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Rimini è un comune capoluogo dell'omonima provincia in Romagna, istituita nel 1992. Il comune è composto dal capoluogo, denominato Rimini, e da alcuni centri abitati a mare della strada statale 16 Adriatica (parte della vecchia Flaminia): a ovest del capoluogo Torre Pedrera, Viserba, Viserba Monte, Viserbella (queste ultime tre afferenti all'unica frazione amministrativa di Viserba), San Giuliano Mare e Marina Centro (facente parte del capoluogo), a est Bellariva, Marebello, Rivazzurra e Miramare. Assieme a Riccione e Cattolica è un'importantissima meta del turismo balneare italiano e, più in generale, europeo (in modo particolare grazie ai turisti di provenienza tedesca).
Rimini è situata in una zona pianeggiante sulla costa adriatica, nella parte sud-orientale della regione Emilia-Romagna. È bagnata da due fiumi: l'Ausa e il Marecchia, che dà il nome a parte della provincia (Valmarecchia; l'altra area è detta Valconca, dal nome di un altro corso d'acqua). Il corso del Marecchia è stato deviato in epoca recente: dove sfociava una volta ora è situato il porto di fiume. È la città italiana più vicina alla Repubblica di San Marino, alla quale è collegata con una superstrada costruita con fondi americani dopo la seconda guerra mondiale sul tracciato della vecchia via consolare, che attraversa Coriano, Verucchio e Montescudo per giungere a Dogana (RSM), prima località dopo il confine di Stato. La costa si presenta come una larghissima spiaggia, le cui acque sono molto basse e quindi particolarmente adatte alla balneazione.

STORIA DI RIMINI

Nel 268 AC, alla foce del fiume Ariminus (oggi Marecchia), in una zona già abitata in precendenza dagli Etruschi, dagli Umbri, dai Greci e dai Galli, i Romani fondarono la colonia di Ariminum. La posizione geografica ne fece un bastione contro l'avanzata dei Galli, e un avamposto per le conquiste verso la Pianura Padana. Rimini era un'importante rotta di comunicazione tra il Nord e il Centro Italia. Vi transitavano, anzi vi partivano, ben tre delle più importanti vie Romane: Il Ponte di Tiberio (I secolo).la Via Emilia, che partiva da Ariminum e arrivava a Placentia (l'odierna Piacenza) la Via Flaminia, che partiva da Roma, la capitale dell'Impero, e arrivava ad Ariminum e la Via Popilia, che collegava Ariminum ad Aquileia. Rimini era di particolare importanza anche per il traffico di merci grazie al porto. La città venne coinvolta anche in diverse guerre civili, ma rimase sempre fedele al popolo romano, in particolare a Mario e a Giulio Cesare, che dopo il passaggio del Rubicone, pronunciò il suo leggendario appello alle legioni proprio nel Foro di Rimini. Rimini, che attirò l'attenzione di molti imperatori, soprattutto Augusto e Adriano, attraversò un periodo di splendore sotto Roma, vi si costruirono prestigiose costruzioni, come il Ponte di Tiberio (ancora oggi utilizzato dalle automobili), l'Arco d'Augusto, e l'anfiteatro. Nel 359, a seguito della crisi dell'Impero Romano causata da invasioni e guerre interne, la nascente comunità Cristiana tenne un importante Concilio a Rimini. La città divenne un Comune nel corso del XIV secolo, e a seguito dei crescenti ordini religiosi, vennero edificati numerosi conventi e chiese. Conseguentemente arrivarono in città anche illustri artisti per progettare e decorare questi edifici. Il grande pittore Giotto fu l'ispiratore della scuola pittorica riminese del quattordicesimo secolo.

La città è dotata di quattro stazioni RFI – Rimini, Rimini Fiera, Rimini Miramare, Rimini Viserba e Rimini Torre Pedrera – e di un aeroporto civile, situato a Miramare e denominato Aeroporto internazionale Federico Fellini di Rimini e San Marino (codice IATA: RMI) e utilizzato, come quello di Forlì, anche come scalo secondario di Bologna. Uffici postali: 8 nel capoluogo, 1 a Bellariva, 1 a Miramare, 2 a San Giuliano, 1 a Torre Pedrera, 1 a Viserba, 1 a Viserbella. In via Angherà ha sede un polo scientifico-didattico dell'Alma mater studiorum Università di Bologna.

La città è restituita alla Chiesa, a cui apparterrà per tre secoli. Già nel 1509, con la costituzione Sipontina, il governo della città era stato conferito al patriziato ed era stato creato un Consiglio formato da cento nobili e trenta "artisti". Rappresentante locale del papa è il governatore. Ha inizio un lungo periodo di stasi economica, di passività e di indolenza. Del progressivo declino di Rimini è indizio una storia povera di fatti, e quei pochi perlopiù disgraziati: invasioni, saccheggi, carestie, pestilenze, inondazioni, terremoti. Nel 1529 a una fiera carestia segue una terribile pestilenza che fa quasi 3800 vittime. Nel 1531 passano per Rimini le truppe di Carlo V; nel 1557 quelle francesi, che saccheggiano brutalmente il territorio. Nel 1672 la città è colpita dal più grave terremoto di cui si ha memoria, che causa, oltre ad immensi danni, 460 vittime. Per tutto il corso del XVIII secolo si susseguono ininterrotti passaggi di eserciti stranieri - Austriaci, Spagnoli, Sardi, Napoletani - con occupazioni militari, saccheggi, ruberie e violenze d'ogni genere. Un altro disastroso terremoto - quello della notte di Natale del 1786 - chiude questo travagliato periodo. Grazie a due vescovi celti e sensibili - il Davia e il Valenti Gonzaga - e per merito precipuo di un intellettuale di statura europea - il medico, scienziato ed erudito Giovanni Bianchi (Jano Planco) - il Settecento è tuttavia un secolo di grande vivacità culturale e di indubbio progresso degli studi scientifici e storici. Il 4 febbraio 1797, battute le truppe pontificie a Faenza, l'esercito francese giunge a Rimini, festeggiato dai "giacobini" locali; il 6 vi pernotta Napoleone. La città è aggregata alla Repubblica Cispadana e poi alla Cisalpina, e diviene capoluogo del Dipartimento del Rubicone. Nel marzo del 1815, dopo la sconfitta di Lipsia e l'abdicazione di Napoleone, Gioacchino Murat fa tappa a Rimini e di qui lancia i due celebri appelli "per l'indipendenza d'Italia". Il 19 luglio la Romagna è restituita alla Chiesa. Il clima opprimente della Restaurazione e il ristagno dell'economia fanno esplodere frequenti tumulti alimentano una fitta rete di sette, a cominciare dalla Carboneria. Ai moti del 1831 aderisce anche Rimini, alla cui periferia, il 25 maggio, si combatte la cosiddetta "battaglia delle Celle", ben nota per il vibrante scritto di Mazzini Une nuit de Rimini. Esclusivamente riminese è la sollevazione del settembre 1845, che ispirerà il noto saggio di D'Azeglio Degli ultimi casi di Romagna. Il 30 luglio 1843, con l'inaugurazione del primo Stabilimento Bagni, fondato dai conti Alessandro e Ruggero Baldini e dal medico Claudio Tintori, nascono ufficialmente l'industria e la civiltà balneari. Nel 1857 si apre il nuovo, monumentale teatro progettato da Luigi Poletti. Ad inaugurarlo è la "prima" dell'Aroldo di Giuseppe Verdi. Il 22 giugno 1859 Rimini, con tutta la Romagna, si stacca dallo Stato Pontificio; il plebiscito del marzo 1860 ratifica l'annessione al Regno di Sardegna con un diluvio di "sì".

Larga e precoce è a Rimini la propagazione delle idee repubblicane, anarchiche e socialiste. Nell'agosto del 1872, nella sede del Fascio Operaio, ha luogo il I congresso delle sezioni italiane dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, più noto come "conferenza di Rimini", che termina con la vittoria dei bakuninisti sui seguaci di Marx: è l'atto di nascita formale del movimento anarchico. Il 2 agosto 1874 si apre e si chiude, con massicci arresti, il convegno anarco-repubblicano di Villa Ruffi, sulle colline riminesi, indetto per dar vita a un'insurrezione antimonarchica. Tra i molti e illustri ammanettati, il "triumviro" Aurelio Saffi, il futuro presidente del Consiglio Alessandro Fortis e Domenico Francolini, bandiera del libertarismo riminese. Dall'Unità d'Italia al 1920 - tolta la parentesi progressista del 1903-1904 - la città è amministrata dalle forze moderate, favorite sia dai criteri di suffragio che dalle profonde divisioni della Sinistra. Le elezioni politiche del novembre 1919 segnano la sconfitta dei moderati, una buona affermazione dei popolari (organizzati in partito dal marzo dello stesso anno) e la schiacciante vittoria dei socialisti, che nel 1920 conquistano il Comune e si accingono all'arduo compito di conciliare le provvidenze sociali col risanamento finanziario. Il movimento fascista, a Rimini meno forte e organizzato che altrove, appare un fenomeno certo preoccupante, ma marginale ed ffimero. I risultati delle elezioni del maggio 1921 sembrano confermare questa valutazione: benchè indebolito dalla scissione comunista, il Partito Socialista resta di gran lunga la forza maggioritaria.

Il 6 luglio 1922, dopo mesi di continue e perlopiù impunite violenze squadristiche (culminate, il 27 maggio, nell'eccidio di Santa Giustina), la giunta socialista deve rassegnare le dimissioni. Per Rimini, come per tutto il Paese, hanno inizio gli anni bui della dittatura. Negli anni Trenta la spiaggia di Rimini comincia a trasformarsi da "lido" per circoscritte elites in spiaggia di massa. Le amministrazioni podestarili assecondano la tendenza promuovendo un ampio programma di opere pubbliche. Attraversata dalla Linea Gotica, Rimini subisce 373 bombardamenti aerei e 14 navali, che la radono letteralmente al suolo e distruggono larga parte del patrimonio monumentale e artistico e della memoria storica della città. Il 35% dei fabbricati è completamente distrutto, il 40% lesionato, intatto appena il 2%. Il coefficiente di distruzione - 82% - è il più alto d'Italia. Sono, secondo le stime del 1946, oltre 30 miliardi di lire di danni. Il 21 settembre 1944 l'esercito alleato entra in Rimini; il 16 agosto, nella piazza oggi intitolata ai Tre Martiri, erano stati impiccati i giovani partigiani riminesi Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani. La ricostruzione materiale, condotta con straordinaria energia e quasi a tappe forzate, consente la rapida ripresa e il decollo economico di una città che già agli inizi degli anni Cinquanta può dirsi, a buon diritto, il più importante centro turistico europeo.
 
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