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Venezia è un comune capoluogo dell'omonima provincia nonché della regione Veneto. La città sorge sulla laguna veneta, nell'omonimo golfo distando 28 km da Treviso e una trentina da Padova. È stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
STORIA DI VENEZIA
Dalle origini incerte, sembra che Venezia sia nata a seguito del flusso di rifugiati che, abbandonando la pianura padana sotto la spinta dell'invasione da parte dei Longobardi del nord Italia nel 568, si ritirò sulle 118 isolette lagunari. Posta alla frontiera dell'Impero Bizantino, sviluppò un forte spirito d'indipendenza che la portò ad essere una delle città stato che formarono le Repubbliche marinare, insieme a Genova, Pisa e Amalfi. Il capo del governo era il Doge (dal latino dux), teoricamente eletto a vita, ma in pratica, spesso costretto a rimettere il proprio mandato a seguito di risultati insoddisfacenti del proprio governo. All'apice della sua potenza, Venezia controllava gran parte delle coste dell'Adriatico, molte delle isole dell'Egeo, inclusa Creta, e tra le principali forze commerciali nel Medio oriente. Il territorio della repubblica in Italia si estendeva fino al Lago di Garda ed al fiume Adda. Rispetto agli standard del tempo, il governo dei propri territori fu illuminato e molte delle città controllate da Venezia, come Bergamo, Brescia e Verona rivendicarono la sovranità veneziana durante la minaccia di invasioni straniere. Da un punto di vista di politica religiosa, la Repubblica di Venezia fu sempre gelosa della propria autonomia in campo ecclesiastico e caratterizzata da relativa tolleranza nei confronti di altre confessioni religiose. Questo atteggiamento indipendente pose la città spesso in contrasto con il Papato. Il 21 novembre 1630 il Senato di Venezia fece un solenne voto alla Madonna: se fosse cessata la peste che stava imperversando, sarebbe stato eretto un imponente tempio alla Madonna. Dagli annali risulta che proprio da quel giorno non si ebbero più notizie di vittime della peste. I Veneziani mantennero così il voto, ed edificarono subito il tempio che porta il nome di La Madonna della Salute, in stile barocco. Nel XVIII secolo Venezia fu tra le città più raffinate d'Europa, con una forte influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura del tempo. Il suo territorio comprendeva Veneto, Istria, Dalmazia, Cattaro e parte della Lombardia. Ma dopo 1070 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 la città venne conquistata da Napoleone Bonaparte. Il Doge Ludovico Manin viene costretto da Napoleone ad abdicare. Viene sciolto il Consiglio della Repubblica Veneta e viene proclamato il Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia. Il 16 maggio 1797 le truppe francesi occupano Venezia. Con la restaurazione ed il Trattato di Campoformio tra francesi ed austriaci, il 17 ottobre 1797 termina la Municipalità provvisoria di Venezia e vengono ceduti all'Austria il Veneto, l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro. Nasce la Provincia Veneta dell'Austria sotto Francesco II d'Asburgo Lorena, con l'ingresso degli austriaci in città il 18 gennaio 1798. A seguito della restaurazione dopo il periodo napoleonico, il 9 giugno 1815 con il congresso di Vienna Venezia passa al Regno Lombardo-Veneto e nel 1866 entra a far parte del Regno d'Italia.
Oggi la Venezia lagunare è divisa nei sei sestieri di Dorsoduro, Santa Croce, San Polo, San Marco, Cannaregio e Castello e si sviluppa su ben 118 isolette collegate da 354 ponti e divise da 177 tra rii e canali. Il centro può essere considerato Piazza San Marco, per definizione unica piazza della città (le altre sono denominate Campi), una delle più belle al mondo, dove si trovano l'omonima basilica, il Palazzo Ducale ed il campanile storico. Un altro simbolo della città è il Ponte di Rialto su cui si affacciano le caratteristiche botteghe. Si può accedere al Centro Storico di Venezia in due modi: via terra con il ponte translagunare o via acqua con i servizi di vaporetto pubblico. In caso di arrivo via terra con linea ferroviaria o automobilistica, dai due terminal rispettivamente di Santa Lucia e di Piazzale Roma, si possono prendere tre direzioni per giungere a Piazza San Marco: Strada Nova, ponte di Rialto o ponte dell'Accademia. Dal momento che Venezia si presenta come un vero e proprio labirinto, è estremamente consigliabile munirsi di una mappa. La via più diretta è comunque quella che si snoda da piazzale Roma, ultimo posto percorribile dai mezzi motorizzati su ruote, al ponte dei Scalsi (o Ponte degli Scalzi), verso il Ponte delle Guglie, prosegue sempre diritta verso Rialto, dove si trova l'omonimo ponte, quindi si gira verso Campo San Luca, e quindi Piazza San Marco. Le altre strade, benché forse più brevi, si snodano attraverso calli e callette e risultano assai più tortuose. Altri importanti monumenti veneziani sono l'Arsenale, la chiesa di Santa Maria della Salute, la basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari, le sinagoghe del Ghetto. I canali principali della città sono il Canal Grande ed il Canale della Giudecca. Il primo taglia in due la città tracciando una "S" rovesciata, il secondo separa il grande centro storico dall'isola della Giudecca.
Il fenomemo dell'acqua alta è frequente nel periodo autunnale. L'acqua alta allaga buona parte della città rendendo difficile camminare per calli e campi. E' tuttavia possibile trovare le passarelle che sono tavole di legno appoggiate su dei supporti in ferro. Per la misurazione dell'acqua alta i sistemi elettronici si basano sull'altezza di marea della Punta della Salute e su una serie di altri punti di rilevazione. Il tutto viene elaborato in un modello di previsione che permette di avvisare la popolazione per tempo con sirene posizionate in punti strategici che avvertono dell'imminente acqua alta. Da alcuni anni è in corso il progetto Mose che dovrebbe permettere la riduzione del fenomeno per mezzo di barriere mobili ancorate al fondo delle bocche della laguna ed alzabili con il riempimento di galleggianti. L'idea è molto criticata e non ha dato ad oggi risultati apprezzabili.
Altri punti degni di nota sono le isole più distanti dal grande centro storico: Murano, Burano, Torcello, il Lido di Venezia e Pellestrina. Torcello, a torto spesso considerata la minore delle isole lagunari, vanta un ricco e nobile passato, anche se oggi conta poche decine di abitanti. La superficie dell'isola è oggi per lo più destinata a coltivazione. Pellestrina delimita assieme al Lido, la penisola di Chioggia e la penisola di Jesolo, la zona lagunare. Il Lido di Venezia è una striscia di terra che si affaccia sul mare. È percorribile in auto ed è considerata la zona balneabile di Venezia. Burano salta subito all'occhio per le sue case dai colori vivaci, è famosa per la produzione dei suoi tipici merletti a ricamo. Murano è forse l'isola più famosa di Venezia, dove viene lavorato il vetro in maniera artistica.
A Venezia sono ambientati numerosi romanzi e film: * Senso di Luchino Visconti * Morte a Venezia di Luchino Visconti * Tutti dicono I love you di Woody Allen * Pane e tulipani di Silvio Soldini * Il mercante di Venezia di Michael Radford
Con il termine canzone veneziana si identifica la musica popolare originaria di Venezia. Questo tipo di composizione cominciò ad essere diffuso nel Settecento, secolo a partire dal quale fu molto popolare. La canzone veneziana più conosciuta è probabilmente "La biondina in gondoleta", musicata su testo di Antonio Lamberti (1757-1832) da Simone Mayr (1763-1845); fu composta in onore di una nobildonna veneziana - Marina Querini Benzon - nota per la sua vita sentimentale assai tumultuosa. Questo motivo è il più classico esempio di canzone da batelo, cioè una composizione concepita proprio per intrattenere i partecipanti a passeggiate in barca, cosiddette freschi, molto di moda a Venezia nel Settecento. Tuttoggi molte di queste canzoni sono ancora eseguite per intrattenere i turisti durante la rituale passeggiata in gondola. Nell'Ottocento la tradizione di questo genere musicale continuò a essere coltivata: rimangono numerosissime composizioni di vari autori come Antonio Buzzolla e Filippo Filippi.
Per oltre mille anni a capo della città di Venezia vi fu la figura del doge, il più alto magistrato che veniva eletto dall'aristocrazia tra i politici più saggi ed anziani della città stato. Nonostante il grande potere dato loro dal dogato, i dogi veneziani erano costretti per legge (a differenza, ad esempio, di quelli della Repubblica rivale di Genova - a passare il resto della loro vita all'interno del complesso del Palazzo dei Dogi e della Basilica di San Marco.
Repubblica di Venezia o Serenissima Repubblica di Venezia (da cui il termine La Serenissima) è il nome di un antico stato dell'Italia nordorientale, la cui capitale era Venezia. La repubblica veneta, inizialmente sviluppatasi da territori già della X regio Romana "Venetia e Histria", si sviluppò, per lo più senza guerre, in molte isole e territori dell'adriatico e del mediterraneo, comprendendo per secoli quasi tutte le isole dell'adriatico (oggi della Croazia), ma anche le grandi isole di Creta ("Candia" per i veneti), Cipro e l'intera Grecia ("Morea" per i veneti) ecc. Le sue propaggini arrivano fino al Bosforo dove alcune località parlano ancora oggi veneto (come in molte delle sue ex isole). Per circa 3 secoli la Repubblica Veneta è stata primariamente uno stato composto di isole, e solo dal 1200 iniziano a votarsi ad essa le città dell'entroterra italiano, per ottenerne protezione e buon governo. Dal 1500 Venezia governava in modo federale tutte le città fra Bergamo e Udine, ma anche Cremona, Forlì, Cesena, Monopoli ecc. Acquisizioni pacifiche tanto che Bologna venne rifiutata dalla Repubblica Veneta per motivi di difendibilità militare. La città di Venezia, già dipendenza dell'Impero Bizantino, aveva stabilito la propria indipendenza, sia dall'impero d'oriente che da quello d'occidente. già nel IX secolo. Nell'Alto Medioevo, Venezia divenne estremamente ricca, grazie al controllo dei commerci con il levante, ed iniziò ad espandersi nel Mar Adriatico ed oltre. La flotta veneziana fu cruciale nel sacco di Costantinopoli, durante la Quarta crociata del 1204. Come risultato della partizione dell'Impero bizantino che ne conseguì, Venezia guadagnò molti territori nel Mar Egeo, tra cui le isole di Creta ed Eubea. Successivamente, nel 1489, venne annessa l'isola di Cipro, precedentemente uno stato crociato. All'inizio del XV secolo, i veneziani iniziarono ad espandersi anche in Italia, in risposta alla minacciosa espansione di Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano dal 1395. Nel 1410, Venezia aveva già conquistato gran parte del Veneto, comprese importanti città come Verona e Padova. I veneziani entrarono in conflitto anche con i Papi per il controllo della Romagna. Questo portò nel 1508 alla formazione della Lega di Cambrai contro Venezia, nella quale il Papa, il Re di Francia, l'Imperatore del Sacro Romano Impero, e il Re d'Aragona di unirono per distruggere Venezia. Anche se i francesi furono vittoriosi nella Battaglia di Agnadello, nel 1509, la coalizione si ruppe ben presto, e Venezia si ritrovo salva senza aver subito gravi perdite territoriali. Contemporaneamente, comunque, l'espansione dell'Impero Ottomano nei balcani e nel Mediterraneo orientale si rivelò una minaccia per i Veneziani. Nel 1570, i turchi invasero Cipro, che venne conquistata nel 1571, nonostante la vittoria della Lega Santa (che comprendeva significative forze veneziane) nella Battaglia di Lepanto. I veneziani poco dopo giunsero ad un accordo di pace, che confermava la perdita di Cipro. Nel XVII secolo, dopo un lungo conflitto, venne persa anche Creta. Per il XVIII secolo la "Serenissima" era ormai diventata il fantasma di se stessa. Nel 1797 venne invasa dalle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, che si spartì la Repubblica con gli austriaci.
La sovranità apparteneva formalmente all'Arengo (il popolo veneziano), che la esercitava nel momento dell'approvazione del Doge, eletto con un complicato sistema, elaborato per impedire brogli. Il Doge esercitava la sovranità della Repubblica, ma aveva poco potere, ed il governo veniva realmente esercitato dal Maggior Consiglio, un organismo abbastanza pletorico, i cui membri erano provenienti dalle grandi famiglie aristocratiche di Venezia e - soprattutto - da Consigli con un minor numero di componenti, come il Senato (o Consiglio dei Pregadi) o il Consiglio dei X. L'aristocrazia veneziana, cui appartenevano di diritto i figli maschi degli aristocratici stessi, era una categoria sociale relativamente aperta: ad essa si poteva accedere per grandi meriti e servigi offerti alla Repubblica. In pochi casi, per rimpinguare le finanze in tempo di guerra, la Repubblica vendette l'iscrizione al "libro d'or" dell'aristocrazia. L'aristocrazia non era solo una classe di privilegiati, ma anche di servitori professionisti dello Stato, educati nell'università di Padova. Infatti i nobili veneziani lavoravano nell'amministrazione anche come segretari di ufficio, contabili, capitani di porto, e anche giudici. Per impedire il concentrarsi del potere in poche mani, garantire un certo ricambio e consentire al maggior numero di aristocratici di avere un impiego, tutte queste cariche erano di breve durata, spesso di un solo anno. Erano spesso mal pagate, tanto che molti nobili sopravvivevano grazie alla assistenza pubblica per gli aristocratici poveri. Un capitolo a parte merita l'amministrazione della Giustizia, ammirata per secoli in tutto il mondo tanto da meritare alla Repubblica il titolo di Serenissima, proprio per la maniera equilibrata di fare giustizia. Essa si basava su un ridotto ruolo degli avvocati, su giudici non di carriera (aristocratici nominati per 1 o 2 anni, anche nelle alte gerarchie), e sopratutto per il modo di applicare le leggi al singolo caso concreto, che teneva conto delle decisioni precedenti (giurisprudenza) ma sopratutto mirava a realizzare la giustizia sostanziale, anche negando la applicabilità di certe leggi se queste ledevano i principi superiori di giustizia, ossia la verità, il buon senso, la fede e l'equilibrio naturale delle cose.
Città dalle origini incerte, sembra che Venezia sia nata in seguito al flusso di rifugiati che, abbandonarono la città di Aquileia, quando questa venne distrutta dagli Unni guidati da Attila e si ritirarono sulle 118 isolette lagunari. A questi si aggiunsero successivamente altre popolazioni che lasciarono la Pianura padana sotto la spinta dell'invasione da parte dei Longobardi del nord Italia nel 568. Posta alla frontiera dell'Impero Bizantino, sviluppò un forte spirito d'indipendenza che la portò ad essere una delle città stato che formarono le Repubbliche marinare, insieme a Genova, Pisa e Amalfi. Il capo del governo era il Doge (dal latino dux), teoricamente eletto a vita, ma in pratica, spesso costretto a rimettere il proprio mandato a seguito di risultati insoddisfacenti del proprio governo. Venezia fu la maggior potenza mercantile medievale italiana. Le istituzioni veneziane hanno le loro radici nell'Alto Medioevo, quando (fine del VII secolo) comparve appunto la figura del Doge, probabilmente derivata dal dux bizantino che governava la città allorché essa era nell'orbita della sovranità bizantina (da cui Venezia si rese gradualmente autonoma e si svincolò totalmente nel 1084). Dotato di poteri molto ampi, il doge era affiancato da una assemblea popolare che, nel 1172, fu sostituita dal Maggior Consiglio, espressione dell'aristocrazia, che assunse il ruolo di governo effettivo della repubblica (in realtà esercitato da un ristretto organismo all'interno dello stesso Consiglio, la Quarantia) relegando il doge a funzioni onorifiche. Dal 1297 l'ordinamento istituzionale della città si orientò verso una forma strettamente oligarchica, infatti, con la "serrata", si stabilì che al Maggior Consiglio potessero partecipare solo coloro che ne fossero già stati membri in precedenza o coloro che, in via eccezionale, fossero proposti dal doge. In questo modo si limitarono drasticamente le possibilità di ascesa sociale per la classe borghese, cristallizzando il potere nelle mani di poche famiglie aristocratiche, le quali nel 1325 inasprirono ulteriormente le disposizioni per l'accesso, stabilendo che di quello stesso Maggior Consiglio potessero far parte solo coloro che avessero già ricoperto alte cariche cittadine o loro eredi. L'oligarchia bloccò ogni dinamismo sociale e si definì come classe ereditaria. Questa chiusura non fu però accettata da tutti senza reazioni, né mancarono tentativi di affermazione di poteri personali. Nel 1355, il doge Marin Faliero tentò di dare alla repubblica un assetto signorile, assumendo gran parte dei poteri, ma il suo tentativo fu stroncato dal Consiglio. In seguito la città, per prevenire ogni tentativo di colpo di mano, istituì il Consiglio dei Dieci, per reprimere le congiure e per mantenere salda l'oligarchia. Venezia, guidata da una forte oligarchia militare e mercantile, tra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV, aveva unificato il Veneto e parte della Lombardia e aveva continuato le lotte contro Genova per il predominio commerciale sui mari. Venezia fu sconfitta da Genova nel 1354, la guerra riprese nel 1376, per il possesso dell'isola di Tenedo, all'entrata dello stretto dei Dardanelli. Tale isoletta era di enorme importanza per il commercio marittimo nel Mar Nero. Il conflitto fu detto guerra di Chioggia, perché, i Veneziani, dopo un iniziale successo, furono sconfitti a Pola dai Genovesi che occuparono Chioggia e posero l'assedio a Venezia. I Veneziani, però, riuscirono ad allestire una nuova flotta e ad assediare a loro volta i Genovesi a Chioggia, i quali furono costretti ad arrendersi (1380). La pace di Torino (1381) confermò la supremazia veneziana nel Mediterraneo e segnò l'inizio del declino di Genova. Alla fine del Trecento, dopo la pace di Torino, per far fronte all'espansionismo del ducato di Milano, Venezia assunse compagnie di mercenari guidate da prestigiosi condottieri come il Gattamelata (Erasmo da Narni) o il Carmagnola (Francesco di Bussone), riprendendo l'espansione in terraferma, sotto la guida del doge Francesco Foscari (1423-1457). Venezia conquistò parte della Lombardia. Nel 1433 (Pace di Ferrara), Filippo Maria Visconti fu costretto a cedere Brescia e Bergamo e con la pace di Cremona (1441) fu costretto a cedere altre terre. Francesco Sforza in seguito alla Pace di Lodi (1454) riconobbe il confine veneziano all'Adda. I ricchi e fertili possedimenti in terraferma assicurarono a Venezia non solo ingenti introiti, ed un mercato per i suoi prodotti, ma anche sicuri approvvigionamenti quando, in seguito alla caduta di Costantinopoli, aumentò la pressione turca sulla città. All'apice della sua potenza, Venezia controllava gran parte delle coste dell'Adriatico, molte delle isole dell'Egeo, inclusa Creta, e tra le principali forze commerciali nel Medio oriente. Il territorio della repubblica in Italia si estendeva fino al Lago di Garda ed al fiume Adda. Rispetto agli standard del tempo, il governo dei propri territori fu illuminato e molte delle città controllate da Venezia, come Bergamo, Brescia e Verona rivendicarono la sovranità veneziana durante la minaccia di invasioni straniere. Sebbene la popolazione della città fosse a maggioranza cattolica, lo stato rimase laico e caratterizzato da un'estrema tolleranza nei confronti di altri credi religiosi e non vi furono nessuna azione per eresia nel periodo della contro-riforma. Questo atteggiamento indipendente e laico pose la città spesso in contrasto con lo Stato della Chiesa. La perdita di importanza delle rotte mediterranee a favore delle nuove vie commerciali atlantiche aperte dai viaggi di esplorazione e dalla colonizzazione dei continenti extraeuropei, e l'avanzata dei turchi (perdita di Cipro, 1571, di Creta-Candia, 1669, del Peloponneso/Morea, 1718) segnò l'inizio della decadenza della Repubblica. Intanto il patriziato, da ceto mercantile si stava trasformando in aristocrazia terriera perché trovava conveniente investire il loro patrimonio nell'acquisizione di ingenti latifondi nella "Terraferma Veneta". Nel XVIII secolo Venezia fu la città più raffinata d'Europa, con una forte influenza sull'arte, l'architettura e la letteratura del tempo. Il suo territorio comprendeva Veneto, Friuli, Istria, Dalmazia, Cattaro, parte della Lombardia e le isole Ionie. Ma dopo 1070 anni d'indipendenza, il 12 maggio 1797 la città venne conquistata da Napoleone Bonaparte. Il Doge Ludovico Manin viene costretto da Napoleone ad abdicare. Viene sciolto il Consiglio della Repubblica Veneta e viene proclamato il Governo Provvisorio della Municipalità di Venezia. Il 16 maggio 1797 le truppe francesi occupano Venezia. Con la restaurazione ed il Trattato di Campoformio tra francesi ed austriaci, il 17 ottobre 1797 termina la Municipalità provvisoria di Venezia e vengono ceduti all'Austria il Veneto, l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro. Nasce la Provincia Veneta dell'Austria sotto Francesco II d'Asburgo Lorena, con l'ingresso degli austriaci in città il 18 gennaio 1798. A seguito della restaurazione dopo il periodo napoleonico, il 9 giugno 1815 con il congresso di Vienna Venezia passa al Regno Lombardo-Veneto e nel 1866 entra a far parte del Regno d'Italia.
CARNEVALE DI VENEZIA
Si dice che il Carnevale abbia la sua origine a Venezia, facendone risalire la genesi al 1094, quando il Doge Vitale Faliero lo nominò per la prima volta in un documento ufficiale. In realtà il Carnevale ha più tradizioni, basti pensare ai Saturnalia latini, oppure ai mitici culti dionisiaci, con i quali veniva salutato il passaggio dall’inverno alla primavera. Già in tempi antichi, dunque, vi erano periodi dell’anno in cui si indossavano maschere e si dava vita a rappresentazioni simboliche. E dall’antichità si sa di un periodo in cui apparentemente tutto è concesso, in cui si vive il mondo alla rovescia: è noto il detto “Semel in anno licet insanire”, una volta all’anno è lecito impazzire. Venezia, repubblica organizzata sul governo di un’oligarchia chiusa in se stessa, trovò utile dare l’illusione ai ceti più umili di diventare per un breve tempo dell’anno simili ai potenti, concedendo loro di poter sbeffeggiare pubblicamente i ricchi indossando una maschera sul volto. Un’ottima valvola di sfogo, lo si può intuire, contro le tensioni sociali, sull’esempio del “panem et circenses” latino.
Una delle etimologie più diffuse della parola “Carnevale” è quella derivante dal latino carnis laxatio, evolutosi nell’italiano antico “Carnasciale”, con il significato di “abbandono della carne”; se sia da intendersi come un abbandono alla carne come alimento (prima della Quaresima dove la Chiesa predica astinenza e digiuno), o come lussuria, non è dato sapere con certezza. Sta di fatto che il periodo tra la fine del Natale e il Mercoledì delle Ceneri contempla nell’immaginario collettivo tutt’e due queste trasgressioni. Il Senato della Repubblica Serenissima ufficializzò l’esistenza del Carnevale nel 1296, con un editto in cui dichiarava giornata festiva il giorno precedente la Quaresima. Da allora la festa si è andata dilatando. Normalmente l’inizio era fissato il 26 dicembre, con conclusione il giorno delle Ceneri. Spesso tuttavia venivano concesse licenze carnascialesche per l’utilizzo delle maschere fin dal primo ottobre, e feste e banchetti si celebravano anche durante la Quaresima. E persino durante la festa della Sensa, che durava 15 giorni, era consentito l’uso della maschera e del travestimento. Il Carnevale arrivò così a durare alcuni mesi.
Viene così tramandata l’immagine di una città dove nei palazzi si tengono feste ricchissime, si balla e si gioca d’azzardo, e la nobiltà sfoggia costosissimi costumi prodotti per la ricorrenza, nelle piazze si esibiscono giocolieri e saltimbanchi, ammaestratori d'animali esotici, o acrobati che creavano delle altissime colonne umane. Si mangiano le “fritole”, vendute in chioschi per calli e campielli. In piazza la popolazione assisteva alle feste ufficiali, soprattutto a quelle del giovedì grasso e cioè le Forze d’Ercole e il Volo del Turco, un acrobata che scendeva su una fune dal campanile di San Marco. Col tempo questa esibizione si tramuterà nel il "Volo della colombina", una riproduzione in legno del volatile da cui si fanno cadere fiori sulla gente. Con la crisi e la decadenza della Repubblica pian piano il Carnevale perde smalto ed allegria, fino ad essere praticamente abrogato dal Settecento in poi. Ci vorranno le intuizioni e la creatività della Biennale Teatro e del Comune di Venezia, sul finire degli anni Settanta, perché Venezia torni ad essere il centro della festa di popolo, una festa che trova riscontro e attenzione ormai in tutto il mondo. Ma questa è storia di oggi.