spagnola fu costretta a lasciare la città. La strategia asburgica era però più forte della volontà - peraltro mai compatta - del governo senese: la decisione di Carlo V di far costruire una grande fortezza sul colle di S. Prospero come presidio militare sulla città rivelò il vero obbiettivo dell'imperatore e del suo rappresentante don Diego de Mendoza. Dentro quella fortezza dovettero però asserragliarsi don Diego e i suoi soldati il 27 luglio 1552, quando i senesi, al grido di « Francia, Francia ! Libertà, Libertà ! » li assalirono, riuscendo infine a scacciarli e a distruggere il forte, simbolo stesso dell'oppressivo protettorato spagnolo. L'aiuto dato dai francesi agli insorti in questa occasione segnò l'inizio di un altro protettorato: quello di Enrico II, che inviò a Siena due suoi rappresentanti: il cardinale di Ferrara Ippolito d'Este e il capitano Piero Strozzi, un fuoriuscito fiorentino, nemico giurato di Cosimo de' Medici. L'impegno di quest'ultimo contro Siena era dovuto, perciò, non solo all'antico desiderio di assorbire finalmente la rivale nel dominio territoriale fiorentino, ma anche alla necessità di eliminare interni pericoli alla propria dinastia. L'accordo fra Carlo V e Cosimo risultò allora quasi naturale: ambedue avevano interesse a schiacciare l'indomita repubblica. Il re di Francia inviò a Siena, per guidare la resistenza, Blaise de Monluc, un guascone che Alessandro Dumas prese poi a modello per il suo D'Artagnan. Con lui i senesi soffrirono un durissimo assedio di otto mesi. Dopo la sconfitta subìta dallo Strozzi al fosso di Scannagallo, presso Marciano in Val di Chiana, il 2 agosto 1554 ad opera delle truppe imperiali e fiorentine guidate dal capitano di ventura Giangiacomo Medici, marchese di Marignano, fu infatti inevitabile per i senesi chiudersi dentro le mura della città, con la speranza di avere soccorsi dal sovrano francese.
Il coraggio con cui fu affrontata la drammatica situazione è rimasto leggendario: le cronache dei contemporanei e soprattutto i Commentaires dello stesso Monluc offrono varie testimonianze delle tragiche sequenze finali della repubblica senese, spesso punteggiate da episodi crudeli e sanguinosi. Fra questi, ad esempio, la « cacciata delle bocche inutili » dalla città assediata: quasi cinquemila persone non atte alle armi fra vecchi, donne e bambini furono espulse fuori dalle mura e destinate a morte certa. Furono cacciati anche « 250 putti dello Spedale grande, dalli sei fino alli dieci anni », orfani e trovatelli che - come narra nel suo Diario Alessandro Sozzini - gli spagnoli « ammazzarono più di mezzi »; i superstiti, continua il Sozzini, « erano tutti fuora di porta a Fontebranda (...), tutti a diacere per terra, con grandissime strida e lamenti. Era la più gran compassione a veder quei putti svaligiati, feriti e percossi in terra a diacere, che averiano fatto piangere un Nerone: ed io avrei pagati venticinque scudi a non averli visti; chè per tre giorni non possevo mangiare né bere che prò mi facesse » ... ... Gl'inumani sacrifici non servirono a salvare Siena dalla sconfitta. Ormai stremata, si arrese con onore il 17 aprile 1555, mentre un migliaio di cittadini si preparava a lasciarla per continuare l'avventura repubblicana a Montalcino, insieme con i francesi di Monluc. Nella piccola cittadina alle falde del Monte Amiata, il libero Stato senese resistette ancora per quattro anni, finché il nuovo assetto europeo stabilito con la pace di Cateau-Cambrésis non fece rientrare nei possessi dell'impero anche la repubblica senese ritirata in Montalcino. Due anni prima - il 3 luglio 1557 - Cosimo de' Medici era riuscito ad ottenere che lo Stato di Siena gli fosse assegnato in feudo, impegnandosi a rispettarne formalmente l'autonomia.
Sotto il profilo costituzionale, Siena e il suo territorio costituirono per il duca fiorentino uno « Stato nuovo », dove valevano i patti conclusi tra l'imperatore e gli sconfitti, cioè il mantenimento di antiche magistrature repubblicane come il Concistoro e il Capitano del popolo e la partecipazione al governo cittadino della classe dirigente locale, suddivisa nei tradizionali Monti. Nel 1561 Cosimo I emanò una legge per lo Stato nuovo, garantendo un formale potere ai « riseduti » senesi, che - secondo lo statuto comunale del 1544-45, rimasto in vigore fino alla fine del XVIII secolo - erano coloro che avevano fatto parte, almeno una volta, del Concistoro e i loro discendenti legittimi per linea mascolina ... ... Al Palio « alla lunga » tradizionalmente corso il 15 agosto e al quale di regola partecipavano destrieri di nobili personaggi e solo sporadicamente quelli delle Contrade, si aggiunse il 2 luglio 1656 un altro Palio, che si chiamò « alla tonda » perchè corso nel Campo e solo dalle Contrade. Assunti i nomi che - secondo un erudito del XVIII secolo - « la bizzaria degli antichi torneamenti suggeriva alle fazioni giostranti », diciassette Contrade - favorite dal concreto aiuto fornito loro dalla classe nobiliare - erano riuscite ormai da tempo a darsi una solida e articolata struttura. Così Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Lionfante (poi Torre) e Valdimontone offrivano i loro uomini e le loro risorse per produrre vari giuochi popolari. La decisione di far correre regolarmente il Palio « alla tonda », in modo che il pubblico potesse gustare interamente la corsa dei cavalli, come già si era fatto con i bufali, fu presa in onore della Madonna detta di Provenzano, alla quale era stata dedicata una grande basilica nel luogo dove un tempo sorgeva il castellare della famiglia di Provenzan Salvani, non dimenticato protagonista della vittoria senese di Montaperti nel 1260. I tre « Signori del brio », che organizzavano le feste del 2 luglio, giorno dedicato alla Visitazione di Maria, decisero dunque nel 1656 di far correre un palio nel Campo, come già era stato fatto molti anni prima. Il granduca, infatti, già nel 1605 aveva dato il permesso per una simile gara nella piazza, a condizione - come riporta il documento ufficiale - « che la festa non doventi tragedia, né si ammazzi gente » ... ... Gli aristocratici pagarono a turno il premio e le spese per l'organizzazione del Palio del 2 luglio fino al 1836, impostando sopra un modello arcadico, mitologico e allegorico la cornice della festa. L'entusiasmo per quella gara fra Contrade crebbe al punto che la vincitrice del 2 luglio cominciò a rimettere in palio il premio vinto in un'altra corsa alla tonda che concludesse le feste di mezz'agosto, e siccome il giorno 15 si correva il tradizionale Palio « alla lunga », per la « ricorsa » delle Contrade fu scelto il giorno seguente, dedicato a S. Rocco. La ricorsa divenne « ordinaria » solo dopo il 1802, quando la Comunità civica se ne assunse completamente l'onere. L'accesa rivalità fra le Contrade impose nel 1729 la regolamentazione del loro numero e dei loro confini: la governatrice Violante di Baviera - vedova di Ferdinando de' Medici, figlio di Cosimo III - firmò il relativo bando, ancor oggi in vigore e che costituisce il titolo di riconoscimento della personalità giuridica pubblica delle Contrade. A poco a poco nel Palio si concentrarono gli entusiasmi di tutte le altre tradizionali esperienze ludiche cittadine, come le « cacciate » - simili alle venationes dell'antica Roma - o come le corse delle bufale. Anche l'antica tenzone delle « pugna » o della « pallonata », in voga a Siena fin dal medioevo, esaurì nei primi decenni del XVIII secolo la sua carica di violenza negli scontri organizzati durante il Carnevale fra gli Scolari e gli Sviati, come erano ironicamente chiamati i giovani abitanti del quartiere di Fontebranda dagli studenti, loro tradizionali avversari.
... Siena rimaneva, tuttavia, una cittadina di sedicimila abitanti col « traffico di piccolo oggetto » e « poca industria », come osservò sinteticamente Pietro Leopoldo; ma ad una situazione economica poco brillante faceva riscontro, nei giudizi del granduca, la buona salute di alcune istituzioni culturali: « vi è l'Università che ha un fondo considerabile ed è bene montata con molti professori ed ha ogni anno da 200 a 300 scolari. E' in certe cose più moderna di quella di Pisa (...) Vi è annessa l'Accademia detta dei Fisiocritici, la quale ha una bella raccolta d'istoria naturale e bellissime macchine e fa le sue esperienze ed atti. L'Università ha una bella libreria e mantiene i maestri de' Terzi, i quali insegnano gratis ai ragazzi nei tre Terzi della città. Vi sono inoltre tutte le scuole e professori nel Collegio Tolomei, che servono anche per gli esteri, quelle del Seminario e quelle dell'Accademia ecclesiastica. » ...
... In occasione del plebiscito organizzato in fretta e furia dal governo provvisorio nel marzo 1860 perché i toscani scegliessero fra l'unione al Piemonte e il « Regno separato », Bettino Ricasoli ordinò all'amministratore della sua fattoria di Brolio di condurre i contadini a votare per l'unione « con bandiera tricolore alla testa e avendo ciascuno la scheda in tasca ». Non ostante questa imposizione - e forse proprio per dispiacere a un padrone come il Barone di ferro, allora capo del governo furono soprattutto i contadini del Ricasoli a disertare le urne o a votare contro l'annessione, che tuttavia ottenne, nel compartimento di Siena, una schiacciante vittoria. Così, il 26 aprile 1860 Vittorio Emanuele II fu accolto trionfalmente in città e assisté a un Palio straordinario, corso in suo onore il giorno seguente ... ... Pur non essendo contagiata dalla « febbre edilizia » che percorse molte città italiane dopo l'unificazione del regno, anche Siena vide mutare in parte il suo antico volto durante gli ultimi decenni del XIX secolo. Il principale protagonista di questi cambiamenti fu proprio il Monte dei Paschi, che, per la necessità di rendere più grande e più degna la sua sede nella Rocca Salimbeni, affidò all'architetto Giuseppe Partini l'incarico di trasformarne l'assetto, aprendo di fronte all'ingresso della banca una piazza, poi ornata dal monumento a Sallustio Bandini. I sussidi del Monte permisero anche di ricostruire la Fonte Gaia nella pizza del Campo, di restaurare la facciata del duomo, di completare il nuovo Ospedale psichiatrico e di dotare di sale degne dei documenti ivi conservati l'Archivio di Stato, nel continuo sforzo di collegare credito e cultura, profitto e beneficenza, amministrazione del denaro e incremento dei lavori pubblici. Tutto ciò non bastava, tuttavia, a risolvere i problemi di una città, dove ancora non era stato avviato un serio processo di crescita delle forze produttive e dove una sostanziosa parte della classe dirigente era ancora legata ai sistemi del precapitalismo agrario. Disoccupazione, malattie e analfabetismo gravavano sulla popolazione più povera, che la Società di mutuo soccorso fra gli operai, nata nel 1861, si propose di aiutare senza peraltro contestare l'ordine sociale costituito.
... Il notevole incremento demografico dei primi decenni del Novecento non andò di pari passo con una crescita industriale. Lo sforzo di modernizzazione borghese avviato a metà del XIX secolo si esaurì completamente durante il periodo fascista, che vide invece la potente espansione del Monte dei Paschi ... ... A questo sviluppo finanziario si unì un incremento del commercio e del turismo. Sostanzialmente invariata rimase, invece, l'economia agricola del Senese non ostante lo sforzo del regime di valorizzare le risorse rurali. Non mutò, infatti, il sistema mezzadrile ed anzi aumentò in media l'indebitamento dei contadini verso i proprietari terrieri. Ciò intensificò l'opposizione tra campagna e città, rendendo sempre più consapevoli i mezzadri che la loro emancipazione e il loro riscatto sarebbero passati attraverso il progressivo abbandono della propria condizione socio-culturale. In tal modo si avviò il processo che trasformò una relativamente piccola organizzazione « bolscevica » nel grande partito di massa del 1945, quando nella provincia di Siena si contarono oltre 45.000 iscritti al Partito comunista ... ... Oltre quella dei cittadini, a Siena si è formata anche la città degli inurbati; sono sorti nuovi quartieri a ridosso delle mura o in piccole comunità vicine. La rendita finanziaria ha sostituito quella fondiaria e istituzioni come il Monte dei Paschi, l'Università, il Policlinico o l'Istituto « Sclavo » hanno prodotto reddito e benessere, senza far pagare all'ambiente il prezzo che lo sviluppo industriale ha ovunque preteso. Un piano regolatore elaborato - e poi saggiamente corretto - a metà degli anni cinquanta ha difeso la fisionomia di Siena, salvando dal cemento le piccole valli verdi che s'insinuano nel cuore della città. Un cuore che, pur invecchiando a vista d'occhio (la provincia di Siena ha uno dei quozienti di natalità più bassi d'Italia e la più alta percentuale di ultrasessantacinquenni), batte ancora forte per le Contrade, per il Palio e per le istituzioni locali, nel vagheggiamento di un passato, capace di dare linfa a nuovi progetti, a speranze e a necessarie illusioni.
Siena ha una lunga tradizione culinaria, dovuta forse anche alla ricchezza del periodo medievale e alla presenza di numerose osterie e punti di ospitalità lungo la via Francigena. Negli ultimi decenni c'è stata anche una ricerca di antichi piatti medievali, come in molte zone dell'Italia centrale. Tra le specialità più conosciute: i pici, una specie di grossi spaghetti fatti a mano, originari della zona della val d'Orcia e della val di Chiana, analoghi ad altre specialità umbre e dell'alto Lazio come gli "strangozzi", gli "umbricelli" o gli "strozzapreti" e di solito conditi con sugo di carne o "all'aglione" la zuppa di fagioli, una zuppa di verdure e fagioli servita su fette di pane bruschettato e agliato, il cui ingrediente "principe" è l'invernale cavolo nero gli arrosti misti, che tipicamente includono salsicce, "costoleccio" di maiale, lombo di vitello o di manzo la cacciagione, che include tutte le specie locali, sia in umido che alla griglia il cinghiale, diffuso in tutta la provincia, ma tipico della zona di Monticiano i dolci tipici Alcune notizie relative al "tiramisu", individuano in Siena la città dove questo sarebbe stato inventato anche se la "paternità" è contesa con il Veneto. La realizzazione di questo piatto sarebbe dovuta al banchetto organizzato in onore del Granduca Cosimo III de' Medici in occasione della sua visita (fine del XVII secolo).
Le attività principali sono il turismo, i servizi, l'agricoltura, l'artigianato e l'industria leggera. Il turismo è sicuramente l'azienda trainante, data la fama di Siena e il numero di turisti che questa attira. La visione di Siena come città-museo limita le presenza a visite giornaliere. Solo negli ultimi anni si sta cercando di costruire una serie di iniziative permanenti, allo scopo di attirare una presenza più costante e con periodi di permanenza superiori alle poche ore. L'agricoltura conta 919 aziende per una superficie totale di 10.755 km2 per una SAU (Superficie Agricola Utile) di 6.954 km2, cioè circa 1/30 della superficie totale del territorio comunale (dati ISTAT relativi al V Censimento agricoltura 2000). L'artigianato mantiene in carattere di "bottega" o di impresa familiare. Oltre alle attività classiche necessarie a qualunque città, si segnalano quelle legate al restauro e alle arti "maggiori": restauratori, decoratori, falegnami specializzati in mobili antichi. Nella scia della tradizione antica, esistono ancora a Siena arti e mestieri considerati anacronistici in altre località: "lustrini" (lucidatori di mobili, specialmente antichi), pittori di icone, copiatori di opere pittoriche antiche, ricamatrici in stile senese (con temi classici senesi, come le cerve presenti negli intarsi del pavimento del Duomo). Va detto che i confini di queste arti minori sono spesso sfumati e che molti artigiani spaziano in più campi o che alcuni artisti "maggiori" non disdegnano l'esercizio di artigianati minori. L'industria non è molto sviluppata, ma esistono realtà importanti. Il centenario Istituto Sieroterapico Achille Sclavo, ora di proprietà americana e sotto altro marchio, produce vaccini e occupa circa mille persone. È l'industria capofila di una serie di piccole attività correlate all'industria farmaceutica: strumentistica, servizi, trasporti speciali. Parallelamente è in fase di sviluppo l'industria biotecnologica, sostenuta da iniziative miste tra il settore pubblico e quello privato. Questo sta sostenendo e sviluppando fortemente la ricerca scientifica sia nell'Università che nelle industrie e attività private (vedi sotto). L'industria dolciaria è una delle più importanti tra quelle tradizionali, a causa delle numerose specialità locali. Fra le tante, particolarmente conosciuti ed apprezzati sono i caratteristici ricciarelli dolcetti tipici a base di pasta di mandorle, il conosciutissimo panforte, e i cavallucci. Noto è anche il panpepato, un dolce a base di miele, mandorle e pepe, diffuso in una zona che va tra la Toscana e l'Umbria. Tutte sono commercializzate sia industrialmente che artigianalmente nelle diverse pasticcerie cittadine. Altre specialità stagionali sono il castagnaccio e il pan de' Santi (o pan co' Santi) tradizionalmente preparato nelle settimane precedenti la festività di Ognissanti, il 1 novembre. Un altro settore di lunga tradizione è quella della produzione di elettrodomestici, che occupa circa seicento persone. La ricerca ha gli stessi problemi legati a livello nazionale alla scarsità di investimenti. Il sostegno pubblico e la presenza dell'Università mantengono la ricerca a livelli più alti della media, anche se, a volte, in ambiti scarsamente innovativi. C'è da alcuni anni un'attenzione maggiore alle biotecnologie e alla ricerca ad esse collegata da parte della banca locale (vedi sotto) che sta finanziando e sostenendo aziende di ricerca pura e servizi di "startup" per la creazione di nuove attività nel settore. La creazione di una rete di infrastrutture sta cercando di sviluppare un settore altamente qualificato e competitivo, integrandolo in modo "ecologico" in un territorio altamente qualificato e conosciuto per il paesaggio naturale e antropizzato. Si sta quindi cercando di indirizzare un nuovo sviluppo della città in direzioni "sostenibili". In questo settore, le attività più importanti sono quelle legate alla banca Monte dei Paschi di Siena. Vi sono inoltre importanti presenze dell'Università degli studi e dell'Azienda ospedaliera, che impiegano migliaia di persone e servono un bacino di utenza molto più esteso del già largo territorio provinciale. La loro presenza è importante anche dal punto di vista della ricerca scientifica e medica. Siena è stata cablata con fibra ottica negli ultimi dieci anni. Questo permette di ricevere, nelle abitazioni del territorio comunale, il segnale televisivo tramite cavo. La cablatura, realizzata da società private in collaborazione con il Comune, ha consentito di realizzare una stazione pubblica civica (Canale Civico Senese) che trasmette solo via cavo informazioni utili e notizie locali e consente l'accesso a Internet a banda larga. La cablatura si sta attualmente estendendo ai maggiori centri della provincia.
Siena è collegata con una ferrovia a binario unico a Chiusi a sud e ad Empoli a nord e a Grosseto. La rete stradale collega la città con Firenze a nord (strada a quattro corsie), con Bettolle e il casello autostradale denominato Valdichiana a sud-est (quattro corsie in corso di completamento) e con Grosseto e la via Aurelia lungo la costa tirrenica a sud-ovest (a due corsie in fase iniziale di raddoppio).Inoltre viena attraversata dalla Via Cassia, una strada a due corsie molto panoramica. Negli ultimi anni si è sviluppato il trasporto pubblico su ruota ed esistono linee di autobus verso tutte le maggiori destinazioni italiane (Roma, Milano, Napoli, Bari e la Puglia, la Sicilia) principalmente a causa della forte presenza di studenti fuori sede presso la locale Università. Siena ha una lunga tradizione nella pallacanestro e nel calcio. Sport diffusi sono anche il rugby, il baseball e l'atletica leggera. È importante sottolineare come alcune società sportive cittadine siano state fondate sul finire dell'Ottocento e per questo possano essere ritenute in assoluto tra le più antiche di tutta Italia. Questa è una breve lista degli impianti sportivi principali. Sono aperte al pubblico anche le palestre delle scuole comunali, alcuni bocciodromi e numerosi campi di calcio e di tennis nei vari quartieri. Una lista completa degli impianti sportivi pubblici e privati può essere trovata sul sito del Comune di Siena a questo collegamento. Piscina Comunale (Piazza Amendola) [nuoto] Piscina Comunale (loc. Acquacalda) [nuoto] Campo Comunale di Atletica Leggera (Viale Avignone) [atletica leggera] Palazzetto dello Sport della società Mens Sana [pallacanestro, ginnastica artistica, judo] Stadio Comunale "Artemio Franchi" [calcio, palestra, atletica leggera] Palestra Comunale (Piazza Santo Spirito) Ippodromo Comunale (Pian delle Fornaci) [equitazione] Velopattinodromo (loc. Acquacalda) [pattinaggio]
L'Associazione Calcio Siena (denominata anche "Robur") fu fondata nel 1904 e ha assunto l'attuale nome nel 1908. Partecipa attualmente al campionato nazionale di calcio di serie "A" dalla stagione 2003-2004. La "Mens Sana Basket" è la società sportiva più vecchia di Siena e partecipa al campionato di pallacanestro di serie "A1". Nella stagione 2003-2004 ha vinto il campionato nazionale. Partecipa al torneo europeo denominato Euroleague. È stata fondata nel 1871. Nella stessa società, la "Polisportiva" organizza attività soprattutto per i bambini, per il judo, il pattinaggio e la stessa pallacanestro. Come in buona parte d'Italia, anche a Siena il calcio è praticato diffusamente, anche a livello dilettantistico. Sono numerosi i tornei di questo tipo che si svolgono durante l'inverno. Altrettanto diffusa, al contrario di altre aree italiane, è la pratica amatoriale della pallacanestro, sia a puro livello dilettantistico che a livello semi-professionistico. Oltre alla squadra della Mens Sana, esistono altre società che partecipano ai campionati nazionali maschili, due cittadine, l'Associazione Sportiva Costone Basket e la Virtus Siena, e una in provincia, la Colle Basket di Colle Val d'Elsa. La Virtus Siena ha anche una squadra femminile che partecipa ai campionati nazionali. Attivo è anche il CUS (Centro Universitario Sportivo) che partecipa ai campionati nazionali con una squadra femminile di pallavolo e con una squadra maschile di rugby, allenata, caso finora unico al mondo, da una donna. Diffusa anche la pratica dell'equitazione e del trekking a cavallo, del baseball, del rugby, della pallavolo, della scherma, del pattinaggio e dell'hockey a rotelle. Le Contrade hanno anche dei gruppi sportivi che partecipano ai vari tornei amatoriali cittadini e provinciali.
In modo simile alle altre città toscane, il volontariato a Siena si esplica in due principali associazioni di assistenza: la Arconfraternita di Misericordia e la Pubblica Assistenza. Le due associazioni forniscono servizi di ambulanza e pronto intervento e supportano e si coordinano con la Protezione Civile quando necessario. Esiste inoltre un largo numero di altre associazioni ed iniziative per le attività più diverse: assistenza ai malati, inserimento degli immigrati, sostegno ai diversamente abili. Lo stemma di Siena è detto "balzana". È uno scudo diviso in due porzioni orizzontali: quella superiore è nera, quella inferiore bianca. Secondo la leggenda, starebbe a simboleggiare il fumo nero e bianco scaturito dalla pira augurale che i leggendari fondatori della città, Senio ed Aschio, figli di Remo, avrebbero acceso per ringraziare gli dei dopo la fondazione della città di Siena. Per il loro presunto carattere focoso che, si dice, rasenta la pazzia, anche i senesi sono definit spesso "balzani". Siena è gemellata con la città di Weimar in Turingia, con Wetzlar in Assia e con Avignone nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra in Francia e con la città di Dura in Palestina.
IL PALIO Il Palio di Siena è una competizione fra le contrade di Siena nella forma di una giostra equestre di origine medievale che si svolge due volte l'anno: il 2 luglio si corre il Palio di Provenzano e il 16 agosto il Palio dell'Assunta. In occasione di avvenimenti eccezionali (ad es., la conquista della Luna da parte dell'uomo) o di ricorrenze cittadine o nazionali ritenute rilevanti e pertinenti (ad es., il centenario dell'Unità d'Italia) la comunità senese può decidere di effettuare un Palio straordinario, tra maggio e settembre.
Secondo alcune fonti, fu in ricordo della memorabile battaglia di Montaperti e dello scampato pericolo che i senesi decisero di indire il famoso Palio, oggi una delle feste storiche più importanti d'Italia. Questa interpetazione viene attualmente considerata di scarso fondamento storico. La storia del Palio di Siena è probabilmente più articolata e complessa. Nelle città italiane del XII e XIII secolo era usanza organizzare corse di cavalli, sia come spettacolo pubblico, sia come competizione tra i diversi allevamenti equini posseduti dai nobili cittadini e non. A queste origini si ricongiungono idealmente le diverse rievocazioni storiche che ancora si svolgono in Italia. Ma questo tipo di Palio non è ancora il diretto progenitore della competizione senese attuale. Parallelamente ai palii dei nobili, i cittadini di Siena cominciarono ad organizzare, più o meno spontaneamente, altre competizioni nei modi più disparati. Si ricordano, a partire dal XV secolo, Palii rionali, Bufalate, Cacce ai tori, Giochi delle pugna, gioco dell'Elmora, giochi di San Giorgio, Asinate, Pallonate. Molte di queste competizioni erano precedute da cortei, rappresentazioni allegoriche, carri trionfali a tema mitologico greco. Notizie di palii si hanno attraverso tutto il XV e il XVI secolo, ma in alcuni casi è difficile capire se le cronache si riferiscano a palii dei nobili (Palio alla lunga) o già a palii alla tonda. L'organizzazione su base rionale della Festa e delle comunità trova la sua origine, probabilmente, nel tipo di organizzazione territoriale delle compagnie militari che caratterizzava l'esercito senese medievale. Quando non c'era la guerra, questa organizzazione si riversava nella competizione nei giochi già citati. Su questa organizzazione interclassista sono state fatte anche interpretazioni di tipo antropologico, relative al carattere territoriale dell'organizzazione sociale senese opposto a quello classista o per censo più diffuso, ad es., nei paesi anglosassoni. La corsa del Palio prende il nome, e non solo a Siena, dal premio: il Palio, dal latino pallium (mantello di lana): era in genere un drappo di stoffa molto pregiata che veniva utilizzato per gli scopi più svariati. A Siena, in genere, era destinato alla chiesa del rione vincitore. Poteva essere utilizzato sia come arredo per la chiesa stessa, o per altri scopi analoghi. Un pallium cinquecentesco sembra abbia decorato fino a non moltissimi anni fa l'altare della Chiesa di San Giuseppe, della Contrada Capitana dell'Onda. Questo avveniva perché ai loro albori, le Contrade si appoggiavano per le loro riunioni alle Parrocchie o alle Compagnie laicali che sostenevano e supportavano gli ordini monastici. È comprensibile come, in caso di vittoria, il premio venisse regalato alla Chiesa del rione, sia per riconoscenza sia per devozione. Un'altra possibilità era la restituzione del premio alla Comunità civica in cambio del suo valore in denaro. In questo caso l'importo poteva essere usato, ad esempio, per fornire di dote le giovani più indigenti della Contrada o per altre spese di utilità comune. È solo dall'inizio del Novecento che si afferma l'idea del Palio-dipinto e solo dopo la Seconda guerra mondiale che a dipingerlo vengono chiamati non più i bravissimi artigiani senesi (vedi Federigo Joni e i falsari senesi di inizio Novecento) ma pittori di fama nazionale e internazionale.
Tra i vari spettacoli e competizioni, nel XVI secolo si va lentamente affermando il Palio alla tonda, quello che conosciamo anche oggi. Questo si accentua dopo il 1555, anno in cui termina la guerra di Siena e la città, sconfitta, si richiude in se stessa sfogando il peso della perdita della libertà nei giochi e nelle celebrazioni al suo interno. Il vero elemento ‘scatenante’ del Palio moderno sta probabilmente in un episodio avvenuto durante l'occupazione fiorentina e spagnola della città. Verso la fine del Cinquecento una famosa Pietà conservata in un tabernacolo nel rione dove aveva abitato Provenzano Salvani, che si diceva essere stata posta nella sua collocazione da Santa Caterina tre secoli prima, fu oltraggiata da un soldato spagnolo. Forse in preda all'alcool, egli sparò alla statua, rimanendo ucciso dall'esplosione del suo stesso archibugio. Era il 2 luglio e, per commemorare il miracolo fatto dalla Vergine protettrice di Siena contro gli occupanti, i cittadini cominciarono di anno in anno a celebrare con sempre maggiore sfarzo l'anniversario. Tra le varie celebrazioni, fu naturale inserire una corsa del Palio. Nel 1611 fu anche innalzata la Basilica di Provenzano che custodisce ancora oggi quello che resta dell'immagine sacra oltraggiata, la Madonna di Provenzano. Questa corsa differiva dalle altre organizzate spontaneamente in altre occasioni: vi partecipavano le Contrade (quindi il popolo) e non i nobili; si correva in Piazza del Campo alla tonda e non attraverso le strade della città alla lunga (fatto correre dalla nobiltà) o in uno specifico rione. Dobbiamo presupporre che esperimenti di questo tipo di corsa fossero già stati fatti in precedenza, ma è solo all'inizio del Seicento che il Palio moderno si afferma nel gusto ludico dei senesi. Dal 1656 il Comune di Siena (allora denominato Balìa) si prende in carico l'organizzazione del Palio, consolidando una festa che sappiamo essere precedente. Era nato il Palio di Provenzano come lo conosciamo oggi. I costi del Palio saranno presi in carico dall'aristocrazia sin fino al 1836. I verbali della comunità senese relativi all'effettuazione del Palio esistono dal 1659 ed è quindi da questo anno che si conteggiano le vittorie "ufficiali" delle Contrade da parte del Comune. Le registrazioni delle vittorie antecedenti a questo anno sono da considerarsi attendibili solo se suffragate da documenti conservati presso le singole Contrade o da ricerche storiche approfondite. Nel 1701 si comincia a correre, in maniera intermittente perché ancora spontanea, anche il Palio dell'Assunta. La data del 16 agosto sembra in questo caso ‘anomala’ in quanto successiva al giorno di festa della Madonna Assunta. La data è quella perché gli altri giorni canonici delle feste d'agosto, il 14 e il 15, a Siena erano già ‘occupati’, rispettivamente, dal Corteo dei Ceri e dei Censi e dalla festa dell'Assunta che culminava nel Palio alla lunga. Quest'ultimo andrà pian piano a perdere di importanza, fino ad essere abolito all'inizio dell'Ottocento, in concomitanza col propagarsi delle idee della Rivoluzione Francese e la conseguente perdita di centralità del ceto nobiliare. Questo nuovo Palio d'agosto era all'inizio un prolungamento dei festeggiamenti della Contrada vincitrice del Palio di luglio, che organizzava a proprie spese (quando economicamente possibile, di qui la sua saltuarietà). Dal 1802 segue la stessa sorte di quello di luglio, cominciando ad essere organizzato dall'ormai costituito Comune di Siena moderno. Nel 1719, la governatrice di Siena Violante di Baviera stabilisce i confini delle Contrade. Nel 1720, a causa di incidenti occorsi negli anni precedenti, decreta inoltre che non possano partecipare più di 10 Contrade alla volta. Con piccole correzioni e rimodellamenti, queste sono ancora oggi e ininterrottamente le date in cui si corre il Palio. Come accennato, e al contrario di quello che sembra essere l'idea più diffusa al di fuori di Siena, il meccanismo del Palio, guidato da un Regolamento ufficiale, viene rimodellato continuamente. In questo modo, il Palio si aggiorna e si adatta alla realtà circostante. Non si spiegherebbe altrimenti la sua longevità e la partecipazione di popolo che i senesi ancora oggi infondono nella Festa.
La corsa, una delle più antiche al mondo, si svolge nella piazza centrale di Siena, Piazza del Campo. Ad ogni Palio partecipano solo dieci Contrade tra le diciassette totali, scelte a sorte e secondo un turno che va di luglio in luglio e di agosto in agosto. Il meccanismo è il seguente: corrono di diritto le sette Contrade che non hanno corso il Palio corrispondente dell'anno precedente; un mese prima del Palio (l'ultima domenica di maggio per il Palio di luglio e la prima domenica dopo il Palio di luglio per il Palio d'agosto) vengono estratte a sorte tre Contrade che vanno a completare il lotto di dieci; le altre sette vengono estratte per stabilire l'ordine di sfilata nel Corteo storico e parteciperanno di diritto al corrispondente Palio dell'anno successivo (mantenendo questo ordine di estrazione). Il Palio viene vinto dal cavallo, con o senza fantino, dopo che per primo abbia compiuto tre giri della piazza in senso orario (la 'vulgata' dice "a condizione che questo porti sulla fronte la spennacchiera, cioè la coccarda con i colori della Contrada per la quale sta correndo"; in realtà essa ha solo valore decorativo e di aiuto visuale, vedi art. 70 del Regolamento del Palio). La partenza, o mossa si trova all'altezza del vicolo della Costarella dei Barbieri. La linea d'arrivo è nella stessa zona, pur non coincidendo esattamente con la linea di partenza. Il premio per la Contrada è il palio, o drappellone o cencio, stendardo rettangolare di seta dipinto sorretto in verticale su di un'asta alabardata bianca e nera e sormontato da un piatto d'argento e con due pennacchi bianchi e neri che scendono lateralmente. Il palio resta di proprietà della Contrada, così come l'asta e i pennacchi. Il piatto viene riconsegnato al Comune di Siena prima dei due Palii dell'anno successivo, dopo aver inciso il nome della Contrada e la data della vittoria nella parte posteriore. Esiste un piatto d'argento per il Palio di luglio e uno per il Palio d'agosto. I piatti vengono rinnovati all'incirca ogni dieci anni.
Nel pomeriggio, prima della corsa, dal Duomo alla piazza si snoda la passeggiata storica durante la quale sfilano sia i mazzieri, i figuranti e i cavalieri rappresentanti il Comune e le istituzioni storiche cittadine sia le comparse delle Contrade i cui figuranti indossando le monture (costumi) con i colori della propria Contrada, la Patria dei senesi. Dopo il corteo storico (le diciannove e trenta a luglio, le diciannove ad agosto), i fantini si avvicinano alla mossa uscendo dall'Entrone, l'ingresso del cortile del Palazzo comunale e si portano nella zona della partenza. A questo punto, il Mossiere, giudice unico della validità della partenza e situato su un palco detto verrocchio, riceve una busta contenente l'ordine di allineamento ai canapi, due lunghe corde che delimitano la zona di partenza. Per accedere alla zona tra i due canapi, la corda posteriore è più corta ed è sorretta da un meccanismo chiamato verrocchino; in questo modo viene lasciato uno spazio attraverso il quale i cavalli fino al nono possono entrare e quello sorteggiato di rincorsa può determinare il momento di partenza (vedi sotto). L'ordine è segreto fino all'ultimo momento e viene determinato con un meccanismo automatico che viene aperto pochi minuti prima di queste operazioni dai tre Deputati della Festa, i fiduciari del Comune nominati di Palio in Palio, garanti e responsabili del corretto svolgimento della Festa. La corsa, a quel punto, potrà prendere il via solo quando i primi nove cavalli risulteranno allineati di fronte al canape: solo a quel punto la rincorsa (il fantino che cavalca l'ultimo cavallo estratto) potrà entrare tra i canapi già al galoppo e dare il via alla corsa. La capacità del mossiere sta nel riuscire a percepire questa intenzione e sganciare con un pedale il canape anteriore con il giusto tempismo. È comune che strategie, veti incrociati, tentativi di raggiungere accordi rendano le fasi della mossa assolutamente incomprensibili ai profani del Palio. Di rado la partenza avviene in pochi minuti. Queste complicate operazioni di partenza spesso risultano molto lunghe e si possono protrarre anche fino al calare della sera, aumentando così la difficoltà di una corsa che si corre a pelo, cioè senza l'ausilio di alcuna sella. Alla fine il fantino vincitore riceverà onori e gloria, oltre alla ricchezza che la vittoria gli porterà in dote, mentre la Contrada per la quale ha corso potrà ergersi sulle altre grazie alla vittoria ottenuta, almeno fino al Palio successivo. Onori e gloria andranno anche al cavallo vincitore, in special modo nel caso di una vittoria da scosso, cioè senza fantino. In ogni caso, il cavallo sarà l'ospite d'onore alla cena della vittoria che si svolge nelle ultime settimane di settembre nelle strade e nelle piazze del rione vincitore.
Negli anni recenti si sono levate proteste da parte delle associazioni di animalisti e perfino da alcuni medici veterinari, riguardanti i maltrattamenti subiti dai cavalli, e gli incidenti di gara che provocano rovinose cadute e persino la morte dell'animale. Tali proteste non mancano di riattizzarsi ad ogni nuovo incidente. I calcoli sulla percentuale di incidenti causati dal Palio variano di molto a seconda di chi li effettua. Gli animalisti, con conteggi il cui metodo è contestato dai sostenitori del Palio, danno una frequenza degli incidenti pari al 64,86%. Per contro, i calcoli eseguiti dai sostenitori del Palio, che tengono in conto le edizioni corse dal 2 luglio 1970 sino al 2004, danno una percentuale del 2,05%. Il Palio di Siena è al centro di tre storie a fumetti della Disney: Messer Papero e la Grotta di Eolo e Ser Paperone e Lorenzo il Magnifico, di Guido Martina e Giovan Battista Carpi, e Topolino al Palio di Siena. | | |